Pragma: per un dibattito sull’Autonomia

 

Ci siamo chiesti fin da subito discutendo sul che fare, noi casa editrice e loro gli autori, del sesto volume Storia dei collettivi politici veneti per il potere operaio, della nostra serie Gli autonomi. Le storie, le lotte, le teorie, se aveva un senso, se era opportuno, se non era una perdita di tempo ovvero se era “fuori tempo massimo” proporre una discussione su questo libro, sulle questioni politiche, sulle riflessioni che gli autori e il curatore del volume hanno sollevato e offerto all’attenzione di un lettore curioso e attento. Se aveva senso farlo al “tempo del coronavirus”, quando in apparenza sembra che tutto si sia fermato, che il “principio di contraddizione”, che attraversa tutto il racconto del libro, sia a sua volta “in quarantena”. Perché altri sono oggi i problemi, gli interessi, perché anche quel lettore attento e curioso, che ha comprato e letto il libro, ha altro a cui pensare. Abbiamo concordato che sì, che ha un senso, che ne vale la pena. Per due ragioni. La prima: perché il libro fin dalla sua uscita ha destato attenzione e interesse, quasi trasversale, da chi “ha fatto le lotte, ha lottato per il comunismo” tanti anni fa, da chi oggi, molto più giovane, ha voglia di lottare “perché lo sfruttamento e il dominio capitalistici” erano la realtà di ieri e sono la realtà di oggi, da chi pur non essendo stato interno all’Autonomia operaia organizzata degli anni ’70 è interessato a parlare, a discutere, a capire quel tempo che il libro racconta per comprendere, è l’auspicio, con più lucidità il presente. La seconda: perché il “ tempo del coronavirus” che oggi stiamo vivendo finirà, consapevoli che è e sarà uno spartiacque tra un prima e un dopo, che nel “dopo” la contraddizione, le contraddizioni riemergeranno come lava vulcanica.

Quindi oggi, mentre siamo in “standby”, perché non utilizziamo questo tempo per leggere, discutere, intervenire, usare l’arma della critica e della riflessione, critica e riflessione propositive che speriamo continuino anche dopo il coronavirus?
Da decenni i cosiddetti “anni ’70” del secolo scorso sono stati coperti da uno strato di cenere, dall’oblio, da parte di istituzioni, giornali, ceto politico e intellettuale. Il Movimento comunista rivoluzionario, l’Autonomia operaia organizzata di quel decennio “maledetto” sono stati etichettati come “terrorismo”. Da quarant’anni questa è la vulgata: semplice, banale, falsa storicamente, comoda perché elimina, cancella dalla memoria collettiva un periodo importantissimo e decisivo nella storia del nostro paese. Con questa censura radicale è stata gestita e manipolata la “storia” italiana fino a oggi. Non fare i conti con la propria storia è una costante, un’abitudine, una forma mentale di questo paese. In questi anni ci sono stati pubblicazioni, saggi, memorialistica, raccolte documentali da parte dei protagonisti, dei militanti di quei lontani movimenti politici, di quelle realtà organizzate. Noi come casa editrice negli anni abbiamo cercato di supportare, nei limiti delle nostre forze, questi contributi, dar loro visibilità. Ma lo si è fatto in ordine sparso. Perché non provare a discutere collettivamente di quel periodo, con chi lo ha vissuto, con il giusto distacco dopo tanto tempo che permette di essere più lucidi e obiettivi su quelle esperienze? Perché non farlo confrontandosi con chi vuole discutere e capire l’oggi a partire dalla lettura che ha fatto del VI volume della nostra serie Gli autonomi? Perché non leggere e confrontarsi con chi non era interno all’Autonomia operaia organizzata di quel lontano periodo ma ha qualcosa di interessante e di intelligente da dire? Quindi vorremmo aprire un’assemblea, un’agorà di confronto e discussione a partire dal testo della Storia dei collettivi politici veneti per il potere operaio, dove chi vorrà intervenire sa che dopo un primo intervento potrà, se lo vorrà, intervenire ancora e ancora. Non quindi un’assemblearismo generico, falsamente democratico e di fatto reazionario, molto di moda in questi tempi, ma un momento organizzato che si sviluppa con metodo, che produca non una quantità di “blablabla” ma una qualità e una ricchezza di idee, spunti, indicazioni, utili soprattutto a una giovane lettrice, a un giovane lettore. Lo strumento che utilizziamo, la nostra pagina facebook, è una prova, un azzardo, mai usato con questi intenti. Vedremo. Noi ci proviamo. Quindi intervenite, leggete, condividete sui social il dibattito se vi sembrerà interessante.