America letale

Le ultime parole scritte prima dell’esecuzione nel braccio della morte

America letale

Epistolario dal braccio della morte

America letale
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Le lettere raccolte in questo libro sono state scritte, per la maggior parte, da persone che, negli Stati Uniti, attendono il momento della propria esecuzione nel braccio della morte. Molti di questi detenuti non hanno avuto una vita stabile o agiata, spesso sono stati affidati agli orfanotrofi e le autorità li hanno poi rinchiusi nei riformatori, nelle carceri minorili, nei penitenziari e nel braccio della morte hanno ritrovato le stesse condizioni repressive che hanno condizionato la loro vita precedente.
Molte delle persone che hanno scritto queste lettere sono già state giustiziate.
Bianca Cerri ha raccolto queste lettere nel corso di sei anni, durante i quali ha corrisposto con varie decine di detenuti. Con loro ha intrattenuto relazioni personali, spesso molto intime, e più volte li ha visitati nel braccio della morte penetrando nell’intimità di chi nella solitudine della propria cella assiste al progressivo venir meno della sua umanità, fino a quell’ultimo tragitto verso una scarica elettrica, un’iniezione letale o una camera a gas.
A emergere sono scenari dove il caso, una giustizia arbitraria, l’indigenza economica o, più spesso, il colore della pelle hanno messo il punto finale a percorsi di vita che apparivano già segnati. Attraverso le lettere dei reclusi questo libro ci spalanca le porte di un braccio della morte abitato da minori, malati di mente, innocenti, guardie carcerarie, finti avvocati e presunti giudici. A sorreggere tutto ciò non sta il desiderio di giustizia e nemmeno la volontà di vendetta, semplicemente un sofisticato sistema di produzione di morte che ha trasformato in un gesto banale l’uccisione di un uomo.


Un assaggio

Il Texas, oggi capitale della pena di morte, è uno Stato che fonda il proprio benessere sulla schiavitù dei secoli trascorsi e conserva i privilegi della classe dominante, incarcerando e condannando a morte un altissimo numero di appartenenti a minoranze e a categorie sociali svantaggiate, come avviene in quasi tutti gli Stati di quell’area chiamata «cintura della morte», dove è piuttosto difficile trovare un bianco condannato a morte per l’uccisione di un nero. Molti casi dimostrano che, quando sul banco degli imputati siede un nero, i processi sono molto più brevi e l’accusa ha vita facile nell’assicurarsi la condanna a morte. L’80% delle 765 persone giustiziate in America dal 1972 a oggi è stato giustiziato per l’omicidio di un bianco. Le giurie composte unicamente da bianchi, chiamate a giudicare persone di colore, sono una «grande risorsa» secondo i procuratori più anziani, che consigliano ai colleghi più giovani di fare il possibile per non ammettere neri nelle giurie. Ai giovani neri che entrano nel braccio della morte vengono inflitti lunghi periodi di isolamento, e questo riflette uno scenario più vasto, che comprende l’arresto in massa di molti membri della comunità nera. L’apparato carcerario americano rispecchia quel senso di provvisorietà che sembra divenuto una seconda natura per il paese. Anche per chi è afflitto da malattie mentali, il carcere è una vera tortura. I detenuti che riportano danni permanenti al cervello sono molto numerosi e la superficialità con cui vengono inflitte le sanzioni disciplinari grava su di loro più che su chiunque altro. Ogni anno nelle carceri americane avvengono numerosi suicidi tra quelli che soffrono di gravi forme di depressione mai curate e fra coloro che sono colpiti da patologie psichiche proprio a causa delle condizioni carcerarie. Le urla che provengono giorno e notte dalle celle, il controllo totale esercitato dalle guardie, la carenza di sonno, le punizioni arbitrarie, la mancanza di cure mediche e le malattie sono tra i tanti fattori che spingono molti a compiere una scelta drammatica. Anche i farmaci, che l’amministrazione somministra per tenere calmi i detenuti affetti da forme di patologia psichica, acuiscono il disagio mentale di molti soggetti. Generalmente, la situazione peggiora in estate perché le alte temperature aumentano l’effetto dei tranquillanti e degli antidepressivi e causano gravi problemi ai malati di diabete e a chi soffre di pressione alta. A causa di un’intensiva somministrazione di Prolixin, Stelazine, Navane, Elavil, Desyrel, Artane ecc., Joe Turner, detenuto nel braccio della morte del Texas, si è ucciso impiccandosi mentre la guardia dormiva su una sedia da barbiere proprio davanti alla sua cella. Gli psichiatri sanno bene che questi farmaci provocano alti livelli di assuefazione. La persona che le assume si trasforma totalmente: il modo di camminare, il linguaggio, l’atteggiamento, la personalità intera di un individuo possono subire gravi alterazioni a causa dell’assunzione di queste sostanze. Inoltre, non pochi sono i detenuti che decidono di farsi giustiziare e di abbandonare il proprio percorso giudiziario, perché l’esecuzione appare loro come l’unico mezzo di liberazione dall’inferno che sono costretti a vivere quotidianamente. Gli avvocati non sanno mai se assecondare il desiderio del loro assistito di morire o continuare a combattere contravvenendo alla volontà del soggetto, ma chi chiede di essere messo a morte sente che quella è l’unica forma di libertà che ha ancora a disposizione e preferisce non trascinare ulteriormente la lunga sequela di appelli, concessa da un sistema comunque determinato a ucciderlo.

ISBN: 88-87423-84-9
PAGINE: 216
ANNO: 2002
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Carcere e nuove punitività
Autore

Bianca Cerri

Bianca Cerri è nata e vive a Roma. Fa parte della Coalizione italiana contro la pena di morte negli Usa. Collabora con Reporter Associati e con Radio Città Aperta. Il suo rapporto epistolare con i detenuti americani dura da quasi dieci anni.

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