Frammenti inediti di una fantastica vita: La rivista «alfabeta». Il 7 aprile. L’espatrio in Francia

di Nanni Balestrini

 

Finito questo sconquasso c’era una repressione che si accaniva pesantemente contro il movimento. Una situazione di sbando. Ho pensato che occorreva fare qualcosa non più attraverso i libri ma attraverso una rivista che non funzionasse più da cuneo quanto piuttosto da ombrello. Abbiamo così messo insieme un gruppo di persone molto vario che andava da Francesco Leonetti a Porta a Volponi a Spinella a Umberto Eco a Maria Corti, Pier Aldo Rovatti… e abbiamo costruito il progetto di «alfabeta». In quel progetto è stato molto importante per gli aspetti finanziari Di Maggio, proprietario della casa editrice Mhultipla. L’editore era Sassi.

Il primo numero della rivista è uscito il 20 aprile del ’79. Il 7 dello stesso mese c’era stata la retata conto l’Autonomia. Anche in questo caso i collaboratori non erano pagati, tranne Carlo Formenti che si occupava da solo di tutti i problemi redazionali. Per dieci anni queste persone hanno fatto delle riunioni settimanali. La dimostrazione di un grande impegno.

Me ne sono andato dall’Italia. Ho visto tutti questi arresti ma non ci pensavo nemmeno che potevo essere arrestato anch’io. Sui giornali era uscita la notizia che tre di quelli da arrestare non erano stati catturati. Uno era Marongiu che la notte degli arresti stava sul traghetto di ritorno dalla Sardegna. L’altro era Piperno e il terzo non si sapeva chi era. A Milano subito dopo questi arresti abbiamo fatto un comitato 7 aprile a cui io ho partecipato. Andavo tranquillamente a queste riunioni e abbiamo fatto anche un giornale. Un pomeriggio ero in piazza Cadorna, ho comprato il «Corriere d’Informazione» e ho letto in grande: il terzo ricercato è Balestrini. Erano andati a cercarmi al mio vecchio recapito di Roma in via Banchi Vecchi dove la mia ex compagna Letizia Paolozzi viveva con l’uomo che nel frattempo aveva sposato: l’onorevole Aldo Tortorella, tra i massimi dirigenti del Partito comunista. Ho sempre pensato che questa del mancato arresto è stata una storia strana.

Mi sono chiesto dove andare e mi è venuto in mente un mio amico che non vedevo da molto tempo che era insospettabile, lo scrittore Pontiggia. Sono andato a suonargli il campanello, gli ho spiegato il problema e lui mi ha ospitato per qualche giorno. Sono riuscito a far arrivare un messaggio al prode Novak. Ci siamo accordati per il mio espatrio. Siamo andati a Courmayeur dove viveva mia sorella fidanzata a un istruttore di sci. Siamo saliti sul versante italiano. Ho saputo dopo che sulla funivia c’erano delle ragazze di Milano che mi avevano riconosciuto. In cima c’era un carabiniere che neanche controllava i documenti. Io avevo la carta d’identità di Novak. Non sciavo da molti anni. Il tragitto era molto lungo. Quando sono arrivato ero tutto indolenzito nelle gambe e per una settimana non sono riuscito a fare le scale.

Arrivato nel versante francese ho preso un treno per Parigi e sono andato da Baruchello che mi ha subito piazzato in casa dal filosofo Lyotard….