Il tarlo del media-attivismo

 

 

 

Qual era la promessa rivoluzionaria? Era quella di cambiare la
vita. È inutile cercare di inscenare al cinema com’è bella la
vita. La vita è brutta; bisogna invece lottare per cambiarla e
filmare mentre questo accade, filmare mentre questa vita
diventa più bella socialmente più attiva e significativa.
Alberto Grifi

 

 

 

Il percorso di Manolo nei movimenti intreccia attivismo, arte e nuove tecnologie. La prima esperienza a inizio anni ’80 con «White light», progetto di video-arte lanciato insieme a Theo Eshetu. Segue l’incontro con Massimo Di Felice e Robert Chroscicki da cui scaturisce la Chiesa dell’Elettrosofia, collettivo underground considerato fra i  capostipite della scena artistica italiana legata alle nuove tecnologie. La relazione di amicizia con Sergio Bianchi collega Manolo alla nascita della rivista «DeriveApprodi» e della omonima casa editrice, di cui è socio fondatore.

Nel 1994 Manolo partecipa alla costruzione di AvANa (Avvisi Ai Naviganti), una delle prime BBS del circuito Cybernet. La sede dove vengono installati i computer messi in rete è nel csoa Forte Prenestino di Roma. È il momento che segna la nascita dei movimenti globali contro il neoliberismo, quando l’utilizzo di internet diventa cruciale per milioni di attivisti sparsi nel pianeta che si connettono condividendo gli strumenti tecnologici emergenti.

Fra le mura del Forte sbocciano nuovi progetti di video-attivismo come NTSC (Nuclei Techno Sovversivi Confederati) che insieme alla “Fluid Video Crew” e altri personaggi della scena controculturale romana, daranno vita a OFF (Overdose Fiction Festival), una rassegna scomposta di produzioni audiovisive. In quell’ambito di fermento creativo emerge OfflineTV, un esperimento di televisione indipendente a circuito chiuso. È proprio quella esperienza ad anticipare la nascita di CandidaTV, la televisione elettrodomestica, autoprodotta. Il «do your own television» si sviluppa fra etere e raves illegali, diffondendo un approccio alla tecnologia che punta al riciclo e alla riappropriazione degli strumenti di comunicazione.

Nel 1999, l’intero collettivo di CandidaTV getterà le basi per la nascita di Indymedia Italia. Tutte le esperienze raccolte negli anni precedenti vengono convogliate in un prodotto mediatico «dal basso, autogestito, non profit e indipendente dai media istituzionali e commerciali», che rappresenta una rottura nel panorama dell’informazione italiana e internazionale. Per la prima volta viene resa disponibile la «Pubblicazione aperta» dove il processo di creazione delle notizie è aperto a tutti. Indymedia Italia diventa un caso nazionale durante il G8 di Genova del 2001. Le immagini girate durante quelle giornate fanno il giro del mondo e diventano essenziali nei lunghi percorsi processuali contro le forze dell’ordine. I princìpi caratterizzanti di Indymedia – messi a profitto – diventeranno le fondamenta su cui poggia il panorama dei social-media di oggi. Amen.

Manolo è considerato uno dei primi media-attivisti italiani. Negli ultimi vent’anni continua la sua opera di divulgazione raccontando movimenti dal basso, conflitti e abusi di potere. La lotta al TAV in Valsusa, le proteste contro il MUOS in Sicilia, le occupazioni di case a Roma, la rivoluzione in Libia, la resistenza in Palestina, le istanze democratiche in Africa equatoriale, i rifugiati siriani in Libano, l’odissea dei migranti che risalgono dal Mediterraneo e decine di altre storie che hanno contribuito alla narrazione dal basso del mondo contemporaneo.

Il presente è ancora imperniato sulle nuove tecnologie. Insieme al disegnatore Zerocalcare realizza e pubblica «Demopatia», una applicazione che analizza il tema della democrazia, prodotta e distribuita da ActionAid. Gli ultimissimi lavori di Manolo esplorano lo sviluppo narrativo delle riprese immersive a 360 gradi. Uno sguardo aperto che osserva il presente e analizza il futuro, mantenendo come timone gli insegnamenti di Alberto Grifi.