1969: quando gli operai hanno rovesciato il mondo

A cinquant’anni dall’«autunno caldo», il grande rimosso dalla storia del paese

1969: quando gli operai hanno rovesciato il mondo

Sull'attualità dell'autunno caldo

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Da Battipaglia a Mirafiori, da Porto Marghera alla Pirelli, da Avola a Valdagno il 1969 è stato l’anno della rivolta operaia. Contro lo sfruttamento disumano della catena di montaggio, il paternalismo feudale degli agrari, la repressione della polizia. Non una fiammata isolata ma l’apertura di un lungo processo di liberazione di centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici, e punto di convergenza di tante storie e memorie: dalle lotte contadine nel Mezzogiorno d’Italia all’esperienza dei quadri sindacali e politici della sinistra di classe, dall’incontro con gli studenti del ’68 alle esperienze di presa di coscienza maturate nell’ambito del mondo cattolico.
Una rivolta che ha radicalmente cambiato volto al paese, contro la volontà delle classi dominanti: non a caso il ’69 si chiude con le bombe di Piazza Fontana a Milano e la nascita della «strategia della tensione», che però non riesce a fermare quel ciclo di lotte. Questo libro vuole essere un contributo per una comprensione dell’«autunno caldo» – il grande rimosso dalla storia del paese – nella convinzione che quel gigantesco processo sociale, politico e culturale di tipo rivoluzionario ci fornisca proprio oggi insegnamenti fondamentali nella lotta contro le destre e il liberismo.


Un assaggio

Nel 1969, gli operai hanno rovesciato il mondo: è stato l’anno della rivolta operaia. Contro lo sfruttamento disumano della catena di montaggio, la disciplina da caserma delle fabbriche, il paternalismo feudale degli agrari, la repressione della polizia.
Il ’69 è stato una rivolta prolungata, non una fiammata isolata. È cominciato prima – indissolubilmente legato com’è al ’68 studentesco – ed è finito dopo, cambiando il paese in profondità. Quella potente e liberatoria ribellione di centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici è stata il punto di convergenza di tante storie e memorie: dalle lotte contadine nel Mezzogiorno d’Italia all’esperienza dei quadri sindacali e politici della sinistra di classe, dall’incontro con gli studenti del ’68 alle esperienze di presa di coscienza maturate nell’ambito del mondo cattolico. È stata soprattutto la parola fine alla sopportazione di una situazione disumana lesiva della dignità di lavoratori e lavoratrici che si sono ribellati e hanno trasformato se stessi e il mondo circostante.
Un rivolta che ha radicalmente cambiato volto al paese, contro la volontà delle classi dominanti: non a caso l’autunno caldo si chiude con le bombe di Piazza Fontana e la nascita della strategia della tensione. Perché allora, come oggi, la paura è usata da parte di chi ha il potere per annichilire i popoli e cercare di dominarli.
Una rivolta che è proseguita e si è sedimentata negli anni successivi, perché il protagonismo collettivo del movimento è stato più forte della paura.
Questo libro non è una storia esaustiva del ’69. Molte realtà di lotta non sono state analizzate e non sono riuscito a trovare testimonianze di operaie, ma solo di operai. Vi sono quindi gravi lacune. Questo libro cerca piuttosto di ricostruire il clima, gli elementi fondamentali e di cogliere gli insegnamenti di quel gigantesco processo rivoluzionario sociale, politico e culturale.
A cinquant’anni di distanza ritengo questo compito importante per due ragioni. Perché il ’69 è l’anno più importante nella storia della Repubblica, ha cambiato la storia d’Italia. L’ha cambiata mettendo radicalmente in discussione lo sfruttamento e le gerarchie. Per questo non se ne parla: è il grande rimosso della storia del  paese, perché non è addomesticabile. Non è facilmente integrabile, non è un fatto di costume: il ’69 è una radicale messa in discussione delle classi dominanti, dei loro privilegi, dei metodi disumani che non hanno timore di utilizzare per sfruttare il lavoro altrui. Per questo le classi dominanti, coloro che hanno il potere e possiedono i mezzi di comunicazione Le classi dominanti passano tutto il tempo a dire che il mondo di oggi non ha nulla a che vedere con il mondo di allora, che non ci sono più le fabbriche, gli operai, lo sfruttamento. Il ’69 viene evocato come una storia del passato, dell’antichità, di altri tempi, ma è del tutto evidente che sono cambiate le forme ma non è cambiata la sostanza. Ieri stavi alla catena di montaggio e oggi la catena te la devi mettere da solo per intrecciare i tre lavori precari che devi fare per vivere. Ieri eri obbligato a lavorare molto per avere uno stipendio da fame e adesso i giovani – e non solo – devono lavorare molto per uno stipendio da fame. Ieri il problema della casa era enorme e oggi il problema della casa è enorme. Ieri la nocività la subivano i lavoratori in fabbrica, oggi subiamo tutti il disastro ambientale. Ieri i reietti erano gli immigrati dal Sud Italia, oggi sono gli immigrati dal Sud del mondo.
Le classi dominanti hanno paura del ’69 perché gli aspetti negativi del mondo di oggi, che è tutto diverso nei colori e nelle forme, sono molto simili a quelli contro cui gli operai si sono ribellati nel ’69.
Ci hanno messo una dozzina d’anni a sconfiggere quel ciclo di lotte, a riassorbire larga parte delle conquiste, ma ne hanno ancora paura. In questi cinquant’anni non hanno fatto altro che cercare di demolire, pezzo per pezzo, ogni forma di soggettività, cultura, politica, pratica sociale che al ’69 e alle sue istanze facesse riferimento. I padroni in questi 50 anni non hanno ricercato lo sviluppo del paese ma la distruzione completa di ogni espressione di soggettività del mondo del lavoro. Perché sanno che il ’69 è stato sconfitto, ma non è fallito. Soprattutto perché sanno che un ’69 è sempre possibile quando chi si sente isolato e impotente scopre che unendosi ai suoi simili può diventare invincibile.
Questo libro vorrebbe essere un contributo affinché il ’69 e le sue ragioni vengano conosciute – in particolare dalle giovani generazioni – nella convinzione che il ’69 sia davanti a noi e non dietro.

ISBN: 978-88-6548-306-0
PAGINE: 284
ANNO: 2019
COLLANA: FuoriFuoco
TEMA: Economia e lavoro, Movimenti
Autore

Paolo Ferrero

Valdese, a 18 anni operaio alla Fiat, ha svolto vari incarichi di direzione politica nell’ambito della Fgei, della Fiom, della Cgil, di Democrazia proletaria e di Rifondazione comunista di cui è stato segretario nazionale. Ministro del secondo governo Prodi e attualmente vicepresidente del Partito della sinistra europea, ha pubblicato vari libri per DeriveApprodi tra cui Pigs: la crisi spiegata a tutti, La truffa del debito pubblico e Marx oltre i luoghi comuni.
RASSEGNA STAMPA

«1969: quando gli operai hanno rovesciato il mondo» su @Dalla parte del torto

Qui la recensione di Diego Giachetti.

«1969: quando gli operai hanno rovesciato il mondo» su @Rivista Confronti

Qui l'intervista di Claudio Paravati all'autore Paolo Ferrero.

«1969. Quando gli operai hanno rovesciato il mondo» su @L'Eco Del Chisone

Qui la recensione di Alberto Maranetto.

«1969: Quando gli operai hanno rovesciato il mondo» su @il venerdì di Repubblica

Qui la segnalazione di Matteo Tonelli.

«1969: quando gli operai hanno rovesciato il mondo» su @Alto Adige e Trentino

Qui la recensione di Carlo Martinelli.


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