Con una video intervista a Giambattista Marongiu

Per chi suona la campana

di Franco Piperno

da infoaut.org

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Ieri (10 marzo 2014), in una clinica parigina, è morto il compagno Gian Battista Marongiu. 

Apparteneva a quella generazione di rivoluzionari che si sono conservati come tali, senza mai divenire rivoluzionari di professione, rifiutando di specializzarsi. Militante di “Potere Operaio”, è stato il portavoce nazionale del movimento a metà degli anni ’70 del secolo appena trascorso.

Esule a Parigi per sfuggire alle leggi eccezionali varate dal governo delle larghe intese tra democristiani e picisti, ha lavorato come capo redattore delle pagine culturali del giornale «Libération» per quasi due decenni.

In Gian Battista convivevano mirabilmente tre anime; e forse più.
Al fondo v’era la Sardegna, l’isola senza mare, dove era nato– dunque una anima caparbia, ribelle, sobria.
Poi l’esperienza italiana del ’68, ovvero la critica tagliente ed argomentata al movimento operaio.
Per ultima ma non ultima la scrittura in francese, la potenza comunicativa del pensare in modo chiaro e distinto.

Gian Battista amava pensare, lo sforzo di pensare.
Ricordo che, nella primavera del “72, nel corso di un lungo viaggio in tre, con Paolo Carpignano, nel Sud profondo in missione agitatoria– ricordo un suo discorso nella piazza principale di Gela, non lontani dalla grande raffineria AGIP che dava occupazione a migliaia di siciliani– ricordo che GB, era questo il suo nome per gli amici, svolse una critica lucida della deriva ingenuamente operaista del nostro movimento osservando come la fabbrica, prodotto autentico della razionalità borghese, non fosse mai stata il luogo della rivoluzione ma piuttosto del disciplinamento e della gerarchia.

Per GB gli operai con una attitudine sovversiva — gli spagnoli, i francesi, gli italiani e i russi– appartenevano a classi di transizione, a moltitudini contadine in decomposizione, investite dalla industrializzazione. Si ribellavano perché avevano una esperienza altra, l’esperienza della comunità contadina.
Certo GB era un operista, ma di quelli che non accettarono mai di rinunciare all’uso della critica; e anzi fecero di questa la loro principale virtù.

Ora GB è morto, ovvero ci ha preceduti in quel luogo dove tutti dobbiamo andare.
Ma, chi crede nella fisica, sa che “il prima ed il poi” sono illusioni cognitive umane, anche se molto difficili da sradicare.

 

Un video sull’esilio con un’intervista a Giambattista Marongiu: “Trofei di guerra”