Storia di un libro

di Sergio Bianchi

Il libro Storia di una foto c’ho messo due mesi a farlo ma molto più tempo a pensarlo. Infatti, vent’anni fa mi arrivò da Parigi uno scritto di Maurizio Lazzarato che aveva lo stesso titolo e che trattava lo stesso argomento: quella maledetta fotografia divenuta nei media l’icona del terrorismo anche, se non soprattutto, in seguito alla lettura critica che ne aveva fatto «a caldo» Umberto Eco: il pistolero solitario isolato dalle masse, quindi fuori dalla storia del movimento operaio ecc. Lazzarato nel confutare le tesi di Eco partiva bene, ma quasi subito i suoi ragionamenti si attorcigliavano su se stessi e non si capiva bene dove andassero a parare. Tanto è vero che il testo era (e rimase per sempre) incompiuto.
Ho conservato quel testo (caldeggiato da Raffaele Ventura, Coz, che in quella vicenda rimase giudiziariamente coinvolto) per moltissimi anni. Ogni tanto lo toglievo dal cassetto e lo rileggevo ricavandone però la medesima sensazione di inconcludenza. Infatti lo sprazzo di luce che gettava sui  fatti in questione durava il tempo di un cerino acceso nel buio. È probabile  che di tanto in tanto riandavo a quella lettura per il riemergere  dall’inconscio del riflesso di quella foto che aveva contribuito a determinare per tante ragioni, chiare e meno chiare, una indiscutibile  disfatta politica del movimento del ’77. Finché un giorno mi liberai di  quello scritto con uno di quei gesti improvvisi e decisi che si fanno quando ci si convince della necessità del doversi liberare da un tormento inutile e  insensato. Ma non ebbi fortuna, perché destino volle che poco tempo dopo Coz  si riaffacciò da Parigi proponendomi di partecipare (anche con il regista  Osvaldo Verri) alla realizzazione di un film documentario che, guarda caso,  doveva avere come titolo Storia di una foto. Film che ancora non si è  fatto.
Così, quel che avevo scacciato dalla porta rientrò dalla finestra in  modo ancora più prepotente. Lo scorso fine anno lo andai a passare a Parigi dove mi incontrai con Coz, là rifugiato ormai da trent’anni. Parlammo dell’idea di un libro che avrebbe potuto anticipare l’agognato film. Coz mi consegnò un malloppo di 500 pagine: le motivazioni della sentenza del  processo giudiziario conclusivo sui fatti di via De Amicis a Milano il 14  maggio 1977. Tornai a casa la sera e feci l’errore di sbirciare le prime  pagine. Passai tutta la notte precedente al mio rientro a Roma a leggere le  carte processuali. Più leggevo e più la stanza si animava di parole, di  figure e di scene che emergevano e fluttuavano dalla memoria.
Rilessi quelle  pagine altre due volte e come per magia il libro mi si configuro da solo in  testa. Storia di una foto è un libro con più piani di lettura: quello  storico-politico, quello giudiziario, quello narrativo. Sono certo che  susciterà emozioni diverse: curiosità, insoddisfazione, irritazione, sconcerto e probabilmente anche una esplicita disapprovazione. Tutte  emozioni utili per tentare di fare ciò che politici e storici  «istituzionali» evitano per opportunismo e spesso anche per banale  ignoranza: i conti con un «passato che non passa».
Forse, in piccolo, queste  righe possono contribuire a innescare qui una discussione in merito.  A chi  vuole, quindi, la parola…