Artecrazia

Quando il mercato fa l’arte e l’arte fa la libertà politica

Artecrazia

Macchine espositive e governo dei pubblici

Prefazione di Christian Marazzi

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Dopo la crisi finanziaria del 2008 è evidente che un’indagine attenta dello «stato dell’arte» non può prescindere da una critica di quei meccanismi che creano l’illusione dell’esposizione come spazio aperto, non codificato, estraneo alle gerarchie prestabilite e alle egemonie d’impresa; come anche il nuovo ruolo assunto dai pubblici dell’arte nelle industrie creative e nell’economia dell’evento. Eppure nell’ultimo decennio numerose sono le esperienze artistiche, espositive e museali che hanno proposto nuove pratiche e nuove forme di relazione con gli spazi, le opere e il pubblico stesso. L’arte contemporanea si rivela così capace di misurarsi con il terreno della politica, facendo della critica all’economia e alla società neoliberale il luogo in cui mettere alla prova la libertà artistica come tale. Biennali e pubblici, misure del valore e display, mediatizzazione e attivismo sono al centro di questa disamina da cui lo statuto dell’arte non risulta più lo stesso, così come le sue funzioni e i suoi ruoli.

Il libro raccoglie contributi critici su Guy Debord, Peter Friedl, Alberto Grifi, Sanja Iveković, Armando Lulaj, Deimantas Narkevičius, Oliver Ressler, Harald Szeemann, Franco Vaccari, Paolo Virno, Clemens von Wedemeyer, Li Xianting, fra gli altri.


Un assaggio

Nel concetto benjaminiano di«valore d’esposizione» è implicito quel carattere di anticipazione che il termine verrà arivestire nella contemporanea economia dell’evento, con il cambiamento di regime delle politiche monetarie e l’entrata del linguaggio nei sistemi di produzione. Quando, cioè, i pubblici, perdendo i loro attributi tradizionali, saranno il centro della strategia d’impresa e la spettatorialità si sarà trasformatada stile di consumo in produzione di valore. Non solo perché ormai i confini tra produzione e consumo sono difficili da tracciare, ma anche perché il consumatore si rivela un attore tutt’altro che passivo nella filiera produttiva del capitalismo cognitivo. Il valore d’esposizione non fa che introdurre un terzo termine nello sdoppiamento marxista del lavoro tra valore d’uso e valore di scambio. Un termine che non è compreso nei primi due perché in esso, da un lato, viene sottratto ogni carattere di utilità e, dall’altro, l’espressione «valore d’esposizione» non intendemisurare una forza-lavoro di tipoclassico. È questa accezione allargata di «esponibilità» che fa di tale concetto un vero e proprio modello epistemologico, operante dall’Ottocento in poi all’interno dell’arte di mostrare in generale, ben oltre il campo stesso dell’arte.

ISBN: 9788865481721
PAGINE: 256
ANNO: 2016
COLLANA: OPERAVIVA
TEMA: Arte, Immaginari
Autore

Marco Scotini

Marco Scotini è direttore artistico di FM Centro per l’Arte Contemporanea e direttore del Dipartimento di Arti Visive e Studi Curatoriali di NABA, Milano. È responsabile del programma espositivo del PAV di Torino e, in qualità di curatore, ha collaborato con numerose istituzioni internazionali, tra cui la Biennale di Venezia, Biennale di Praga, Van Abbemuseum, Reina Sofia, SALT, Castello di Rivoli e MIT. Ha pubblicato Politiche della memoria (DeriveApprodi 2014).

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