Airbnb città merce

«La retorica fasulla di Airbnb va combattuta con dati reali e storie vere di origine e resistenza».

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Storie di resistenza alla gentrificazione digitale

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Airbnb ha contribuito a trasformare le principali città del mondo in parchi a tema per turisti e resort per ricchi.
Questo libro mostra come uno dei protagonisti del cosiddetto «capitalismo digitale o delle piattaforme» – Airbnb – abbia invece ricadute concrete e devastanti sul piano dello spazio urbano, dell’abitare e della vita nella città.
Airbnb è infatti uno strumento tecnologico potente che alimenta un enorme processo di trasformazione sociale: da San Francisco a New York, da Lisbona a Roma, la turistizzazione delle città produce l’espulsione di residenti e attività a favore di un turismo di transito basato sul consumo, con il conseguente stravolgimento della vita sociale, economica, relazionale, affettiva che da sempre accompagna l’abitare metropolitano.
La dimensione della comunità, del vicinato e della relazione scompare per lasciare posto a un capitalismo immobiliare e della rendita di nuovo tipo. Airbnb città merce racconta alcuni casi esemplari di questo processo, ma anche, soprattutto, i nuovi movimenti sociali che insorgono contro la gentrificazione digitale delle città.


Un assaggio

Ogni eroe popolare, ogni religione, ogni ideologia ha bisogno di storie.
Nell’epoca del capitalismo delle start-up e delle piattaforme anche le corporation hanno bisogno di storie convincenti. Per esempio di miti di fondazione, che partano dal livello più «umile» possibile (garage, materassi ad aria, tre amici affamati e volenterosi) in modo che l’ascesa al cielo del denaro possa essere narrata come una favola che esalti la perseveranza, il merito individuale, la fortuna, il carattere democratico dell’impresa, spingendo sotto il tappeto tutte le relazioni
e i finanziamenti ricevuti dal sistema industriale e creditizio. Airbnb non fa eccezione: costruisce la propria genealogia immaginaria – ma occulta i dati – su miti fondativi fasulli, retoriche pseudo-comunitarie e post motivazionali, con un frame narrativo che capovolge la natura parassitaria e ambivalente di tanta parte della cosiddetta sharing economy. Disoccupati gioiosi, casalinghe realizzate, fiducia nel prossimo, casette sugli alberi e sull’acqua, vacanze rimediate con l’affitto…
Attraverso la narrazione di soluzioni individuali Airbnb si presenta come la risposta a problemi che la piattaforma stessa contribuisce a generare.
Si tratta di un sistema fondato sulla creazione di sempre nuove opportunità di profitto, a partire dalla cancellazione dei diritti di fasce di popolazione crescenti, su cui si sperimentano nuove forme di welfare privato. C’è infatti un aspetto importante che ci spinge a focalizzare l’attenzione su Airbnb e sul suo ruolo strategico all’interno di un settore, di per sé strategico, come il capitalismo delle piattaforme.
Airbnb è finora la principale success story del capitalismo delle piattaforme e dell’ideologia neoliberale e startuppara, secondo cui ognuno è l’imprenditore di se stesso. Questa retorica, radicata nella cultura americana dai tempi dei pionieri del West, occulta il semplice fatto che le piattaforme hanno trovato il modo di mercificare sempre nuove risorse, ampliando la sfera di ciò che è possibile mettere a profitto – la casa, il proprio tempo, le città.
La proliferazione di Airbnb è avvenuta in un contesto di recessione economica, di precarizzazione del lavoro, di contrazione dei salari, di aumento del costo della vita e di finanziarizzazione della casa su scala globale. Gli effetti della produzione dello spazio per utenti progressivamente più ricchi, ovvero del fenomeno della gentrificazione, una strategia di crescita economica urbana globale, produce effetti drammatici nei luoghi dove le piattaforme atterrano: le città.
È il caso di Lisbona, la cui economia locale è stata stravolta negli ultimi anni da un’ondata di speculazione immobiliare promossa dalle politiche pubbliche dopo la crisi economica del 2008. Le politiche di austerity messe in campo all’indomani dello scoppio della bolla dei subprime hanno spinto le città a «vendersi» sul mercato finanziario globale alla ricerca delle risorse economiche necessarie. In questo contesto il turismo, al cuore di una vera e propria politica industriale adottata dei paesi del Sud Europa, è uno strumento di produzione di località per l’estrazione di valore dalla città-merce.
Airbnb è in parte responsabile di un salto di scala di questi processi.
È uno strumento di accumulazione di profitti e di concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi proprietari assenti che affittano le case a turisti di passaggio, portando al rialzo i valori immobiliari e i canoni di locazione, alla contrazione dell’offerta di case in affitto, e dunque all’espulsione del ceto medio e basso dai centri urbani.
Airbnb si racconta come uno strumento innovativo che consente alle persone comuni di arrotondare e restare nelle loro case. Ma è proprio la natura individualista di Airbnb, occultata da strati di retorica comunitaria, che lungi dal mettere in crisi lo status-quo, lo alimenta sulla nostra pelle. A dimostrarlo, la stessa origine di Airbnb in una città dove l’emergenza abitativa ha raggiunto le proporzioni di una crisi umanitaria, e dove le organizzazioni per il diritto all’abitare stanno portando avanti una battaglia collettiva contro le pratiche speculative dei proprietari di case a cui Airbnb assicura entrate extra. La retorica fasulla di Airbnb va combattuta con dati reali e storie vere di origine e di resistenza. Per questo andiamo là dove tutto è cominciato, a San Francisco, e ci giochiamo le nostre storie, e i nostri dati, contro le sue.
Si tratta innanzitutto di liberare il campo dalle mitologie che accompagnano e legittimano l’avanzata del capitalismo delle piattaforme, radicate nella mentalità americana, su cui la favola di Airbnb si innesta. Il mito della classe media, del duro lavoro, delle pari opportunità. Il sogno americano per eccellenza, quello di possedere una casa, un sogno che per milioni di americani si è infranto con l’avvento delle politiche neoliberiste e l’ideologia del merito individuale come fondamento teorico delle diseguaglianze crescenti. Il mito del pioniere alla conquista delle terre selvagge, che diviene il libero imprenditore alla scoperta della frontiera dello spazio digitale.
Il mito del creativo, a cui l’ideologia dell’innovazione capitalista accredita molto più merito del dovuto per le immense ricchezze accumulate grazie alle imprese collettive di molti. La favola di Airbnb parte da San Francisco ma la sua vera origine sono i capitali di ventura della Silicon Valley, senza i quali l’idea di tre giovani che hanno «trasformato la paura in divertimento» non sarebbe mai decollata.
A sua volta l’ecosistema innovativo della Silicon Valley, alla base del successo delle piattaforme digitali, è il frutto di decenni di ricerche finanziate con fondi pubblici e del lavoro di milioni di lavoratori invisibili, quelli dell’industria tecnologica e dei settori dei servizi, che costituiscono l’infrastruttura fisica dove «l’innovazione» può avvenire, le città.

L’enorme concentrazione di ricchezza da parte dei capitalisti del mondo dorato della tecnologia ha generato enormi monopoli digitali e circoli chiusi di investitori che si tramandano ereditariamente la ricchezza, mettendo a rischio lo stesso ecosistema innovativo della Silicon Valley e rendendo invivibili le città per coloro che le abitano e le mandano avanti. San Francisco, la città con gli affitti più alti degli Stati Uniti, è una resort economy. Ed è proprio qui, a partire dalle
lotte delle organizzazioni per il diritto all’abitare, che è iniziata la resistenza a Airbnb. Una resistenza che ha combattuto battaglie durissime contro vere e proprie campagne elettorali costruite con milioni di dollari da Airbnb per far cambiare le leggi della città a suo favore.
Dietro il claim di Airbnb, «appartieni ovunque», le strategie di marketing, le campagne copiate ai movimenti, la mobilitazione degli elettori-consumatori in suo favore. E quando Airbnb non riesce a cambiare le regole, fa causa alle città che approvano norme a tutela del diritto all’abitare.

ISBN: 978-88-6548-291-9
PAGINE: 192
ANNO: 2020
COLLANA: comunità concrete
TEMA: Beni comuni, Economia e lavoro, Metropoli e spazi urbani
Autore

Sarah Gainsforth

è ricercatrice indipendente e giornalista freelance. Collabora con «L’Espresso» e «il manifesto». Si occupa di temi sociali con un focus sulle disuguaglianze e sulle politiche abitative. Dal 2016 scrive di Airbnb e ha curato la presentazione dei dati di Inside Airbnb a Roma. Fa parte della rete SET–Sud Europa contro la turistificazione.
RASSEGNA STAMPA

«Airbnb città merce» su @DinamoPress

Qui la recensione di Augusto Illuminati.

«Airbnb città merce» su @Carmilla

Qui la recensione di Alessandro Barile.

«Airbnb città merce» su @I Diavoli

Qui un estratto dal libro.

«Airbnb città merce» su @il venerdì di Repubblica

Qui la recensione di Riccardo Staglianò.

«Airbnb città merce» su @PerUnAltraCittà

Qui la recensione di Antonio Fiorentino.

«Airbnb città merce» su @il manifesto

Qui la recensione di Roberto Ciccarelli.

«Airbnb città merce» su @I Diavoli

Qui l'intervista all'autrice Sarah Gainsforth.

«Airbnb città merce» su @Jacobin

Qui la recensione di Wolf Bukowski.

«Airbnb città merce» su @PULP Libri

Qui la recensione di Elisabetta Michielin.

«Airbnb città merce» su@ComuneBologna.it

Qui la segnalazione del libro.

«Airbnb città merce» su@Messaggero di sant'Antonio

Qui il dossier con l'intervista all'autrice Sarah Gainsforth.

«Airbnb città merce» su @Altreconomia

Qui l'intervsita di Luca Martinelli all'autrice Sarah Gainsforth.

«Airbnb città merce» su @Radio Città Fujiko

Qui l'intervista di Alessandro Canella all'autrice Sarah Gainsforth.

«Airbnb città merce» @Rsi-Radiotelevisione Svizzera

Qui l'intervista a Sarah Gainsforth.

«Airbnb città merce» su @Left

Qui e qui l'intervista all'autrice Sarah Gainsforth e la recensione del libro, a cura di Leonardo Filippi.

«Airbnb città merce» su @Micromega

Qui la recensione di Giacomo Russo Spena e Vincenzo Carbone.

«Airbnb città merce» su @Il Becco

Qui la recensione di Diletta Gasparo.

«Airbnb città merce» su @Radio Onda d'Urto

Qui l'intervista di Pamela Cardinali all'autrice Sarah Gainsforth.

«Airbnb città merce» su @cheFare

Qui l'intervista di Giacomo Giossi all'autrice Sarah Gainsforth

«Airbnb città merce» su @Pandora Rivista

Qui la recensione di Michele Grimaldi.

«Airbnb città merce» su @Giornale Trentino

Qui la recensione di Carlo Martinelli.

«Airbnb città merce» su @Roma Today

Qui la recensione di Ylenia Sina.

«Airbnb città merce» su @Rivista Touring

Qui lo speciale con intervista all'autrice Sarah Gainsforth.

«Airbnb città merce» su @L'Indice dei libri del mese

Qui la recensione di Eloy Llevat Soy.

«Airbnb città merce» su @Internazionale.it

Qui l'approfondimento di Christan Raimo.

«Airbnb città merce» @Q Code Magazine

Qui l'intervista all'autrice Sarah Gainsforth di Clara Capelli.

«Airbnb città merce» su @The Submarine

Qui la segnalazione di Stefano Colombo.

«Airbnb città merce» su @La Repubblica - Genova

Qui l'intervista all'autrice Satah Gainsforth.

«Airbnb città merce» su @Radio Popolare

Qui l'intervista all'autrice Sarah Gainsforth al minuto 40:30.

«Airbnb città merce» su @Vita

Qui la recensione di Marco Dotti.


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