1% e 99%

di Serge Quaddrupani e Sergio Bianchi

«Inferno» (Corriere.it), «Terrore» (Repubblica.it), «Guerriglia» (vanno in loop sulle televisioni): il giornalismo si scava la fossa da solo a forza di forzare le parole. Non c’era neanche bisogno di esserci per le strade di Roma, bastava guardare le immagini e ascoltare qualche briciola di informazione presa da quella massa di affermazioni puramente ideologiche proferite dai commentatori: qualche auto bruciata, un furgone dei carabinieri e dei locali in disuso del ministero della Difesa incendiati, vetrine di banche scassate, una madonnina di Lourdes in gesso scagliata sul selciato… duemila persone (probabilmente meno) manifestano la loro rabbia contro questo mondo.
Quale che sia il giudizio politico espresso su queste pratiche, non si capisce perché l’importanza e il significato di una manifestazione di oltre duecentomila persone debbano essere intaccate dall’1% dei suoi partecipanti.
In realtà, il senso di questa manifestazione può essere rimesso in discussione solo in quelle menti soggiogate alle immagini dei media dominanti. I manifestanti possono stare tranquilli: è un giogo che tende a scomparire. E la prova sta proprio nella loro presenza nelle strade di Roma. Perché non siamo forse di fronte a quegli stessi media che hanno continuato a ripetere che non c’era altra strada da quella dei diktat dei mercati finanziari?
Apparentemente, è la coscienza della propria potenza a mancare di più al movimento in corso. Quando si deciderà a dire «ce ne freghiamo dei media dominanti, quello che conta sono i nostri strumenti di comunicazione, sviluppiamoli», piuttosto che continuare a preoccuparsi della propria «buona immagine mediatica»?
Quello che più di tutto ci sembra confondere il messaggio di cui la manifestazione era portatrice è il comportamento di un’altra minoranza, ben più nefasta ma fortunatamente infima, che avrebbe consegnato alle forze dell’ordine dei presunti casseurs.
Le litanie sullo statuto della manifestazione che sarebbe stato stravolto dalla violenza finiscono così col ricongiungersi alle pratiche di manifestanti che si trasformano in poliziotti ausiliari, in una stupefacente complicità con due istituzioni – i media dominanti e la polizia – che sono i due principali pilastri di un sistema che permette all’1% di governare sul restante 99%.