La vista del verme

 

di Eugenio Cappuccio

Questa gente immonda.
Questo paese, da loro reso immondo.
Questa società sbandata che li produce e protegge, conduce come passeggeri di un autista sbronzo fino al midollo.
Le chiacchiere, le promesse, i proclami, i “vogliamoci bene”, i “ce la facciamo”, ma che facciamo?
“Cosa”, va bene?
Schifo facciamo , il bene è una farsa buona per gli spot pubblicitari delle diciannove, storditi non riusciamo ad alzare la testa e capovolgere la realtà di un paese a pezzi  dentro, da molto prima che arrivasse il microrganismo monoelica scappato dalla sua gabbia globale.
La Realtà? Pesa, vero, è pesantissima e tu, che fai?
Nascondi la testa?
Vai sotto, ti nascondi, ti chiudi, ubbidisci?
Vai dall’amico piazzato di turno in ginocchio, sei un verme. E che fai, da verme?
Come passi il tuo tempo e la tua vita, da verme?
Nascosto acquiescente compiaciuto nella putredine del tuo letargo spirituale e dannato, circoscritto dal confine delle leggi scritte e non scritte e dall’escamotage contrario delle stesse, come bilancia della totale incapacità dell’amore, trucco di chi ti foraggia a gocce, e furbamente ti ha fatto re del consumo, illusorio sovrano della tua anima piccola piccola?
E grato lo voti, preghi e rivoti.
Re della tua ipocrisia amorale, familistica, italiota, televisiva e televista riempiendoti il piccolo cervello di fole costituzionali e pil, e disavanzi; che significa?
Significa che non capisci e strisci insomma, come sempre, verme, che sbraiti e secerni inutile bile sui dissocial, come me in questo momento, verme tra i vermi per carità, ma… da VERME tentare il salto di specie è duro, lo so.
Ma si, gli Svedesi, più trasparenti, che fanno le liste stile campo di sterminio dove i loro ariani cugini del sud si facevano le graduatorie degli utili e degli inutili da infornare, ti senti inutile, verme?
Se sei inutile, ti fai giudicare, sei inutile e giudicato tale; non c’è molta scelta sopra e sotto terra, e non c’entra se sei giovane o sei vecchio, donna o bambino, o, finalmente agisci e pensi da solo, per una piccola non più umiliata volta, a giudicarti da solo, con un atto di rivolta, degno, finalmente, definitivo e che trasformi la tua vita, sempre, ancora, da verme?
La fai qualche cosa di utile, verme, oltre che nutrirti della carogna e scoprire che la carogna sei tu?
Chi può insegnarci a essere uomini e non ubbidienti lombrichi? L’autista continua a riempirsi la pancia e a ruttare frasi lapidarie mentre il suo autobus accelera verso il tuo baratro. Ha il paracadute sotto il suo lercio culo con il quale da sempre ti schiaccia, e giustamente dei vermi per ora non ha dovere di curarsene. Risaligli dallo sfintere la retta via, verme, sfida la merda che ti rotolerà a colpi di manganelli di merda addosso, tuffati negli acidi della sua vorace fossa dove sta digerendo il tuo tempo e la tua storia, risali, verme, risali da piccolo eroe inutile, invadigli il cervello ed una volta lassù, butta un occhio attraverso le iridi, riempiti di odio vedendo ciò che lui al tuo posto di schiavo vede e finalmente, senza rancore e paura, per una volta, dimentica che verme sei ed uccidilo.