Ethos e Priapo, alla maniera dello sterminato Carlo Emilio

 

di Roberto Gelini

Li associati a delinquere e a’rraffare cui per più d’un trentennio è venuto fatto di poter teleipnotizzare – e nondimeno mediasetticemizzare – a lor posta co’ sputacchi e scritte e facchenius a cigli stradali prima e social dipoi, e coprir d’onta, mal’affare e mal’orgoglio patrio la matria Italia e la matria terra tutta, e precipitarla alfin a quella ruina ruinosa e in quel mondo abissal di mezzo ove dio mismo teme guatare, pervennero a bofonchiare – e più forte grugnivano, più le orecchie e le cervella si stringeano, non che al principio fusser già ché cospicue – giunsero dunque a sperticare e sventolare nelle capocce già misere e pressappoco aride e irrigidite e piene di verba fetenti del proprio ‘lettorato e poppolo come attività politica la distruzione e la cancellazione di vita sociale, la obbliterazione almen presché totale di segni e bisogni di onnesta e ‘ndipendente vita creatrice, da lor nomati buonismo; financo in nome stesso di popol e libertà, come d’itaglia viva, o di legami e legacci varî, semper roboanti et fumogeni. Si direbbe che la coscienza collettiva, e la singola, non sien per niente, si non in confirmate campagne, ovver discese in campo, padangitane ampollifore et ronde da notte nostrane, sin ai servi selfi d’innumeri elfi orgoglioni; imperocché, chi non fa non falla, chi non sta con l’uno e unico capo – ma racumandi –, o è infangato o è comunista, terrorista e antipatriottico. E ‘l capo, già esiguo e poco avvezzo al pensiero, si simila al capo dalla cultettaficante logorrea o, ch’è la sua ecolalia, dal celodurperbacco che sputa declama et incita a secessione – ‘na volta d’un pezzo d’Ittalia, ora d’Ittalia intera da Europa e da Mondo. Si direbbe altresì che la coscienza collettiva, tristemente rara  e miraggiosa – e minacciosa – in italico suolo, e non men la singula, oltraggiate dal berleffo del siddetto marcato del lavoro, o del più poffetente finanziario di plenionnipotenti marcanti oscuri, ch’è a dir della sovrastante e servista legge del marcato, sì anche trisilluse e bersagliate ovunque dalli abbaî di facil ma ippotettica e ippotecata vincita di talnomati grattaevvinci, e poi dall’atto della concussione sistematica esaltata a valore, e puranco a decoro, d’un galante e gallinesco gallateo, dalle stragi, e odie dalle crisi, dallo virus e dalla folle corsa verso l’abisso, ma anco dalla sciatalgia cronaca del paese, si direbber riparar codeste coscienze, di là dall’odio e dalla bestiaggine – e a qual fatica, e rischio, e sacrificio, e fiducia, lor sanno – tra gli sconfitti, o gli sfigati o migranti o ammorbati come ammoda in questi dì, tra profughi del marcato e del proregresso, perseguitati, carcerati e oltraggiati civili, e deportati, liccenziati, cassaintegrati, depauperati: e la risorga alfin, come dal nero fondo della miniera alla luce, chiedendo di proferir le carmigne parole della vita a ristabilir una qualche giustizia. Con insultare qualunque interesse comune e lasciar ammalorar ogni bene pubblico, a favor de li privati, che i veri privati son sempre le medesimi, privati de’ diritti e tranquillitate, di dignitate e spiranza, con proibire tutto a tutti, con inventar all’uopo leges ad personam personasque, senza la menoma cura pel resto, la delinquente brigata ha garentito a sè ogni maggior commodità e sicumera dello illecito contro eventuali masnade concorrenti – simil a chi crea una riserva da cacciar e da raccoglier a sua posta, sanza tema e sanza pericolo, e’ suoi adepti simular grinta e rinhiare, dormir soavi e sedere al gioco senz’opera gli è piaciuto e paruto – finirem tutti nello mismo abisso.