A sangue caldo

«Come i mass media operano con un’azione terrorizzante»

A sangue caldo

Criminalità, mass media e politica in Italia

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A leggere i giornali e guardare la televisione sembra che l’Italia sia un paese dominato dalla paura. Ad ascoltare i partiti politici il tema della «sicurezza» sarebbe in testa alle preoccupazioni degli italiani. Tutto questo mentre le statistiche dimostrano il contrario, ovvero che il crimine nel nostro paese è in netta e progressiva diminuzione e, d’altra parte, non c’è mai stata così tanta ostentazione della ricchezza da parte di singoli cittadini.
Da dove viene alla questa «paura» e questa richiesta assillante di «sicurezza».
Partendo dal caso di Novi Ligure, dove l’uccisione di una donna e del suo bambino è stata prima fatta scambiare per l’opera di una banda di ladri extracomunitari e poi come un matricidio che avrebbe potuto ripetersi in ogni famiglia italiana, il libro dimostra come i mass media stiano da anni svolgendo un’azione terrorizzante, se non proprio terroristica, sul pubblico, inventando notizie, snaturandone altre, dimenticandone altre ancora, e lo documenta con una carrellata di quei fatti distorti: storie di pedofili, di serial killer e di omicidi che si sono rivelate completamente diverse da come erano state raccontante in prima battuta, a sangue ancora caldo.
A corollario, il libro offre anche uno scenario corretto del crimine nel nostro paese, ivi compreso di quello che non ottiene mai le prime pagine dei giornali, ma risulta essere più “insidioso” per la sicurezza dei cittadini (che non è affatto solo un problema di ordine pubblico) e per la trasparenza della vita pubblica.


Un assaggio

Una strada pulita. Una schiera di villette a due piani, in zona Lodolino, alla periferia, se ha senso parlare di periferia in una cittadina come Novi Ligure. Il villino in via Dacatra 12 (qualcuno però scrive Da Catra, qualcun altro dice via Salvo d’Acquisto, qualcun altro ancora via Lodolino: neanche sul nome della strada i quotidiani sapranno dare un’informazione corretta) da fuori ha l’aspetto pulito, la siepe di bosso (o di lauro, a seconda dei giornali) copre la recinzione, sul cancello l’avviso «Attenti al cane», i muri sono netti, le finestre senza una macchia, le tendine, che si intravedono oltre i vetri, di lino ricamato. È una di quelle case dove gli italiani hanno sempre più piacere ad abitare, una di quelle case che si costruiscono sempre più spesso: per un verso sono il sintomo dello sfaldamento cittadino e della vita in comunità, per l’altro la spina nel fianco dei carabinieri adibiti al controllo del territorio (dato l’isolamento e la tipologia edilizia sono meno difendibili dagli assalti esterni), ma anche la gallina dalle uova d’oro per i venditori di apparecchiature antifurto e antiscasso. Dentro a una casa così, c’è da pensare che possa vivere soltanto una famiglia serena
Mai fidarsi delle apparenze, è la prima regola
Da quel villino è uscita una ragazza, non l’abbiamo vista ma è di certo uscita da lì, indossa il pigiama, ha i piedi scalzi, gli occhi sbarrati. Vaga per il parcheggio di fronte a casa, urla che hanno ucciso sua madre e suo fratello. Nessuno le bada perché la regola in zone residenziali di quel tipo è farsi gli affari propri. Lei continua a correre, avanti e indietro, a gridare, a chiedere aiuto. Avesse del sangue sul corpo e sui vestiti, sembrerebbe una scena di Twin Peaks. Finalmente qualcuno la nota. Cominciano le parole convulse, inframmezzate di lacrime. Lei si chiama Erika De Nardo, ha 16 anni (ma i giornali resteranno a lungo indecisi fra i 14 e i 17, che compirà ad aprile), apparentemente è l’unica sopravvissuta di un massacro che ha privato suo padre Francesco, ingegnere, direttore dello stabilimento dolciario Pernigotti, della moglie e del figlio maschio. E lei della madre e del fratellino
Francesco De Nardo stava giocando a calcetto, lo sono andati a chiamare, gli hanno raccontato che dentro casa sua è tutto schizzato di sangue, il pavimento, le pareti, le scale, i mobili. Nella cucina al pianterreno riverso a terra c’è il cadavere di Susy Cassini, 45 anni, madre di Erika e moglie di Francesco. Al primo piano, nella stanza da bagno, vestito dentro la vasca lorda di sangue, con gli intestini fuori dal ventre, quello di Luca, 12 anni, fratello di Erika e figlio di Francesco. Entrambi i corpi sono straziati da una quantità smisurata di colpi di coltello (se ne conteranno 94 in tutto, 50 su Gianluca, 44 su Susy), fendenti che li hanno prima feriti e poi uccisi, in un dolore e un orrore che alla fine la morte dev’essere apparsa come una nera misericordia
Chi può essere stato a commettere una simile carneficina? Chi può avere avuto cuore a distruggere una famiglia apparentemente così normale, proprio dentro il luogo fisico del suo benessere
Perché tanta ferocia
I vicini che subito si radunano nel piazzale davanti all’ingresso della villetta, gli abitanti di Novi Ligure, almeno un centinaio, che accorrono man mano che la notizia si sparge non hanno dubbi: sono stati Loro. Loro, gli stranieri, quelli che rubano negli appartamenti, quelli che due giorni prima hanno persino violentato una vecchietta che vive da sola. Quelli che da quando sono arrivati non è più come una volta.

ISBN: 88-87423-73-3
PAGINE: 176
ANNO: 2002
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Media-strategie
Autori

Uomini sempre poco allineati

La mattina del 16 ottobre ci ha lasciato Luigi Bernardi, grande e singolare personalità dell’editoria italiana. Nostro carissimo amico, compagno, consigliere, collaboratore, autore.
Luigi è stato un importante editore di riviste di fumetti di qualità nel corso degli Ottanta e primi Novanta. Poi ha fondato e diretto la casa editrice Granata Press. Aggredito in quegli anni dalla malattia ha dovuto abbandonare l’impresa dedicandosi poi alle collaborazioni con case editrici di suo gradimento. Tra queste la nostra, che al suo nascere ha subito puntato col suo caratteristico occhio aquilino. Lo stesso occhio che nel suo lungo percorso di scavo e ricerca gli ha permesso di scoprire a colpo sicuro alcune stelle della narrativa italiana.
Per DeriveApprodi, Luigi ha diretto, insieme ad Alessandra Gambetti, la collana Vox (21 titoli), pubblicando tra gli altri: Vittorio Bongiorno, Piergiorgio Di Cara, Franco Limardi, Michele Monina, Riccardo Pedrini (ora Wu Ming 5), Giampaolo Simi nella sezione noir; ma anche autori non di genere come Marco Berisso, Emidio Clementi, Paolo Nori, Cinzia Zungolo. Ma è stato anche autore di due volumi: Pallottole vaganti. 101 omicidi italiani e A sangue caldo. Criminalità, mass media e politica in Italia.
La collaborazione con DeriveApprodi si è poi articolata nella sua Bologna con la partecipazione, in qualità di docente, ai corsi di formazione in editoria organizzati e diretti per alcuni anni da Eleonora Stanzani.
Segugio editoriale di razza, Luigi era intellettuale inquieto e irriverente a qualsiasi potere. Di un’indole prevalentemente taciturna sapeva essere preciso ed essenziale nell’eloquio oltre che incline a un’ironia tagliente nei riguardi  del panorama culturale italiano che riteneva perlopiù popolato da anime miserabili.
La sua intelligenza di intellettuale libero perché indipendente lo ha sempre tenuto al riparo dalle vacue vanità delle luci della ribalta. A lui interessava, e bastava, la stima e l’affetto sincero dei suoi autori e dei suoi amici. Gli stessi che in questi giorni riflettono sul suo prezioso lascito etico di uomo sempre poco allineato.

Sergio Bianchi
DeriveApprodi

Luigi Bernardi

Luigi Bernardi è nato nel 1953, a Ozzano dell’Emilia, vicino a Bologna, città dove attualmente vive. Ha creato alcune case editrici di fumetti e diretto riviste di settore. All’inizio degli anni Novanta, con Granata Press, ha cominciato a occuparsi di narrativa. Il suo lavoro di editor di fumetti e narrativa è riassunto in Granata Press (Mobydick, 2000). Tra i suoi libri: Niente da capire (Perdisa Pop, 2011), Senza luce (Perdisa Pop, 2009), Atlante freddo (Zona, 2006).


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