Arte e multitudo

L’arte non è il prodotto dell’angelo ma l’affermazione, ogni volta la nuova scoperta, che tutti gli uomini sono angeli.

Toni Negri

Arte e multitudo

A cura di Nicolas Martino

Contributi di Marco Assennato e Jacopo Galimberti

Arte e multitudo
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Che cos’è l’arte nella postmodernità? Cosa ne è del bello nel passaggio dal moderno al postmoderno? Cos’è il sublime quando la sussunzione reale del lavoro al capitale e l’astrazione completa del mondo si sono compiute? Sono le domande a cui risponde Toni Negri, in una veste di scrittura inedita, con dieci lettere ad altrettanti amici (tra i quali Giorgio Agamben, Massimo Cacciari, Nanni Balestrini). Si discute dell’astratto, del lavoro collettivo, del costruire, dell’evento, del corpo, della biopolitica e del comune. Contro ogni retorica debolista, questo piccolo dizionario dell’arte ci permette di scoprire la resistenza etica nella postmodernità. Contro il cinismo spettacolare del mercato che fa dell’opera d’arte una merce tra le altre qui si afferma un’idea dell’arte radicalmente democratica. Contro la sconfitta tragica che fa dell’arte «il prodotto dell’angelo», qui si afferma che «tutti gli uomini sono angeli». Un libro che dimostra la poliedricità del pensiero di Negri, qui confrontato alle implicazioni politiche dell’estetica.


Un assaggio

Quando guardo il paesaggio della pianura Padana o quello della Borgogna, la natura mi appare così tanto modificata dall’azione e dal lavoro dell’uomo che non so più se quelle linee e quegli orizzonti sono ancora naturali o se sono in realtà astratti tanto quanto la natura trasformata dall’uomo. Ma se questi sono i termini entro i quali siamo costretti a rapportarci alla natura, se non possiamo conoscerla se non come natura trasformata e prolungamento dell’azione dell’uomo, se l’arte stessa (in quanto essa è anche attività umana e segno privilegiato del rapporto che questa intrattiene con i modelli originari) fa parte di questo dispositivo astratto, allora noi non potremo prendere in considerazione l’arte se non dal punto di vista dell’attività umana, e non saremo in grado di apprezzare la bellezza se non dal punto di vista dell’azione umana, del lavoro vivente come capacità di trasformazione radicale della natura e della realtà storica. L’esperienza artistica ci rimanda all’analisi delle trasformazioni del lavoro. Ebbene, se lungo tutto il XIX e il XX secolo il lavoro non smette di diventare sempre più astratto, conosce nuovamente, a partire dagli anni Sessanta, un processo di singolarizzazione che si manifesta in una figura nuova, quella del lavoro intellettuale, immateriale, affettivo, quella del lavoro che produce linguaggi e relazioni. Il passaggio d’epoca (dalla modernità alla postmodernità) lo si verifica nella trasformazione del lavoro – ovverosia nel passaggio dall’astrazione massificata del suo valore alla singolarizzazione immateriale della sua potenza espressiva. Il fatto che l’arte fosse completamente immersa nel mondo delle merci non mi turbava più, giacché questa era anche la condizione del lavoro e non poteva essere altrimenti. Lo scandalo intellettuale e il sentimento di asfissia etica che si prova nel vedere l’arte catturata in questo mondo prigioniero del capitalismo non mi facevano più orrore. O meglio non mi suscitavano più solo orrore. Perché era proprio in questo mondo basso, a contatto diretto con l’orrore e la violenza del mercato, che il lavoro vivo dell’artista prendeva talvolta l’apparenza del bello. Cos’è allora questa bellezza? Che cos’è l’arte quando essa è costantemente reinventata dalla possibilità del bello? L’arte è, come si è detto, lavoro, lavoro vivente, e quindi invenzione di singolarità, di figure e oggetti singolari, espressione linguistica, invenzione di segni. Qui, in questo primo movimento, si distende la potenza del soggetto in azione, la sua capacità di approfondire la conoscenza fino a reinventare il mondo. Ma questi atti espressivi non raggiungono la bellezza e l’assoluto se non quando i segni o la lingua attraverso i quali si esprime si fanno comunità, se non quando sono compresi e contenuti dentro un progetto comune. Il bello è un’invenzione di singolarità che circola e si rivela come comune dentro la molteplicità dei soggetti che partecipano alla costruzione del mondo. Il bello non è l’atto d’immaginare, ma un’immaginazione che diventa azione. L’arte, in questo senso, è moltitudine.

ISBN: 978-88-6548-095-3
PAGINE: 180
ANNO: 2014
COLLANA: OPERAVIVA
TEMA: Filosofia, Immaginari
Autore

Toni Negri

Toni Negri
Toni Negri, già docente di Dottrina dello Stato a Padova, ha insegnato in prestigiose Università europee. Negli utimi anni la sua riflessione filosofica e politica ha avuto un grande riconoscimento internazionale. Per le nostre edizioni ha pubblicato: I libri del rogo, Spinoza, Settanta (insieme a Raffaella Battaglini) e pipe-line.
RASSEGNA STAMPA

Sul Sublime. Lettera a Giorgio («alias – il manifesto»)

Su «alias» l'anticipazione di un brano di “Arte e multitudo”, di Toni Negri – «il manifesto», 25 ottobre 2014

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Sul sublime («Alfabeta2»)

Estratto dal libro “Arte e multitudo”, di Toni Negri, nel settimanale "alfadomenica" di «Alfabeta2» – 26 ottobre 2014

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E Leopardi diventa la star del punk («Pagina 99»)

Su «Pagina 99» un articolo di Roberto Silvestri a partire da Arte e multitudo, di Toni Negri – 3 novembre 2014

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Toni Negri o dell'arte di mordere la realtà («Pagina 99»)

Su «Pagina 99 weekend» la recensione di Andrea Dusio ad Arte e multitudo, di Toni Negri – da «Pagina 99», 3 novembre 2014

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Lettere francesi. Arte e multitudo di Toni Negri

Su «Nuova Società» la recensione di Simone Rubino al libro di Toni Negri, “Arte e multitudo” – da nuovasocietà.it, 18 novembre 2014

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Da Leopardi al Punk. Il lato tenero del cattivo maestro («Europa»)

Su «Europa Quotidiano» la recensione di Nicola Mirenzi al libro di Toni Negri, “Arte e multitudo” – da «Europa», 2 dicembre 2014

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Arte, immaginazione e moltitudine

Su «alfabeta2» la recensione di Angelo Guglielmi al libro di Toni Negri, “Arte e multitudo” – da «alfabeta2», 12 dicembre 2014

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Dieci lettere per reinventare il mondo («Il manifesto»)

Sul «manifesto» una riflessione di Giovanna Zapperi a partire dal libro di Toni Negri, “Arte e multitudo” – da «il manifesto», 12 dicembre 2014

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Giudizio non classificato. Una lettura fuori dagli schemi («Art Tribune»)

Il saggio di Toni Negri, “Arte e multitudo”, è incluso nella lista degli otto libri da leggere stilata dalla rivista «Art Tribune» – 13 dicembre 2014

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L'irriducibilità dell'opera d'arte («La furia umana»)

Recensione di Toni D'Angela al libro “Arte e multitudo”, di Toni Negri – 22 dicembre 2014

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