«Il giorno del giudizio»

di Bruno Papale

«Poche parole, ma solo perché ho il braccio ingessato. Solo perché la memoria non sia stravolta. Quel 17 febbraio, ricordato soprattutto per le splendide foto di Tano, fu l’elemento definitivo della rottura del movimento con il PCI e gli apparati sindacali. Rottura che per molti veniva da lontano, dalle prime strutture autonome nei posti di lavoro, dalle lotte di riappropriazione nei quartieri, nelle scuole, nelle università, dall’antifascismo militante che non si delegava allo Stato delle stragi. Solo la presunzione del Pci e della CGIL poteva portarli a credere che avrebbero potuto controllare quell’onda crescente. La cacciata di Lama fu la cacciata di un apparato politico repressivo e di controllo. Furono giornate memorabili non per i fatti in se ma per la valenza politica degli stessi. Dopo ci furono giornate in cui il contropotere non era solo uno slogan perso nel vento ma un desiderio possibile. La storia, purtroppo, ci ha dato torto. Dopo quelle giornate fu stampato, per chi se lo ricorda, il “dossier sulla violenza” a Roma, a cura del Pci, in cui venivano segnalati i compagni più conosciuti a Roma dei Comitati Autonomi Operai. La magistratura ossequiente emise mandati di arresto con richieste di confino, per la prima volta dalla nascita del movimento, seguirono chiusure di sedi, arresti di massa, divieti assoluti di manifestare. Lo Stato con tutti i suoi apparati si schierò frontalmente contro quel movimento che ne metteva in discussione la legittimità. Fu istaurato un processo per presunta banda armata nei confronti dei Comitati Autonomi operai, con oltre 500 imputati iniziali che si risolse, dopo anni, in una bolla di sapone. Altrettanto accadeva in Italia. Quelle foto rappresentano una generazione che si mise in gioco totalmente. Altri tempi, altri soggetti in campo che sarebbe stupido paragonare all’oggi dove gli effetti della globalizzazione, della scomposizione di classe e della povertà ci pongono davanti a questioni più complesse o solamente diverse. Quindi solo una nota a margine e scusate l’incertezza nello scrivere ma non sono mancino. Buon 17 febbraio, ci sono giorni che valgono anni.»