1,2,3 giugno 2012 a Roma!

INDY - Fiera dei gusti non omologati

In un mercato globalizzato che spinge verso l’uniformità dei gusti, la cancellazione delle differenze e l’appiattimento dei consumi sulle esigenze seriali della grande produzione e distribuzione, nasce un nuovo prototipo di Fiera dedicato alle produzioni indipendenti.

Promosso da tre realtà che dell’indipendenza culturale hanno fatto la loro ragione d’essere: il mensile “ Alfabeta2”, la casa editrice DeriveApprodi e Radio Popolare Roma, Indy è uno spazio aperto alle produzioni materiali e culturali di coloro che praticano e rivendicano, fra mille difficoltà, un approccio differente, che traduce in un libro, in un vino, in una birra, in un film o in un brano musicale la cultura e la sapienza di chi li produce...

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Ciclo di incontri: Napoli, Roma, Bologna, Milano

Presentazioni de La fabbrica dell'uomo indebitato

Dal 23 aprile al 03 maggio 2012, la casa editrice DeriveApprodi vi invita ad un ciclo di appuntamenti e dibattiti in tutta Italia per presentare il libro «La fabbrica dell'uomo indebitato» di Maurizio  Lazzarato (DeriveApprodi) di seguito le informazioni sul ciclo di incontri.

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Editoriale #7: Instabile/possibile

La storia di DeriveApprodi

di Rossana De Simone (Crudelia)

Alla fine degli anni Ottanta Varese aveva seppellito un ciclo storico iniziato con l’insurrezione delle classi operaie provocate dall’avvento del fascismo, «la città giardino», che Benito Mussolini aveva elevato a capoluogo di provincia con l’ambizione di «italianizzare» il Canton Ticino, era passata dal fascismo al razzismo della Lega. «Abbasso lo Stato e viva l’individuo sociale e il privato» gridava Bossi, tutto poteva essere usato come grimaldello per scardinare il sistema, bisognava legittimarsi e delegittimare perché solo «quando tutti i meccanismi saranno sfasati si dovranno prendere decisioni» avvertiva Miglio.

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Editoriale #5: Codici miniati e prediche ai passeri

La storia di DeriveApprodi

di Lanfranco Caminiti

Vent’anni fa stavamo attraversando il deserto. Non eravamo diretti verso la terra promessa, quella, semmai, era alle nostre spalle. Il deserto era tutt’intorno a noi, era abitato, sovrappopolato. Una civiltà era andata distrutta, una nuova specie umana emergeva dalle sue rovine, ma noi non riuscivamo a riconoscerne i volti, i corpi: tutto levigato, senza tracce né memoria. Solo noi eravamo pieni di cicatrici. Ma non ci eravamo salvati, eravamo i sommersi. Era successo troppo. Gli anni Ottanta erano stati l’apotesosi delle ideologie liberiste: il thatcherismo e il reaganismo avevano trionfato...

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La storia di DeriveApprodi

di Pino Tripodi

Quando vent'anni fa nasce DeriveApprodi eravamo anagraficamente meno vecchi. Convivevano più nidiate sovversive in quell'avventura. I ventenni con le unghia già graffianti del movimento della Pantera, i trentacinquenni sempre più autonomi del movimento 77 e qualche decano delle storie precedenti. Convivevano tutti nel pentolone messo assieme per forza ciclopica dalla cocciuta volontà del Bianchi recalcitrando non poco, però. Ché pochi esclusi – il Sergio, l'io, il Bifo... – avevano doppia tessera in tasca. Quella tosta dell'identità – il simulacro di un'antica forma partito, l'icona di un qualche collettivo politico o centro sociale, la parentela stretta con qualche sparuta microrganizzazione - e quella spuria di DeriveApprodi...

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Editoriale #3: Ben scavato vecchia talpa!

La storia di DeriveApprodi

di Franco Berardi (Bifo)

Cominciammo a pubblicare questa rivista all’inizio degli anni Novanta per riprendere il filo di una ricerca che nel decennio precedente si era ingarbugliato e perso nelle carceri speciali in cui il potere aveva rinchiuso centinaia di intellettuali. Volevamo riprendere il filo della ricerca autonoma: autonomia della società dal capitale, autonomia del sapere dalla legge del profitto, autonomia della mente e del cuore dall’economia...

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Editoriale #2: Ma con quel coso lì che robe si possono fare?

La storia di DeriveApprodi

di Massimo Kunstler

Mi vedevo spesso con Sergio, abitavamo talmente vicino che a piedi ci voleva un minuto.   Avevo già sentito parlare di lui, ma ci siamo incontrati solo per caso verso la fine degli anni ’80. Sergio condivideva un appartamento con dei miei carissimi amici a Roma. Era il tipo di persona che mancava da tanto nel mio allora esagerato giro di conoscenze, fatto di esagerate frequentazioni e pochi veri amici. Dopo oltre un decennio avevo ritrovato qualcuno con cui poter comunicare, ed essere accettato, per il visionario che ero, al di fuori dei canoni dell’allora imperante edonismo reaganiano, detto tanto per intenderci...

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Editoriale #1: Una rivista di «vela»

La storia di DeriveApprodi

di Mauro Trotta

«È possibile pensare che un lungo periodo di distruzione delle intelligenze collettive cominci a volgere al termine e che nelle metropoli stia emergendo una nuova percezione del presente». Queste parole erano scritte sulla copertina del numero Zero della rivista «DeriveApprodi». Era il 1992 e in effetti stavano accadendo tante cose. In Italia crollava la Prima Repubblica e un movimento di lotta si affermava di nuovo nelle università con la Pantera. Fuori, era caduto il Muro di Berlino e, con esso, il cosiddetto «socialismo reale», iniziavano le guerre in Jugoslavia, c’era stata la prima guerra in Iraq, si discettava sul Nuovo Ordine Mondiale che si andava formando. C’era qualcuno che addirittura teorizzava la fine della Storia. E poi, erano finiti gli anni Ottanta, «gli anni di merda» come li definì Nanni Balestrini in una poesia letta in occasione della prima presentazione della rivista e pubblicata sul numero Uno.

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1% e 99%

di Serge Quaddrupani e Sergio Bianchi

«Inferno» (Corriere.it), «Terrore» (Repubblica.it), «Guerriglia» (vanno in loop sulle televisioni): il giornalismo si scava la fossa da solo a forza di forzare le parole. Non c’era neanche bisogno di esserci per le strade di Roma, bastava guardare le immagini e ascoltare qualche briciola di informazione presa da quella massa di affermazioni puramente ideologiche proferite dai commentatori...

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Frammenti insurrezionali

di Marcello Tarì In tempi eccezionali fenomeni normalmente considerati marginali diventano essenziali e delineano il comune di un'epoca. Stiamo vivendo uno di quei tempi.   Partire dal mezzo. Si era pensato che parole come insurrezione, rivoluzione, anarchia e comunismo fossero state per sempre rinchiuse in esangui ambienti “anti-sistema” e che non restasse, al meglio, che ripetere ad ogni autunno il rituale movimentista. Ma oggi, in presenza di movimenti insurrezionali diffusi, sono proprio i movimentisti a ritrovarsi minoritari. Alcuni sono in affannosa ricerca di una nuova rappresentanza, se non di una narrazione di governo che si aggrappa alla capacità di resistere di un non meglio specificato “ceto medio”, mentre i circoli del radicalismo si trovano espropriati della loro identità costruita proprio sull'assenza dell'insurrezione. Sta di fatto che è davvero impossibile non riuscire a scorgere nella sua fredda sequenzialità il concatenamento insurrezionale che dalla rivolta delle banlieues francesi del 2005 corre sino ai riots dell'ultimo agosto inglese...

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Una primavera in autunno

Sulla copertina del numero 12 di «alfabeta2» campeggia un titolo: Primavera dell’anno Uno. E se pare bizzarro parlare di primavera quando cadono le foglie, basta pensare a quanto è successo negli ultimi mesi per cambiare idea: l’occupazione del Teatro Valle e la riappropriazione dell’ex Cinema Palazzo a Roma, il nuovo impegno del movimento TQ, la ripresa delle lotte in Val di Susa… Vicende diverse, tutte però nel segno di un’azione (finalmente) collettiva – un’azione che «alfabeta2» accompagna, pubblicando tra l’altro il documento dei lavoratori cognitivi del Valle e i manifesti di TQ con interventi di Giorgio Vasta, Vincenzo Ostuni e Sara Ventroni, oltre a un’intervista a Nichi Vendola sul ruolo della cultura nella politica d’oggi. Ma settembre è anche il mese in cui riprende la scuola, e di nuovo «alfabeta2» gioca sulla provocazione: La scuola è finita, titoliamo infatti, tranne indicare, nei contributi al focus (due interviste, una di Christian Raimo a Tullio De Mauro e una di Alberto Ghidini a David Cayley, accanto ad articoli di Giuseppe Caliceti, Giorgio Mascitelli, Vinicio Ongini) che a essere finita è la scuola asfittica e mercantile cui siamo abituati da anni. Alla luce dei recenti crolli borsistici il secondo focus, Per un’altra economia, un dossier molto critico nei confronti delle teorie economiche dominanti, che comprende contributi di Giorgio Lunghini e di Stefano Lucarelli e un’intervista a Cristina Tajani. In chiusura, come sempre, un repêchage della prima serie di «alfabeta»: questa volta si tratta di una esilarante analisi di Umberto Eco sulla linguistica dei Puffi. Quanto alle immagini del numero 12 sono di Luigi Ontani, protagonista anche di un lungo dialogo con Antonio Gnoli. Sul supplemento «alfalibri», articoli di Maurizio Ferraris su Slavoj Žižek, Franco Voltaggio su Telmo Pievani, Emanuele Trevi su Ernst Bernhard, Giulio Ferroni su Elio Pagliarani, Massimo Bacigalupo su Gertrude Stein. Dall’anarchica Carrara Marco Rovelli firma il reportage, Con gli occhi aperti, mentre a illustrare il supplemento sono questa volta le fotografie di Uliano Lucas. «alfabeta2» è disponibile anche in versione e-book: sul sito www.alfabeta2it/ebook/ sono in vendita tutti i numeri della rivista in formato speciale per la lettura su Kindle, iPhone, Pc e tutti ilettori di e-book. Contatti Ufficio stampa: ufficiostampa@alfabeta2.it

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Manifesto per i sessantenni

            Noi siamo gli ultimi. Lo siamo sempre stati, e nemmeno lo sapevamo. Eravamo gli ultimi nel ’68, quando, ragazzi, ci gettavamo all’assalto di tutto, anche solo nei nostri paesini, anche solo nel pensiero. Gli ultimi nel ’77, quando il futuro ci collassò addosso. Gli ultimi negli Ottanta, chiusi dentro, gli ultimi, nei Novanta, nei Duemila… Dopo di noi, il lavoro sarà tutta un’altra cosa. Dopo di noi, non ci sarà più pensione. Dopo di noi il nulla. Di tutte le cose che siamo stati, il punk e’ l’unica che ci e’ davvero rimasta addosso, che lo vogliamo o no. Noi siamo i sessantenni, e non siamo ancora finiti. Ragioniamo. Quando eravamo giovani, i ribelli eravamo noi. Perché? Perché eravamo studenti, c’era il boom e il tempo e i soldi non mancavano. E se mancavano gli ultimi, il primo sopperiva ai bisogni. Divoravamo libri, riviste, discussioni. Anche senza internet, sapevamo tutto.

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I prezzi, la legge, gli sconti

Dal primo settembre è entrata in vigore la legge Levi, Bachelet et al. sulla disciplina del prezzo fisso del libro e gli sconti applicabili. La nuova legge fissa nel 15% la soglia massima di sconto normalmente applicabile a un libro venduto al suo acquirente finale, cioè il lettore. Per questo sul nostro sito abbiamo modificato lo sconto base applicato a tutti i libri e sempre presente, riducendolo dal 20% al 15%.

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Un chianti classico per l'editoria

Immaginiamo di essere sull’autobus romano n. 75, quello che in 45 minuti va da piazza Indipendenza a Monteverde, sono le 8 del mattino, è un luglio anomalo perché non fa caldo, ma la città è già semivuota per le partenze estive. Immaginiamo di comprare un quotidiano importante, di aprirlo e di iniziare a leggerlo alle pagine culturali soddisfatti di aver trovato un posto a sedere...

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Ontologia del digitale

A oltre un anno dalla morte di Enrico Livraghi, autore per le nostre edizioni del libro Da Marx a Matrix. I movimenti, l’homo flexibilis e l’enigma del non-lavoro produttivo, pubblichiamo a sua memoria il seguente scritto che crediamo di rilevante attualità. Scriveva Enrico nelle sue righe di accompagnano del testo...

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Salva un libro, uccidi un editore!

Ormai da anni si levano voci che denunciano l’esorbitanza del numero di libri pubblicati, stampati e distribuiti in Italia: ben 60.000, copia più copia meno! Adesso è davvero arrivato il momento di farla finita con tutti questi titoli, con tutte queste novità, con tutta questa «bibliodiversità», con tutta questa possibilità di scelta, con tutte queste lingue tradotte in italiano, con tutti questi generi letterari, con tutte queste ricerche pubblicate, con tutti quei formati e quei colori, con tutte quelle bandelle e quei testi di copertina vari e variegati, che tanto tutti questi libri sono «inutili» dice il presidente dell’associazione librai italiani Paolo Pisanti sul quotidiano «Repubblica» in data 19-07-2011.

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Per sempre ragazzo

In occasione del decennale della morte di Carlo Giuliani nel corso del G8 di Genova segnaliamo il libro Per sempre ragazzo, curato da Paola Staccioli e pubblicato da Marco Tropea disponibile nelle librerie in questi giorni o presso l’editore. A dieci anni di distanza dal G8 di Genova 2001, trenta scrittori italiani raccontano il coraggio, la giovinezza spezzata, la non rassegnazione, la sete di giustizia. Pensieri, emozioni, sensazioni che riportano il lettore al clima di quei drammatici giorni.

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Ricordare per giudicare: il caso Battisti, la disinformazione brasiliana e la menzogna italiana

di Franco Piperno

Primo fatto. Battisti è stato condannato dai magistrati milanesi, oltre trenta anni fa, per gravissimi reati; in particolare la sentenza  definitiva gli addebita quattro omicidi. Per due di questi crimini è ritenuto responsabile morale. Lui si proclama innocente. L’autorità politica del Brasile, paese retto da un regime considerato ”democratico” dalla diplomazia occidentale, gli ha accordato lo status di emigrato in considerazione della natura politica dei delitti di cui è accusato e delle vicende successive che lo hanno coinvolto; in altre parole, il governo brasiliano ha giudicato che lo svolgimento dei processi  negli anni settanta, quando erano in vigore le ”leggi speciali contro il terrorismo”, abbia gravemente risentito delle procedure emergenziali adottate dallo stato italiano per far fronte ad  una rivolta sociale, una “insorgenza di massa”, senza precedenti nella storia del paese.

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Un brindisi per Daddo

Il 17 febbraio di quest’anno ci lasciava Daddo (Leonardo Fortuna), tra i fondatori della nostra casa editrice. Il testo che segue è stato scritto in occasione di un incontro a lui dedicato che si terrà il 9 giugno alle ore 19.00 presso la Casetta Rossa in Garbatella (via Magnaghi 14), a Roma. Gli amici di Daddo Tra le tante immagini del Settantasette – le ragazze in cerchio con le gonne a fiori o con le mani giunte a simbolo che rivendicano il loro percorso femminista, i corpi nudi che ballano a Parco Lambro, gli esperimenti teatrali nelle piazze di Bologna, la cacciata di Lama dalla Sapienza dove era arrivato col suo manesco servizio d’ordine, le autoblindo di Kossiga e i suoi poliziotti travestiti, la faccia pulita di Giorgiana Masi,  i passamontagna calati sul volto e le mani a mimare le P38, i funerali di Francesco Lorusso, gli indiani metropolitani, le copertine della casa editrice Savelli, i  fucili sotto l’Assolombarda a Milano – c’è la sequenza fotografica di Tano D’Amico con Paolo e Daddo, feriti, che cercano di andare via da piazza Indipendenza dove qualche poliziotto ha scatenato l’inferno. È il 2 febbraio. Erano armati, Paolo e Daddo...

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