Ah, ma che spettacolo…

 

di Sergio Bianchi

In questi giorni si sta vivendo una condizione di domiciliazione coatta individuale e insieme generalizzata. Un’esperienza imprevedibile e fulminea che obbliga a riflessioni prima inimmaginabili.
Inevitabile ad esempio l’associazione mentale con la condizione a cui obbliga il carcere, anche se in forme molto più attenuate.
Certo non ci sono guardie che danno giri di chiave alla porta d’ingresso, sostano sul pianerottolo giocherellando coi manganelli, sbirciano da uno spioncino tutto quel che fai anche di intimo o, che so, ti accompagnano un paio di volte alla settimana a fare docce con acqua spesso gelata, ti minacciano di trasferimenti in località lontane dai tuoi parenti o ti «sanzionano» fisicamente in caso di disobbedienza o ribellione al «regolamento». No, semmai si limitano a fare delle ronde sotto casa per controllare le rarissime fuoriuscite, che contrariamente a quelle da una cella carceraria non sono l’ora d’aria passata in un cortile affollato di cemento circondato da alte mura di cemento, ma passeggiatine per far pisciare il cane o fare la spesa aspettando pazientemente o spazientemente in fila. Una carcerazione all’acqua di rose insomma, ma che in qualcosina comunque le assomiglia.
Chissà allora se la «gente comune» in base a questa esperienza acquisirà un briciolo di coscienza su che cos’è la realtà del carcere vero, pensato dai più come un «hotel con addirittura il televisore». Che cos’è la violenza psicologica e fisica senza sosta che vi alberga. E che cosa essa ingenera, produce e riproduce in termini di impazzimento.
Chissà se questa condizione di socialità famigliare coatta comincerà a breve ad aumentare in modo vertiginoso il tasso di alcolismo e di psicofarmaci, ad accentuare i femminicidi parentali – che già in condizioni «normali» non sono uno scherzo – a far volare bambini da finestre e balconi, a sopprimere nel sonno coi cuscini i nonni fin lì miracolosamente scampati al virus, a compiere stragi per le strade di passanti casuali con coltelli, mattarelli e trinciapolli presi dalle cucine.
Ah, ma che spettacolo… Ma stiamo tranquilli però, che i delinquenti, quelli veri, quelli per noi davvero pericolosi, sono custoditi in luoghi sicuri, e soprattutto chiusi.