La Marina Militare italiana arruola il pirata maltese nella missione "Il Sistema paese in movimento"

Giù le mani da Corto Maltese!

di Rossana De Simone

Corto Maltese non morirà. Corto Maltese se ne andrà perché in un mondo dove tutto è elettronica, è calcolato, tutto è industrializzato, è consumo, non c’è posto per un tipo come Corto Maltese – Hugo Pratt

corto_malteseAll’alba della Prima guerra mondiale, nel novembre 1913, Corto Maltese, naufrago abbandonato su una zattera, viene salvato al largo delle acque melanesiane nel Pacifico del Sud. Agli ordini del “Monaco”, un armatore di una flotta nell’Oceano Pacifico, il gentiluomo di ventura aveva partecipato agli assalti di navi mercantili per impossessarsi del carbone, fino a quando  il suo equipaggio non si era ammutinato e buttato in mare, legato alla zattera.

Oggi Corto Maltese dovrebbe rivivere, attraverso la penna di Marco Steiner, le avventure del suo esordio, quello de “La ballata del mare salato”, ma questa volta solcando i mari a bordo di Nave Etna impegnata nella campagna “il Paese in movimento” guidata dalla nave Cavour.

Dopo il primo momento di stupore alla notizia, affiorano più domande: perché mai un’altra Ballata dovrebbe cominciare sulla nave Etna, una nave che ha partecipato all’operazione bellica “Enduring Freedom”, all’imposizione dell’embargo e al rispetto della no-fly zone durante la crisi libica, e che ha assunto il compito di nave di bandiera nella missione navale antipirateria della Unione Europea?

E perché mai l’avventuriero romantico che Hugo Pratt ha definito un anticolonialista, uno che non ha barriere geografiche né barriere razziali, dovrebbe imbarcarsi in una impresa commerciale su navi militari battenti bandiera italiana, pronte ad affollare i mari di paesi i cui popoli hanno una storia di lotte anticoloniali tradite proprio dal potere militare? 

E cosa direbbe oggi Corto, lui che non è mai stato tenero con i militari “L’importante è che ce ne andiamo oggi…Non si sa mai con  questi militari…Prima ti dicono una cosa e poi ne fanno un’altra”, che non crede né ai dogmi né alle bandiere, di una crociera dal costo di 20 milioni di euro le cui rotte sono quelle del business, della promozione commerciale dei prodotti italiani quali elicotteri, sistemi di caricamento automatico e cannoni navali, consolle multifunzionali per il Combat Management System, siluri e sonar, sistemi satellitari radar e missili?

Nell’Africa Orientale tedesca, ormai occupata dai britannici, (oggi parte della Tanzania) gli Uomini-Simba diranno a Corto: “siamo la giustizia africana…Gli amministratori coloniali sono bianchi… e i bianchi non hanno mai capito niente dell’Africa. Loro hanno portato le loro leggi, ma al di là di esse non sanno che esiste una legge africana, la nostra legge, la vera… noi difendiamo il nostro popolo.”

In un’altra avventura africana, nel deserto dello Yemen, El Oxford, il beduino idealista, gli dirà “Il giorno della rivoluzione popolare è ancora lontano, forse un sogno con poche possibilità di successo…io combatto per mettere su un trono vecchio un re nuovo e tu per eliminare un tiranno. I conti tornano e i nostri interessi coincidono.”

“Sarebbe bello vivere una favola” ammette l’eroe, lui che rinuncia all’offerta di un impero perché preferisce vivere le avventure del suo tempo insieme ai cangaceiros brasiliani, ai ribelli irlandesi o ai guerriglieri arabi, tanto che l’amico Baron Corvo gli rimprovera un animo da “ingenuo Don Chisciotte da strapazzo, seduttore frustrante e frustrato, parassita romantico”. Le sue idee libertarie, anarcoidi e antinazionaliste lo troveranno sempre coerente anche quando fra il 1918 e il 1920, nella Siberia orientale, assiste agli scontri della guerra civile russa.

Il barone Ungern Sternberg, il generale sanguinario bianco che guidò la resistenza ai  bolscevichi in Siberia, quello che urlava “I rossi vogliono la lotta di classe. Sto preparando loro l’unica risposta possibile: la lotta di razza”, incontrerà Corto maltese impegnato in una vera e propria caccia al tesoro su scala internazionale, e gli offrirà l’impero se diverrà suo alleato. Il marinaio rimarrà indifferente con gli occhi bassi mantenendo le distanze. “E’la prima volta che mi offrono un impero. Ma la risposta è ancora un rifiuto. Ho altri interessi”.

Cosa ci fa Corto Maltese al seguito della portaerei Cavour costata più di 1,3 miliardi di euro, sempre pronta a tutelare la sicurezza e la difesa degli interessi nazionali? Una nave che con macabra allegria viene definita “dual use” perché può essere utilizzata a fini di protezione civile, ma anche per imbarcare i caccia F35 in grado di trasportare e lanciare bombe atomiche?

Una nave il cui costo per mantenerla ferma è di 100.000 euro al giorno e di 200.000 per tenerla in movimento, come dichiarato il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio di Squadra Giuseppe De Giorgi.

“Gli eroi di carriera mi lasciano del tutto indifferente” afferma Corto riferendosi A Manfred Von Richtofen, il Barone Rosso.