Ottobrata destituente: note a margine

Pubblichiamo un interessante commento della Redazione di Infoaut all’editoriale di Marcello Tarì, “Ottobrata destituente”. Il testo si struttura come un insieme di “note a margine”, che verranno  poi sistematizzate in un successivo documento.

Partiamo dai due punti che ci paiono rilevanti,

1) Il #19o è in rapporto diretto con il #15o di due anni prima. Giusto coglierne non la continuità ma, come si dice qui, “l’approfondimento strategico” (aggiungeremmo anzi – in termini poco politicamente corretti – che il #15o ha svolto una funzione “igienica” nel liberarci da pastoie e dinamiche soffocanti).
2) Quella piazza è un momento di una lunga serie di sollevazioni, scontri acampade, picchetti, riots, libere repubbliche che da qualche anno segnano il materializzarsi di una nuova composizione su scala globale.

Arriviamo ai nodi problematici…

I) L’impressione che si ricava leggendo il testo (come spesso ci accade confrontandoci con le riflessioni di chi propaga le tesi dell’«autonomia diffusa») è che le cose avvengano un po’ per magia, come un precipitare di occasioni, il consendarsi di intensità, rimuovendo il lavorio sotterraneo, talvolta noioso, spesso ordinario, che permette ai processi di mettersi in moto.

Pur ammalianti e profonde nel descrivere alcune declinazioni dello stato d’animo delle nuove generazioni emerse, a queste latitudini, tra l’Onda e il tempo presente (e disponibili ad un conflitto vero e non simulato), le letture di Tarì e compagn* rischiano di contrapporre a certe pur detestabili cristallizzazioni  di ruoli e incistamenti organizzativo-professionistici un’ideologia dell’intensità che gioca la comunità contro la generalizzazione, l’astrazione della classe contro la composizione di classe, la rivolta contro la rivoluzione, l’insurrezione contro la materialità dei rapporti di forza. Nell’illusione che si possa “vivere senza tempi morti” e fare a meno di militanza e passaggi organizzativi (quando invece, crediamo, anche i tempi morti possono essere utili a sedimentare passaggi in avanti).

Il percorso che ha portato alla giornata del #19o segna, a nostro avviso, il buon esito di una costruzione artificiale portata avanti con metodo e umiltà (e l’apporto di quel pizzico di fortuna che non guasta mai!). A partire da una base solida e reale (gli occupanti di case) si è costruito intorno un lavoro politico nei territori e di comunicazione in Rete (le due cose non vanno disgiunte) che hanno saputo imporre una certa soglia di attenzione e attesa per quella data.

II) “[…] riconferma che esiste una classe senza soggetto che depone ogni identità politica mentre esprime la sua presenza”… Qui il problema è se la sentenza fotografa una condizione attuale o pretende d’individuare una potenza laddove scorgiamo un limite. Non riusciamo a capire in che termini una classe che non si fa soggetto possa incidere e rivoluzionare i rapporti sociali. Precisiamo che quando parliamo di “soggetto” non pensiamo al Soggetto della Storia o a un Partito che dovrebbe redimerci dalle nostre insufficienze. Più mestamente, ci riferiamo a processi (pur embrionali) di contro-soggettivazione, scelte, comportamenti… ecc che eccedono la dimensione singolare e individuale (l’eroismo dell’individuo in rivolta) e si esprimono in dimensioni collettive, all’incrocio tra bisogni diffusi che si palesano nel corpo sociale e tentativi consapevoli di indirizarli, collegarli, farne potenza organizzativa. Soggetto come agente-umano consapevole dotato di autonomia, che elabora e persegue fini suoi propri in contrapposizione con l’ordine capitalista ed è al contempo il prodotto sempre temporaneo di quei processi, quelle lotte, quei divenire (in ogni lotta, fase, ci si può chiedere “a che punto è il soggetto?”).  Oggi più che mai questo soggetto nasce, cresce e si sviluppa nella materialità delle lotte come possibilità organizzativa di sue espressioni più avanzate (avanguardie) o non è niente!

Un ultimo punto ci ritrova invece concordi, laddove si appunta che “gli «organizzatori» di una manifestazione come quella di pochi giorni fa non hanno […] l’immaginazione strategica adeguata a imprimere un segno comune e rivoluzionario al divenire del 19 ottobre. Questo è un affare collettivo”. Siamo d’accordo a patto di riconoscervi un limite soggettivo generale che riguarda tutt*. In questo senso riteniamo che il #19o sia stato (senza sopravvalutazioni inopportune) un momento importante nella misura in cui le forze più organizzate si sono mosse nell’ottica non di rappresentare e controllare tutto quello che quella piazza poteva essere ma costruendo le condizioni di possibilità affinché fosse piena delle diverse articolazioni e frammentazioni di cui è composta la classe oggi (dato a nostro avviso rinvenibile nelle presenze di quella giornata, per numero e qualità).

Costruire collettivamente condizioni di possibilità, questo potrebbe essere un buon punto comune da cui partire…

 

Red. InfoAut