L’imprevisto 3

Può emergere un terzo attore dalle elezioni europee?

Ricordiamo come andò a finire quando Tsipras tentò di allentare la stretta finanziaria per restituire respiro alla società greca. Per quanto il 62% dei votanti al referendum di luglio 2015 avesse espresso il rifiuto di applicare le disposizioni della troika e la volontà di uscire dalla spirale dell’austerità, la sinistra liberale lo isolò, e l’Unione gli impose di tradire il mandato del referendum, costringendolo all’umiliazione.
Tsipras aveva detto con chiarezza che il suo governo non intendeva abbandonare l’Unione, intendeva proporne una trasformazione, e così non poté sottrarsi al ricatto. Tsipras voleva trasformare l’Unione in senso sociale.
Il governo italiano non ha intenzione di trasformare l’Unione, ha intenzione di sfasciarla, e qui sta la forza di Salvini e Di Maio nella trattativa con l’Europa.
Nonostante le ipocrite recenti congratulazioni per il riconquistato credito bancario, la società greca è stata impoverita in modo drammatico, mezzo milione di giovani sono stati costretti a emigrare da un paese di undici milioni di abitanti.
Da quell’umiliazione dobbiamo partire per capire perché a un certo punto l’inconscio europeo si è ribellato. Da quel momento l’Unione e i liberal-democratici sono stati identificati come agenti dell’umiliazione.
E all’umiliazione l’inconscio risponde con la volontà di vendetta. La vendetta non funziona secondo regole di utilità o razionalità politica. Chi vuole vendetta è disposto a tutto pur di punire chi l’ha ferito.

Recenti indagini americane hanno rivelato che la maggior parte degli elettori di Trump non pensa affatto di avere portato alla presidenza una persona per bene. Non sostengono Trump perché ne approvano la figura e il comportamento, ma perché ha umiliato gli agenti dell’umiliazione. Quanto più cattivo e pericoloso, tanto più il vendicatore degli umiliati ottiene consenso. Non è la ragion politica a guidare i flussi psico-sociali, ma l’inconscio, quel coacervo di identificazioni e risentimenti che formano l’opinione e non rispondono alle regole della ragione critica.

Alcuni festeggiano e altri si stracciano le vesti perché il governo Conte ha deciso di sfondare il limite del deficit per poter finanziare il reddito di cittadinanza, la tassa piatta, e l’abolizione della legge Fornero.
Chi non odia la legge Fornero che ha umiliato milioni di lavoratori prossimi alla pensione e milioni di giovani in cerca di impiego?

Non so come andrà a finire, ma intanto Salvini e di Maio stanno cercando di sfondare la logica del pareggio di bilancio. Tsipras non ebbe la forza per farlo, ma ogni persona ragionevole sa che la logica del fiscal compact ha distrutto la solidarietà sociale europea.

Mattarella ci ricorda che il pareggio di bilancio è scritto nella Carta Costituzionale. Non quella che uscì dalla Resistenza, ma quella che un ceto di predoni ha imposto puntandoci la pistola alla tempia. E’ naturale che in queste condizioni cresca il consenso per il nazional-sovranismo.

La Repubblica, intorno a cui si raccolgono le disordinate truppe liberal-democratiche, denuncia la violazione dell’ordine europeo e invoca i mercati perché puniscano i trasgressori.
Cacciari ha scritto un appello accorato per evitare che l’Europa precipiti nel baratro. Ma il governo italiano ha deciso di sfidare il baratro per vendicare l’umiliazione, e la maggioranza della popolazione è pronta a seguirlo. Pensiamo di fermarli nel nome dei sacri valori del pareggio di bilancio?

Quando recentemente ho letto che Moscovici dichiarava di vedere diversi piccoli Mussolini all’orizzonte, ho sperato che avesse intenzione di denunciare la politica di respingimento sistematico di tutti i governi europei, ma mi sbagliavo. Le ire di Moscovici erano dirette contro chi mette in discussione l’equilibrio di bilancio. Le politiche di respingimento e di sterminio gli vanno benissimo. Sono l’unico punto su cui pare che la maggioranza degli europei siano d’accordo. Non si può immaginare uno scenario peggiore per l’inverno che prepara le elezioni europee. Il traballante europeismo bancario macronista creerà le condizioni per un trionfo del nazional-sovranismo?

La domanda cui dobbiamo rispondere il più presto: esistono lo spazio e le energie per un terzo attore, che dia rappresentanza all’Europa sociale?
Esistono le condizioni per dare rappresentanza a una prospettiva di fuoriuscita dalla tenaglia nazionalismo o dittatura finanziaria?
Una campagna egualitaria per la riduzione del tempo di lavoro, la redistribuzione del reddito, l’accoglienza strategica e programmata della grande migrazione può rompere la tenaglia?

Un progetto egualitario per l’Europa è la sola possibilità di evitare la guerra civile, mentre l’Unione si sfracella.
E’ possibile fare della campagna elettorale europea l’occasione per trasformare l’utopia europeista egualitaria in programma politico concreto?