Cecco Bellosi

Grazie a Genny «a’ carogna» per aver evitato una strage

palloneSono rimasto colpito dal trionfo di tetra ipocrisia e di giustizialismo senza ritegno nel caso della partita di Roma. Tutti si scagliano contro la trattativa con ventimila tifosi del Napoli, che avrebbero potuto reagire, sull’onda dell’emozione e della rabbia per un loro compagno colpito a sangue, con la distruzione dello stadio.

Mi chiedo se tutte queste anime belle, giornalisti, politici di giornata e benpensanti che non sono mai stati (o sembra che non siano mai stati) a una partita, abbiano in mente una soluzione alternativa tra la trattativa e un possibile massacro. Ma si rendono conto di che cosa vuol dire attaccare una comunità, quale è una curva di tifosi, dentro uno stadio? Bene hanno fatto le forze dell’ordine a trattare, sbagliano a non rivendicare una scelta, per una volta, di buon senso. Per i vari Enrico Mentana e Beppe Grillo di turno, forse sarebbe stato meglio l’Heysel. E con chi dovevano trattare, se non con Gennaro De Tommaso, leader  dei tifosi del Napoli? Che, detto con sincera ammirazione, si è dimostrato un bravissimo pacificatore degli animi di una curva intera.

“ A’ carogna”  non è lui;  le carogne sono altri, quelli che speculano su una mancata  tragedia di massa. E i “carognoni” sono distribuiti da tutte le parti. In una trasmissione di una radio di sinistra è stato più volte sottolineato come il buon Gennaro sia figlio di un camorrista. Nella squisita tradizione della teoria della razza. E poi, quella maglietta su Antonino Speziale. Questo ragazzo rivendica da sempre di essere innocente: eppure chi lo difende è considerato un criminale.

Gennaro De Tommaso rappresenta la sintesi del nemico perfetto: per questo dobbiamo rifiutarci di partecipare alla sua lapidazione, simbolicamente vicina a quelle organizzate dai taliban, che non a caso si svolgevano negli stadi. E dobbiamo sottolineare che Gennaro ha svolto una buona azione. Questo non significa dimenticare il fatto che molte curve degli stadi stanno passando di mano, dall’estremismo politico a quello criminale. Ma in questo passaggio c’entra lo Stato o c’entrano le società?

Il Milan Football Club ha avallato la soppressione della Fossa dei Leoni (simpatica congrega di compagni costretti a stare dalla parte di Berlusconi) a favore dell’ingresso ufficiale in curva della ’ndrangheta della periferia milanese. Non è vero che Silvio Berlusconi, in vent’anni, non abbia fatto niente a parte i propri interessi: al minimo ha sdoganato la mafia ad Arcore attraverso uno stalliere, i fascisti attraverso il rinnegato Fini e la ’ndrangheta a San Siro. Ovviamente, quel concentrato di acume leghista-milanista (un cocktail micidiale) di Matteo Salvini non si è accorto di nulla. Quando si accorgerà, come ha fatto con il trota, dirà che lui non ne sapeva niente. Come se fosse una qualunque testa di vitello.

Ultima annotazione sul masochista Piero Fassino. Andare a un raduno dei tifosi del Toro, anche offrendo loro le chiavi della città, con la pretesa di non sentirsi dire «Gobbo di merda», è stupefacente. Bene ha razzolato alzando il dito medio, male ha predicato sostenendo di non averlo fatto. La solita ipocrisia della politica, che riesce a sporcare anche un sano scontro di insulti tra tifosi. Perché i tifosi, lo dice il loro nome, sono fatti così.

Sono tra questi. Interista da sempre, entusiasta del «Gobbo di merda» rifilato a Fassino. Il tifo si nutre di queste cose e, se si vuole regalare il calcio alle buone maniere, andate a un concerto di musica classica, non allo stadio. 

5 maggio 2014

 

 

151Valerio Marchi

Il derby del bambino morto

Violenza e ordine pubblico nel calcio

Il 21 marzo 2004 resterà nelle cronache calcistiche e nella memoria dei tifosi come il «derby del bambino morto», quando, in occasione della partita Lazio-Roma, nella curva Sud dello stadio Olimpico si diffuse la notizia dell’uccisione di un ragazzo da parte della polizia. Tutti ricordano le immagini di uno stadio in preda alla rabbia, che ritirava gli striscioni e alzava cori contro le forze dell’ordine, mentre i giocatori si guardavano attorno, attoniti, incapaci di comprendere quanto stesse avvenendo.

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340Luca Cardinalini

Quasi goal

Storie di calcio «minore». Dalla serie C alla Terza Categoria

Questo libro non racconta le vicende del solito calcio. Racconta il calcio «minore»: quello che si gioca nei più spelacchiati e sperduti campi delle periferie e dei rioni dell’infinita provincia italiana. Il calcio dalla serie C in giù, fino alla Terza categoria, oltre la quale ci sono solo le sfide tra colleghi di lavoro, tra scapoli ammogliati e roba così.

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