OperaViva: un’arte del possibile

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Nasce una rivista, online. Un magazine culturale dedicato agli affetti, alle passioni nell’epoca dell’anima al lavoro. In quell’epoca in cui il neoliberismo riesce a fare delle relazioni e della vita un’architettura della subordinazione. In quell’epoca in cui la felicità predicata va insieme all’esplosione del consumo di antidepressivi.

Si chiama OperaViva. Come la collana di libri e di film della casa editrice DeriveApprodi.

È metafora navale: l’operaviva è la parte sommersa di uno scafo, l’invisibile che muove, tiene a galla e sta sotto. Di contro, la parte emersa, per paradosso, è l’operamorta. Che sia anche metafora economica e dei rapporti di potere?

Si occuperà di estetica, sensibile e immaginario. Cercherà le strade per sottoporre a critica certo l’economia, a quello ci siamo abituati, veniamo dal marxismo critico. Certo il pensiero, dominante o indebolente, veniamo dalla scuola francese della «differenza». Ma soprattutto la vita e il modo in cui la abitiamo. Soprattutto quelle finzioni, siano discorsi o immaginari, luoghi abituali o esotici, attraverso le quali diventa possibile pronunciare la parola: «IO».

Una critica del soggetto contemporaneo. Dunque, critica di noi stessi. Per come esso gode o soffre (chissà, toccherà capirlo) al lavoro. Per come si consola o si consolida dentro casa. Per come parla e cosa intende quando apre bocca. Per cosa vede quando apre gli occhi. E cosa sente, se beve un bicchiere di vino. Una rivista di estetica, dunque politica. Perché le ginestre crescono solo nelle rivoluzioni materiali.

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