Il libro di Jacques Rancière – tradotto in decine di lingue e ora disponibile anche in italiano – propone un integrale rovesciamento: l’emancipazione della quale la figura dello spettatore è portatrice passa per lo sguardo e la passività, per un diverso uso delle capacità di percepire che sono di ciascuno e la possibilità di tradurre in pensiero o in azione anche ciò che si guarda senza conoscere.


Questo pamphlet sfida rigorosamente tutte le teorie classiche e più affermate sulla festa nell’ambito dell’antropologia, della storia delle tradizioni popolari, della storia delle religioni e della teoria critica del Novecento.
Si tratta di uno scritto polemico in stile situazionista e scientifico allo stesso tempo.


Marx ha più ragioni oggi di quando scrisse Il capitale. Nel duecentesimo anniversario della nascita del filosofo di Treviri, l’alternativa tra socialismo o barbarie si palesa in tutta la sua evidenza. Le contraddizioni del modo di produzione capitalistico stanno generando un processo di vera e propria regressione del genere umano: sfruttamento generalizzato, distruzione di diritti, razzismo, guerre, devastazione della natura.


Ogni giorno dei luoghi scompaiono. Angoli di mondo, creati dall’uomo o dalla natura, impregnati di un senso che percepiamo senza riuscire a catturarlo, muniti di un carattere, quasi dotati di voce, scompaiono. Secondo i Romani, ogni spazio era abitato da una divinità minore e il massimo pericolo stava nell’abitare luoghi privi di spirito, dunque di senso. Oggi i luoghi sono rari: banalizzati, convertiti in spazi funzionali, privi di affetti.

LE PROSSIME USCITE

Il caso Cesare Battisti: quello che i media non dicono

Ripubblichiamo uno dei testi a firma DeriveApprodi comparso nell’opuscolo Il caso Cesare Battisti: quello che i media non dicono, pubblicato nel 2009, quindi dieci anni fa, perché crediamo conservi ancora una certa attualità.

UNA STORIA DI CUI ANCORA NON RIUSCIAMO A FARE LA STORIA

Il caso Cesare Battisti è riesploso in concomitanza con il trentennale di un altro famoso caso politico passato alla storia con il nome di 7 aprile, data dell’arresto, appunto trent’anni fa, di decine di militanti dell’area politica denominata Autonomia operaia.

Si trattava di operai, professionisti, intellettuali ai quali venne imputato di aver ideato, organizzato e messo in opera un’«insurrezione contro i poteri dello Stato» avvalendosi della direzione di tutte le organizzazioni armate esistenti, a partire dalle Brigate rosse. Un reato da ergastolo.

In attesa del processo quei militanti furono rinchiusi nelle carceri speciali dove scontarono, in virtù di una legislazione di emergenza che minò irreversibilmente le basi dello Stato di diritto, una carcerazione preventiva abnorme.

Dopo sette anni, la grande maggioranza degli imputati furono assolti e rimessi in libertà senza che alcuna istituzione o personalità dello Stato si degnasse di proferire una parola di scusa o avviasse una qualche forma di risarcimento.

Per il caso 7 aprile qualcuno coniò una definizione calzante: «processo a mezzo stampa». Moltissimi operatori dell’informazione svolsero infatti un ruolo determinante nella criminalizzazione degli imputati. Ruolo svolto poi con solerzia in tutto il seguito repressivo del decennio successivo.

Oggi, in un clima politico di progressiva erosione delle garanzie sancite dallo Stato di diritto, l’informazione rinnova il suo ruolo centrale nella costruzione di un immaginario sociale animato da mostruose figure portatrici di insicurezza e di panico: il migrante, lo stupratore, il terrorista. Il caso Battisti ha offerto l’occasione perfetta per una riedizione in grande stile dell’unanimismo informativo finalizzato alla criminalizzazione, alla persecuzione, alla «mostrificazione».

È per queste ragioni che ci è sembrato utile offrire al lettore alcune note informative che provino a stonare il coro di un argomentare mediatico unilaterale, e spesso infarcito di grossolane falsificazioni, sulla questione dell’estradizione o meno dal Brasile di Cesare Battisti.

Ma oltre ai citati operatori dell’informazione anche politici di vari schieramenti, insigni intellettuali, giornalisti e magistrati sostengono che negli anni Settanta il nostro Paese non ha vissuto una guerra civile, seppure a «bassa intensità», e che lo Stato di diritto ha saputo conservare le proprie prerogative. È questa la madre di tutte le menzogne.

Gli anni Settanta hanno rappresentato un’esperienza collettiva insieme vasta e profonda, nel corso della quale due generazioni hanno cercato di sradicare i pilastri – apparentemente inamovibili – della società italiana del dopoguerra. Va a questo movimento il merito di aver introdotto nuove forme di relazione all’interno della famiglia, della sessualità, del lavoro, dell’educazione, della creazione, della politica…

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Bee happy @Como

Venerdì 18 gennaio ore 19.30

Presentazione con l’autrice Barbara Bonomi Romagnoli

Libreria Ubik-Como, Piazza San Fedele 32, 22100 Como

Stanno tornando

Sabato 12 gennaio ore 19.00

Presentazione del libro con l’autrice Giulia Cerino

Kokè, Via Rosa Govona 11, Roma

Il danzatore inetto @Roma

16 dicembre ore 16.00

Presentazione del libro con l’autore Silvio Mignano e con  la partecipazione di David Riondino e Antonello Tolve

Macro Asilo, via Nizza 138, Roma

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