Mescolando il riso alle lacrime

Primo contributo del Dossier dedicato a Primo Moroni per il ventennale dalla sua scomparsa.

Mescolando il riso alle lacrime
di Sergio Bianchi

Il libraio stava quasi sempre chiuso nella sua stanza quadrata della torretta. Là trafficava con montagne di libri e carte polverose. C’erano autori a me totalmente sconosciuti come Giovanni Papini e Rosso di San Secondo, romanzi di Gabriele D’Annunzio e libri per ragazzi de La Scala d’Oro. Là erano ammucchiati anche giornali, riviste, volantini, pubblicazioni degli anni Settanta, un sterminata quantità di titoli e di edizioni, durate forse qualche mese o anno, estemporanei «fiori di Gutenberg» come li chiamava lui. Alla raccolta e schedatura del materiale, il libraio dedicava molta cura, come fosse una cosa viva. E lo era, diceva, perché la vicenda politica di quegli anni, in quelle orme, parlava ancora. Nella stanza della torre poteva ascoltare le voci gridare alle manifestazioni, alle assemblee, alle riunioni. Sentiva le canzoni, quasi vedeva le figure affannarsi, discutere o litigare. No, non è nostalgia – diceva – anche se talvolta scorgevo un’ombra nei suoi occhi. È storia, la storia di una generazione, ha rappresentato un passaggio, un segnatempo che, nel nostro Paese, ha cambiato le scadenze delle ore. Oggi nessuno dà valore a quegli anni: si nutre inconsapevolmente dei frutti che quella stagione ha regalato, ma la liquida in fretta, come fosse un vergognoso amore. Rintraccio segni, raccolgo parole – diceva il libraio – prima che i fiori di Gutenberg secchino e vengano messi sotto vetro. Forse sono ancora in tempo. Il passato si incarna nelle nostre vite, oggi. E solo chi l’ha vissuto può trasmetterne il tesoro.

Ida Faré, Malamore, 1988

Primo è stato un archivista d’eccezione dei più variegati materiali prodotti dal movimento rivoluzionario italiano e internazionale. Ma la più grande archiviazione che aveva saputo produrre risiedeva tutta nella sua testa, e non ha avuto modo o voglia o tempo di tradurla su un qualche supporto riproducibile. Primo era il più ricco archivio storico umano ambulante che il movimento disponesse. La sua capacità narrativa orale era stupefacente e indefinibile, poiché sapeva con disinvoltura e divertimento intrecciare nessi tra tutte le discipline dei saperi. Ascoltare i suoi racconti era come assistere a una conferenza universitaria e vedere nel contempo un film d’avventura. Profondo conoscitore dei linguaggi, dai più specialistici ai più gergali, sapeva colorare le sue narrazioni dei toni adatti agli ascoltatori che si trovava di fronte, fossero auditori consapevoli od occasionali. Affascinante affabulatore sapeva catturare l’attenzione, governarla e riempirla di senso. Continua a leggere qui