Anima e corpo

«Storie di pugili in America»

Anima e corpo

La fabbrica dei pugili nel ghetto nero americano

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I protagonisti di questo libro sono: una palestra di pugilato nel ghetto nero di Chicago, un brillante ricercatore universitario che si dedica all’arte pugilistica, un vecchio coach che risponde al nome di DeeDee, molti novizi della boxe, ma anche svariati professionisti, i giovani senza futuro delle periferie metropolitane.
È l’universo del pugilato che si muove all’ombra delle luci della ribalta e lontano dagli incontri che fanno spettacolo. Questo libro è il diario delle passioni, dei sentimenti e delle ragioni che animano gli attori minori del mondo del pugilato. Ci parla di diete alimentari, di disciplina, di tecniche di allenamento, di colpi tirati e incassati, di attrezzi, di riunioni pugilistiche. Ci mostra i pugili in azione, a riposo, nei momenti di entusiasmo e di depressione, negli spogliatoi e sul ring. È il romanzo di molte vite, di numerosi sogni e tante illusioni intrecciate dalla volontà e la fatica di diventare pugile. È un libro d’amore per quella Nobile Arte che è insieme violenza, rigore, abnegazione, esperienze e sapere. Nei ghetti neri d’America ben più di un semplice sport.


Un assaggio

Nell’agosto 1988, per una serie di circostanze, mi sono iscritto a un circolo di boxe di un quartiere del ghetto nero di Chicago. Fino a quel momento non avevo mai praticato questo sport, e nemmeno pensato di farlo. Eccetto le nozioni superficiali e le immagini stereotipate che ognuno può formarsene attraverso i media, il cinema o la letteratura, non avevo avuto nessun contatto col mondo pugilistico. Mi trovavo dunque nella situazione del perfetto novizio
Per tre anni ho partecipato agli allenamenti a fianco ai pugili del posto, amatori e professionisti, da tre a sei volte a settimana, sottoponendomi con impegno a tutte le fasi della loro rigorosa preparazione, dallo shadow-boxing davanti allo specchio allo sparring sul ring. Con sorpresa mia e dei miei colleghi, mi sono a poco a poco appassionato al gioco, al punto di finire col passare tutti i miei pomeriggi nella palestra di Woodlawn e di «mettere i guantoni» regolarmente con i professionisti del club, prima di superare le corde per disputare il mio primo combattimento ufficiale in occasione dei Chicago Golden Gloves – nell’ebbrezza dell’immersione, a un tratto ho persino pensato di interrompere la mia carriera universitaria per «passare» ai professionisti, e rimanere così accanto ai miei amici del «gym» e al nostro maestro, DeeDee Armour, che è diventato per me un secondo padre
Al loro seguito ho assistito a una trentina di tornei e «riunioni» di boxe tenuti in diversi locali, cinema e palestre della città e della periferia, in qualità di compagno di sala e supporter, partner di sparring e confidente, assistente all’angolo e fotografo, il che mi ha permesso di avere libero accesso a tutte le scene e retroscena del mondo del pugilato. Ho anche accompagnato i pugili del mio gym «sulla strada» in occasione di incontri organizzati in altre borgate del Midwest e nei prestigiosi (ma penosi) casinò di Atlantic City. E ho progressivamente assimilato le categorie del giudizio pugilistico sotto la direzione di DeeDee, chiacchierando all’infinito con lui in palestra e analizzando i combattimenti in televisione da lui la sera, entrambi seduti sul letto in cucina nel suo piccolo appartamento
L’amicizia e la fiducia che mi hanno accordato i frequentatori abituali di Woodlawn hanno fatto sì che potessi confondermi con loro all’interno della palestra, ma anche accompagnarli nelle loro peregrinazioni quotidiane all’esterno, in cerca di un impiego o di un alloggio, a caccia di affari nei traffici del ghetto, nelle loro grane con le mogli, all’ufficio di assistenza sociale o alla polizia, così come a zonzo con i loro «homies» (amici) delle temibili città vicine. I miei colleghi di ring mi hanno fatto così condividere le loro gioie e i loro dolori, i sogni e le delusioni, i pic-nic, le serate danzanti e le uscite familiari. Mi hanno portato a pregare nella loro chiesa, fatto pettinare alla «fade» dal loro barbiere, giocare a biliardo nel loro bar preferito, ascoltare rap fino a saturazione e persino fatto applaudire Minister Louis Farrakhan in occasione di un meeting politico-religioso della Nation of Islam – dove mi sono ritrovato, unico non credente europeo, in mezzo a diecimila devoti afroamericani in trance. Ho condiviso con loro tre funerali, due matrimoni, quattro nascite e un battesimo, e ho assistito al loro fianco, con una tristezza indicibile, alla chiusura del gym di Woodlawn, condannato nel febbraio 1992 e raso al suolo un anno dopo nel corso di un’operazione di «ristrutturazione» urbana
Gli appunti giornalmente affidati al mio quaderno da viaggio dopo ogni seduta di allenamento (inizialmente per aiutarmi a superare un profondo senso di malessere e di disagio fisico, sentimento senza dubbio acuito dal fatto di essere l’unico bianco in una palestra frequentata, al momento del mio ingresso, esclusivamente da atleti neri), come anche le osservazioni, le fotografie e le registrazioni, realizzate in occasione dei match in cui si esibivano gli iscritti della mia palestra, hanno fornito la materia prima dei testi che seguono (dal Prologo dell’autore).

ISBN: 88-87423-98-9
PAGINE: 240 con illustrazioni
ANNO: 2002
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Antropologia ed etnografia, Metropoli e spazi urbani, Sport ma non solo
Autore

Loïc Wacquant

Loïc Wacquant, allievo di Pierre Bourdieu, insegna al Centre de sociologie européene du College de France. È professore associato di sociologia all’University of California, a Berkeley. Tra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo Parola d’ordine: tolleranza zero (2000) e Simbiosi mortale. Neoliberalismo e politica penale (2002).

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