Controscatto

di Giovanni De Luna

storiadiunafotoLa foto è quella dell’autonomo che, impugnando la pistola con le due mani, spara contro la polizia. La data è quella del 14 maggio 1977. I fatti a cui la foto si riferisce si svolsero a Milano, in via De Amicis, strada in cui un corteo di protesta per la morte di Giorgiana Masi si scontrò con le forze dell’ordine, in una sparatoria in cui fu ucciso il vicebrigadiere Antonio Custra. L’immagine è notissima ed è da tempo diventata l’icona simbolica della violenza legata al «movimento del ’77». Vale però la pena raccontarla con le parole allora usate da Umberto Eco, anche perché furono quelle che, subito a ridosso degli eventi, ne fissarono una interpretazione che in qualche modo è stata poi considerata come definitiva...

testo tratto da Alfabeta2, numero di giugno

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Storia di un libro

di Sergio Bianchi

Il libro Storia di una foto c'ho messo due mesi a farlo ma molto più tempo a pensarlo. Infatti, vent'anni fa mi arrivò da Parigi uno scritto di Maurizio Lazzarato che aveva lo stesso titolo e che trattava lo stesso argomento: quella maledetta fotografia divenuta nei media l'icona del terrorismo anche, se non soprattutto, in seguito alla lettura critica che ne aveva fatto «a caldo» Umberto Eco: il pistolero solitario isolato dalle masse, quindi fuori dalla storia del movimento operaio ecc. Lazzarato nel confutare le tesi di Eco partiva bene, ma quasi subito i suoi ragionamenti si attorcigliavano su se stessi e non si capiva bene dove andassero a parare. Tanto è vero che il testo era (e rimase per sempre) incompiuto. Ho conservato quel testo (caldeggiato da Raffaele Ventura, Coz, che in quella vicenda rimase giudiziariamente coinvolto) per moltissimi anni. Ogni tanto lo toglievo dal cassetto e lo rileggevo ricavandone però la medesima  sensazione di inconcludenza. Infatti lo sprazzo di luce che gettava sui  fatti in questione durava il tempo di un cerino acceso nel buio. È probabile  che di tanto in tanto riandavo a quella lettura per il riemergere  dall'inconscio del riflesso di quella foto che aveva contribuito a  determinare per tante ragioni, chiare e meno chiare, una indiscutibile  disfatta politica del movimento del '77. Finché un giorno mi liberai di  quello scritto con uno di quei gesti improvvisi e decisi che si fanno quando ci si convince della necessità del doversi liberare da un tormento inutile e  insensato.

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