Comunicato dello spazio sociale Onda Rossa 32 sui fatti di via dei Volsci

Pubblichiamo con piacere il comunicato che lo spazio sociale Ondarossa 32 ha prontamente diffuso sulle medesime questioni oggetto del nostro comunicato di ieri. Speriamo che il nostro invito a una presa di posizione chiara e inequivoca possa divenire espressione anche negli altri ambiti di movimento impegnati nell’intervento quotidiano nel quartiere di San Lorenzo.
DeriveApprodi

Comunicato dello spazio sociale Onda Rossa 32

“Non ci piace correre dietro ai tempi delle notizie gridate e poi dimenticate. Ci piace ragionare, possibilmente in maniera collettiva. E allora… In merito alle notizie false e diffamatorie delle attivita’ del centro sociale, secondo le quali un gruppo di due o più razzisti avrebbero minacciato al grido di “sporchi negri” un gruppo di profughi africani presenti nell’associazione di fronte al centro sociale nella serata di Venerdì 21 us, ci teniamo a precisare quanto segue. Dietro la vicenda c’e’ un fatto assolutamente privato e che non ci riguarda. Proprio questo suo carattere ci imporrebbe il silenzio, ma talmente gravi e irricevibili sono talune affermazioni rese note in vario modo da alcuni dei protagonisti che dobbiamo dirci tutto. La vicenda riguarda la proprieta’ delle mura dei locali del civico 33 di Via dei Volsci, coincidente con la titolarita’ dell’associazione affiliata all’Arci e operativa negli stessi locali fino a oltre un anno fa, e la persona che negli ultimi anni lo ha gestito in suo nome e per suo conto. Una vicenda di contrasti nel merito dei quali non entriamo, salvo rilevare come si sia conclusa con una transazione/accordo in presenza di due avvocati, uno per parte. Chiusa formalmente, ma viva e latente in realta’, con annesse chiacchiere e prese di posizione chi per una, chi per l’altra parte. Giova poi rilevare che, nel giorno della riapertura dei locali dopo più di un anno, ma come spesso purtroppo accade, il corto circuito si determini nel punto più debole: l’associazione dei profughi, con la quale abbiamo collaborato in passato più volte, e i due giovani del quartiere, che forse riassumono nelle loro persone tutte le problematiche legate a devianza ed esclusione sociale che, chi a San Lorenzo vive, conosce purtroppo molto bene. Tutto qua? No. Perche’ l’intervento sul tessuto sociale più disagiato, con le problematiche anche gravi annesse, rappresenta una delle ragioni stesse dell’esistenza del centro sociale, fuori da logiche assistenziali e di carita’, che negli anni ha prodotto centinaia di iniziative di denuncia e di lotta per i diritti di tutti, ma anche di solidarieta’ concreta. Con tutti quelli che ci ostiniamo a chiamare i “dannati della terra”, conta poco da dove provengano, e con i quali ci sforziamo di costruire percorsi collettivi. Con i profughi e gli immigrati tutti, nelle innumerevoli iniziative prodotte; con i giovani del quartiere, tutti nessuno escluso. Entrambi parti in causa della vicenda, accumunati paradossalmente (o forse no) dalla medesima condizione: ultimi nella scala sociale, da tutti dimenticati e impegnati in una feroce e quotidiana battaglia di sopravvivenza. Mancanza di diritti primari (cibo, casa, salute), abbandono scolastico, disoccupazione, micro criminalita’. E poi affannosi e spesso vani tentativi di risalire la china, fallimenti, frustrazioni, violenze subite e praticate ogni giorno. E, infine, mancanza totale di interventi pubblici di sostegno, laddove tali non possono essere considerati le vessazioni poliziesche, il carcere minorile, i cie. Non per noi. Una realta’ forse non a tutti chiara e con la quale come centro sociale ci misuriamo ogni giorno. Non e’ un caso infatti, che contemporaneamente alle vicende in questione qui correttamente descritte, altri giovani e meno giovani, bianchi e neri, danzassero insieme sulle note della musica reggae nei locali del centro sociale. Ci assumiamo la responsabilità che ci compete in questo quadro. Non altro. Mai come in questi tempi forse, viviamo con pesantezza le difficoltà insite nella cocciutaggine a tenere una porta aperta laddove tutti chiudono. Vorremmo occuparci di altro.
Ma senza divagare, non possiamo non parlarvi della vera e propria gioia che proviamo di fronte a risultati tangibili: un lavoro, un tetto, un permesso di soggiorno, un inserimento scolastico, una vittoria sportiva, un progetto comune…
Per noi il bicchiere resta mezzo pieno. Proponiamo da subito una giornata di festa antirazzista da tenersi in strada a Via dei Volsci nelle prossime settimane.
Non è la prima e non sarà l’ultima.

Spazio Sociale Ondarossa Trentadue