I racconti del dottor Pinkus di Primo Moroni

Introduzione

Nella primavera 1996 all’interno del circuito della rivista DeriveApprodi, che aveva all’attivo già 10 numeri, si aprì una discussione sull’opportunità di affrontare nel n. 11, in collaborazione con la la rivista di immaginario erotico «Blue» diretta da Francesco Coniglio, il tema della sessualità. Apriti cielo. Coloro che avevano dato vita nel ’90 a «Luogo Comune», e che erano confluiti nell’ambito redazionale di «DeriveApprodi » solo dall’ultimo numero pubblicato, il 9/10, fuoriuscirono tutti (tranne uno, Lanfranco Caminiti) ritenendo la questione del tutto demenziale e dequalificante, accusandomi in sovrappiù di essere stato nei loro confronti uno sfrontato impostore e ingannatore.
Nonostante quella emorragia di parte considerevole dei migliori cervelli del pensiero critico sulla piazza si tirò innanzi, e nell’impresa si coinvolsero molte persone e realtà collettive, tra le quali Franco Berardi Bifo, Tiziana Villani, la new entry Ilaria Bussoni, Luther Blisset, il Professor Bad Trip, Sandrone Dazieri, Nanni Balestrini, Rossana Campo, Pierre Della Vigna ecc.
Devo ammettere che nonostante dimostrassi a me stesso e agli altri fermezza e determinazione la questione mi tormentava non poco e così mi parve indispensabile andare a trovare Primo Moroni nella sua Calusca per chiedergli consiglio. Ovviamente era già al corrente di tutto e invece di rispondere alle mie perplessità e timori con una qualche argomentazione pro o contro si limitò per tutto il tempo a ghignarmi in faccia davvero divertito. Quella sua reazione mi convinse che in fondo non stavo facendo nulla di vergognosamente controrivoluzionario. Ripensandoci a oltre vent’anni di distanza quell’iniziativa che allora aveva suscitato tanta contrarietà si era rivelata col tempo una giusta premonizione. La «seconda rivoluzione sessuale» – così era il titolo della pubblicazione – covava per esempio nello strutturarsi di quella rete telematica interconnettiva che ha poi determinato la pervasività di una pornografia de-erotizzante. Ma non è ora qui il caso di aprire questo tipo di discussione.
In chiusura del numero rividi Primo che dopo aver rovistato pazientemente tra le pile delle sue carte mi porse una cartellina contenente una ventina di fogli. «Tieni», mi disse, «forse possono andare bene per il numero che stai facendo. Sono racconti a sfondo sadomaso e alcune poesie che ho scritto per una rivista erotica tedesca che, tra l’altro, me li ha pagati benissimo. Sono ambientati nella Parigi esistenzialista degli anni ’60.
Mi sono divertito molto a scriverli». Primo era anche questo. Purtroppo per mancanza di tempo utile non riuscii a inserirli nella pubblicazione ormai avviata alla tipografia.
Ma li ho conservati, e per la vostra felicità, eccoli qua.

SB

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