Contaminazioni ibride e glocali. L’approccio etnografico transazionale di Carles Feixa.

Giorgio Cipolletta

Carles Feixa, professore ordinario di antropologia sociale all’Università Pompeu Fabra (Barcellona), pubblica la prima monografia in lingua italiana per la casa editrice romana DeriveApprodi (2020) a cura di Margot Mecca con la postfazione di Carmen Leccardi.

Oltre le bande. Saggi sulle culture giovanili, inaugura la collana “Anomalie Urbane” curata da Luca Benvenga. La collana ha come obiettivo quello di affrontare dal punto di vista sia teorico che empirico i linguaggi, gli spazi e le condotte conflittuali e le culture giovanili, sub o contro-culturali. L’indagine di questa nuova serie editoriale tocca i variegati processi di soggettivazione prodotti dalle realtà delle controculture e dalle metropoli, il ricorso alla violenza e alla mascolinità come strumenti di affermazione del sé sociale, le modalità di convivenza cooperanti e solidali, le questioni etniche, di genere e di classe, la dimensione popolare degli sport nelle comunità.

L’opera di Feixa raccoglie cinque saggi sulle culture giovanili scritti negli ultimi trent’anni, partendo dalle “tribù urbane” nella Spagna degli anni Ottanta fino alle “bande transnazionali” degli anni Duemilaventi, passando per i chavos banda nel Messico e le “bande latine” a Barcellona. Il testo fornisce una serie di indizi teorici, percorsi metodologici ed esperienze etnografiche per ripensare le culture giovanili contemporanee. Questo volume giunge a noi con tutta la sua attualità, nel momento in cui il tema delle migrazioni risulta essere un argomento caldo a livello politico e sociale nel panorama internazionale.

Il primo saggio che il lettore incontra è un testo inedito tratto da una conferenza realizzata all’Università di Roma nel 1990. A seguire troviamo tre capitoli recuperati da libri o articoli di riviste pubblicati in Italia nel periodo tra il 1996 e il 2010. L’ultimo testo Studiando le bande giovanili in tre continenti è la versione italiana del progetto di ricerca attuale di Carles Feixa. Tutti i saggi si reggono sul filo rosso delle culture giovanili affrontato sia come oggetto teorico che come campo di ricerca. Il volume si dirama partendo dai primi studi dell’antropologo spagnolo sulle tribù urbane (tribus urbanas) in Spagna negli anni Ottanta e sulle bande di ragazzi (chavos banda) nel Messico degli anni Novanta.

La ricerca prosegue attraversando le bande di giovani latinoamericani (bandas latinas) nella prima metà degli anni Duemila. A chiudere l’interessante e stimolante ricerca di Feixa è l’attuale lavoro sulle bande transnazionalitrattati come “agenti di mediazione” tra Europa, Nordafrica e America.

L’obiettivo di questo progetto in corso chiamato TRANSGANG (https://www.upf.edu/web/transgang) è quello di sviluppare un modello rinnovato per l’analisi delle bande giovanili transnazionali nell’era globale. La revisione sistematica della letteratura sulle queste gang giovanili che l’antropologo spagnolo intraprende è rivolta al superamento del centrismo nordamericano che domina la criminologia contemporanea. Infatti, invece di concentrarsi sui casi di fallimento e di esclusione sociale (cioè sulla guerra e sui conflitti), il progetto mira a studiare i casi di successo delle organizzazioni criminali giovanili e di inclusione sociale (cioè in pace e in mediazione).

La novità assoluta di questa ricerca gioca una duplice partita. Da un lato si evidenziano gli aspetti inclusivi e positivi dell’appartenenza alle bande e sulla consistenza della loro posizione di emarginazione all’interno della struttura sociale. Dall’altro, lato utilizzando una metodologia comparativa transnazionale, Feixa studia gruppi  come gli Young Arabs e  gli Young Latinos. Entrambi questi gruppi affrontano grandi sfide per quanto riguarda le nuove generazioni nelle loro terre d’origine e nelle loro nuove terre. Le loro forme di comportamento collettivo – bandas latinas, rapppers, hittistes, charmil, baltagiyya, hooligans, vengono viste come barriere alla loro inclusione sociale. Il progetto TRANSGANG, leggiamo nell’ultimo saggio, sviluppa un rinnovato modello di analisi delle bande giovanili transnazionali nell’era globale, in dialogo con due classici dell’etnografia urbana, come The Gang, di F.M. Thrasher (1926) e The Polish Peasant in Europe and America, di W. I. Thomas e F. Znaniecki (1918-1920).

Feixa riflette su come le bande giovanili dovrebbero essere distinte dalla criminalità organizzata o dalle organizzazioni criminali transnazionali, comprese le cellule terroristiche. Secondo Manuel Castells (1996), infatti, la società della rete è uno “spazio di flussi”, esemplificato dalla connettività online. Le affordance (potenzialità, opportunità) di internet sono cruciali per le pratiche sociali contemporanee dei giovani, compresa la costituzione di bande. Inoltre, le gang hanno pratiche culturali specifiche e risultati creativi che richiedono un riconoscimento. In altre parole il messaggio implicito ed esplicito di Feixa che ci vuole consegnare è quello di trovare nuovi modi di parlare delle bande giovanili transnazionali nell’era globale contemporanea, nonché glocale.

I diversi contributi presenti nel volume vengono pubblicati in collaborazione con altri autori. La matrice culturale su cui si fonda l’opera di Feixa segue il pensiero sia di Antonio Gramsci e il suo  continuatore teorico più rilevante ossia Ernesto De Martino. Da un lato, seguendo l’antropologo de La fine del mondo (Einaudi, 1977), si mettono in crisi le credenze tradizionali come una delle sfide della civiltà moderna, con l’intento di costruire delle religioni laiche a partire dalle spoglie lasciate dal vecchio umanesimo. Infatti, seguendo la linea di pensiero demartiniana, il problema del mondo moderno è che non prescrive riti equivalenti, e le «nostre istituzioni si mostrano incapaci di fondare un’umanità più adulta e responsabile (De Martino, 1980). In questo contesto, ribadisce, Feixa, i giovani inventano nuovi riti e nuovi simboli suscettibili di riempire questo vuoto e di fornire loro una precaria identità sociale. L’altro anello di congiunzione che Feixa mantiene in tensione è proprio la  natura teorica gramsciana dell’egemonia per analizzare appunto l’emergenza delle sub-culture in termini di classe. Infatti, per l’autore del volume, da un lato le pratiche giovanili di tipo spettacolare potevano essere considerate come forme di «resistenza rituale» dei giovani della classe operaia all’egemonia imposta dalla cultura dominante; dall’altro riconoscevano l’«autonomia simbolica» delle pressioni generazionali devianti, interpretate come una «risoluzione magica» dei problemi che rimangono irrisolti nella cultura parentale. La gioventù appariva non solo come sintomo di crisi sociale, ma anche come metafora del cambiamento culturale.

Feixa riesce egregiamente a connettere l’opera intellettuale demartinana con le altre tradizioni nazionali periferiche delle discipline antropologiche. Nel corso del tempo, Feixa rintraccia dati importanti sui cambiamenti in merito alle diverse tribù e ai loro stili, con rilevanti processi di inversione simbolica, come ad esempio l’appropriazione dello stile skinhead, tradizionalmente proprio di frange di proletariato ribelle, da parte di ragazzini di estrazione borghese, spesso di estrema destra e razzisti. Più in generale, sostiene Feixa, gli stili maggiormente connessi con la crisi e che hanno come protagonisti giovani operai (punks, heavies) hanno lasciato il posto ad altri stili che, sebbene di origine operaia, riconducono ad altre epoche (gli anni Sessanta) e sono ripresi dai giovani della classe media (mods, skinheads), facendosi interpreti di nuove metafore sociali (il consumismo, il razzismo).

Se con banda si intende una struttura collettiva sufficientemente stabile, con capi e rituali costanti che abbraccia gran parte della vita quotidiana e del percorso di vitale ad esempio dei chavos, le tribù urbane tendono allora ad essere raggruppamenti instabili, solo occasionalmente di massa, i cui membri di rado si lasciano coinvolgere totalmente. Mentre i chavos banda si localizzano nelle periferie delle grandi città e conservano vincoli profondi con il territorio, le tribù urbane hanno conservato lo scenario del centro urbano, con conflitti episodici causati da divergenze di stile o rivalità calcistiche, piuttosto che appartenenze territoriali. Secondo Feixa, la banda si è trasformata in un fenomeno di massa nell’ambiente urbano-popolare del Messico, mentre le tribù urbane in Spagna si sono disvelate come un fenomeno minoritario.

Il volume di Carles Feixa apre al mondo affascinante e propulsivo delle bande giovanili. Questo attraversamento fluido delle diverse culture del tempo traccia un inteso percorso nel mondo giovanile, scorrendo su una linea temporale ben definita, nonché spaziale, (Europa, America Latina e Stati Uniti) che parte dai primi studi dell’autore durante la tesi dottorale all’inizio degli anni Novanta, in cui affrontava le culture giovanili di strada concentrate sulla Catalogna prima e poi quelle di città del Messico, per convergere infine sull’interessante studio etnografico in work in progress del progetto, già menzionato TRANSGANG. L’abilità intellettuale di Feixa sta proprio nel proiettare sotto una luce diversa le numerose contaminazioni e ibridazioni tra culture, intrecciando contesti sociali e culturali variegati, per poi focalizzare l’attenzione sugli sviluppi transnazionali. Feixa ricerca attraverso la pratica, fa dell’etnografia una performance dove sono i giovani coinvolti a raccontarsi, attraverso annotazioni, osservazioni che nel corso del tempo è stato capace di raccogliere. Il volume acquista una rilevante importanza sull’esplorazione delle culture giovanili attuali, donando al lettore – sia lo studioso o antropologo, o il semplice curioso appassionato di contaminazioni culturali – numerose tracce per affrontate con aspetto critico i temi globali e glocali che mescolano in maniera ibrida i diversi consumi culturali e le costruzioni identitarie plurali. Feixa ci offre una chiave interpretativa per comprendere il modo in cui subcultural e post-subcultural studies si contrappongono rinviando il dibattito teorico e metodologico all’interpretazione dei processi di mutamento sociale nel passaggio tra vecchio e nuovo secolo.

Nella postfazione di Carmen Leccardi, se nei subcultural studies contano i fattori strutturali, dove la classe è il motore analitico, dove le culture giovanili sono messe a tema come subculture “resistenti” alla cultura dominante, allora i post-subcultural studies mettono in evidenza i processi di individualizzazione in una cornice globalizzata – dunque il leisure, le scelte musicali, gli stili di vita quotidiani.

Feixa offre una lettura tra fluidità e molteplicità, tra pratiche di consumo dei giovani e identità collettive e individuali. Questa ibridazione mescola globale e locale generando una dimensione nuova, quella glocale su cui si consuma la ricerca innovativa e il dibattito internazionale. L’esperienza delle pandillas (banda di strada) consente di riflettere sula coniugazione tra locale e globale mettendo in rilievo la dimensione transnazionale, direttamente favorita dalle dinamiche migratorie. I giovani migranti, infatti tendono a costruire rappresentazioni e immaginari alla cui base ci sono simboli, flussi informativi, network di relazioni svincolate dai singoli territori di provenienza. Si tratta di un processo dalle importanti implicazioni sotto il profilo delle dinamiche culturali della “gioventù globale 2.0”.

Un ulteriore aspetto di queste culture emergenti è quello culturale e politico dove si fa eco una buona resistenza allo stigma criminalizzante che accompagna le loro organizzazioni di strada. La tradizione globale virtuale, rappresentata da modelli di identità giovanile che circolano attraverso internet, rappresenta  l’evoluzione delle bande verso forme più complesse di socializzazione, mediatizzate nell’ambito digitale, ecco perché secondo Feixa è così importante, nonché necessario, comprendere il ruolo degli spazi virtuali nei processi di radicalizzazione della gioventù tanto nell’Europa Meridionale come nel Nord Africa.

La bellezza di questa ricerca sta nella transizione multiculturale e dinamica di queste “bande globali” non più legate al territorio, ma che si presentano come gruppi dall’identità nomade che mescolano e sincretizzano elementi diversi che conservano, da un lato il loro paese d’origine e dall’altro si rinnovano nella “conquista” nel paese di accoglienza. Questi numerosi stili transnazionali circolano attraverso internet e le reti sociali. Identità ibride che corrispondono alle culture giovanili dell’era globale riconosciute come una forma di emancipazione (empowerment) collettiva. Lo sguardo lungimirante di Carles Feixa è quello di aver coltivato in tutta la sua lunga ricerca il senso di una co-creazione di saperi collettivi e connettivi dei giovani partecipanti, a cominciare dalle esperienze di mediazione di cui le bande sono state protagoniste, costruendo un’elaborazione concettuale innovativa del fenomeno giovanile e un’analisi del loro potenziale di trasformazione sociale con le conseguenze politiche pubbliche. La sua ricerca antropologica ed etnografica in direzione di una pratica sociale e mediale ci permette di ripensare la società contemporanea, liquida anche dal punto di vista delle bande transnazionali, ed é un’occasione di conoscenza per le pratiche di intervento sociale, come di riconoscimento come attori politici dei giovani componenti delle bande.

Previsioni, ricerca, pratica, fare, agnizione, coraggio, passione, confronto, creatività, soggettività, resilienza sono gli ingredienti fondamentali per attraversare in maniera ubiqua e trasversale il mondo transnazionale e profondo delle bande giovanili che Carles Feixa con grande capacità di lettura ed esplorazione ci ha saputo donare e consegnare per un futuro plurale, glocale e contaminato, sempre con l’occhio proiettato verso l’oltre.

Pubblicato su Rivista di Scienze Sociali il 30.09.2020