Il mio nome è Salvatore Ricciardi

 

Il mio nome è Salvatore Ricciardi e sono nato a Roma nel 1940. Ho frequentato l’istituto tecnico Galileo Galilei (a Roma via Conte Verde). Appena diplomato ho trovato lavoro in un cantiere edile: dopo qualche anno ho vinto un concorso alle ferrovie dello stato come tecnico. Ho svolto intensa attività sindacale nella Cgil e, nel 1965 attività politica nel Partito socialista di unità proletaria (Psiup) nella sezione Garbatella. Nel 1966, con alcuni compagni e compagne, ho iniziato un lavoro politico nelle fabbriche di Pomezia, un territorio che rappresentava, nei voleri dei governi, il polo industriale di Roma e offriva notevoli facilitazioni agli imprenditori. Nel 1967 abbiamo incontrato davanti ai cancelli di queste fabbriche le compagne e i compagni del Potere operaio di Pomezia (di cui si è persa memoria, eppure era frequentato da compagni/e molto capaci, in rapporto con «Quaderni Rossi»).
Agli inizi dei movimenti del ’68 studentesco e operaio, proponiamo al Psiup di “sciogliersi nel movimento” per ridefinire le proposte politiche e anche gli assetti organizzativi; ritenevamo quel partito “vecchio” come gli altri e volevamo esplorare e moltiplicare i percorsi dell’autorganizzazione. Perdemmo il congresso provinciale su questa proposta (dicembre ’68), per pochissimi voti a causa dei “funzionari” che non volevano perdere il “posto di lavoro”. Uscimmo dal Psiup e proponemmo alle assemblee del movimento di gettarsi nella costruzione degli organismi autorganizzati moltiplicando una tendenza che dilagava non solo in questo paese e di cui il Cub dei lavoratori della Pirelli Bicocca era il punto di riferimento. La Fatme, la Sacet, la CocaCola, e tante altre realtà lavorative. Nel 1971 con altri ferrovieri demmo vita al Cub dei ferrovieri di Roma, che bloccò il traffico ferroviario nei primi giorni di agosto 1971 e aprì la sua sede nel quartiere di San Lorenzo (storico insediamento di ferrovieri) in via dei Volsci 2 e 4. Che ospitò, di lì a poco, gli aggregati di lavoratori che si muovevano sul terreno dell’autorganizzazione, per primi l’assemblea lavoratori/trici del Policlinico e il Comitato politico Enel; poi, via via, tutti gli altri. Queste dinamiche, questi percorsi e i successivi, ho cercato di raccontarli nel libro: Maelstrom, pubblicato da DeriveApprodi nel 2011.