Biosfera, l’ambiente che abitiamo

Una illuminante introduzione alla formazione scientifica dei nuovi giovanissimi ribelli.

Biosfera, l’ambiente che abitiamo

Crisi climatica e neoliberismo

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Biosfera, l'ambiente che abitiamo
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La Biosfera è quel luogo singolare dell’Universo dove è nata e si è sviluppata la vita. È un prodotto del Sole. Noi, insieme a tutte le altre specie viventi, siamo l’esito di una sua lunga evoluzione durata milioni di anni nel corso dei quali sono nate e poi si sono estinte diverse specie di animali e vegetali, creando la meravigliosa biodiversità che ci circonda. L’equilibrio delicato di questo ecosistema è oggi a rischio e con esso la sopravvivenza della nostra specie, a causa dei cambiamenti climatici prodotti dall’eccesso di gas serra che stanno alterando equilibri millenari. Occorre invertire rapidamente i presupposti di questo sviluppo, se non vogliamo che la Terra torni a essere quell’ambiente inospitale precedente alla comparsa della vita.
Per farlo occorre imboccare da subito la via della riconversione ecologica del nostro modello di sviluppo. Un cambiamento che presuppone di mettere in discussione i modelli di vita e il modo di pensare alla natura; in sostanza l’intera civiltà occidentale, fondata sul dominio della natura e delle sue leggi. Ma in ecologia non esistono scorciatoie: la tecnologia non può risolvere quei problemi che la tecnologia stessa ha creato. È infatti l’entropia a insegnarci che più consumiamo, più l’energia libera che ci resta a disposizione diminuisce. Un principio inesorabile destinato a prevalere su qualunque altro indicatore economico e sull’economia stessa, e dal quale ripensare il nostro modo di abitare questo pianeta.


Un assaggio

Siamo in presenza di ciò che molti hanno definito apocalisse ambientale e distruzione della biodiversità. In Italia, soprattutto, l’urgenza di tale questione sembra essere sottovalutata (si guardi all’insignificanza del partito dei Verdi che in altri Paesi europei è piuttosto presente). Una tale sottovalutazione ha molteplici ragioni.
Certamente affrontare questa grande minaccia richiede un cambiamento radicale della politica come anche dei nostri modelli di vita, delle nostre abitudini e dello stesso modo di pensare noi con la natura e noi con gli altri. Ed è forse in questi atteggiamenti che si annidano gli ostacoli più grandi al cambiamento improcrastinabile che ci attende.
Recentemente Greta Thunberg – la giovane che nel 2019 ha mobilitato le masse sul tema della lotta ai cambiamenti climatici come mai era successo prima – ha scelto di non frequentare la scuola per dedicarsi alla campagna per il clima, replicando alle critiche degli adulti che l’accusavano di incitare i ragazzi a disertare la scuola: «perché ritenete così importante mandarci a scuola se poi non applicate le cose che insegnate?».
Altrettanto radicale (e altrettanto sottovalutato) è stato l’appello di Papa Francesco che, nell’Enciclica Laudato si’, ha esplicitamente collegato la minaccia ambientale ai mali che affliggono l’intera umanità, come il problema dei migranti, il razzismo, le disuguaglianze, il rapporto tra essere umano ed ambiente. Ma, almeno per ora, i governi sembrano sordi o incapaci di prendere provvedimenti adeguati.
Molti ancora pensano che la crisi ecologica possa essere aggirata, o addirittura risolta, tramite la tecnologia. La tecnologia, sostengono, può risolvere qualsiasi problema; lo ha sempre fatto e, dunque, non c’è da preoccuparsi. Prima o poi si troverà il Rimedio. Costoro non conoscono bene, o fingono di ignorare, la storia dell’evoluzione di questo pianeta.
Nel corso di milioni di anni intere specie si sono estinte a causa della loro insostenibilità, ovvero, per citare Darwin, erano diventate semplicemente non adatte. La diversità – biodiversità – dei viventi è la condizione necessaria per la loro sopravvivenza e il loro sviluppo.
L’elemento più critico dello sviluppo capitalistico, al di là delle intollerabili disuguaglianze che esso comporta e dei limiti che l’ecosistema terrestre pone, risiede proprio nella distruzione delle diversità, per la sistematica tendenza del capitalismo a unificare ogni aspetto del reale sotto la categoria della merce e sotto la misura del profitto. Del resto, è noto e dimostrabile come l’accelerazione del quantitativo di anidride carbonica immessa nell’atmosfera è direttamente correlata alla crescita economica.
Da quando Prometeo ci ha fatto dono del Progresso, noi, specie vivente tra le specie viventi, pensiamo di essere in grado di affrontare qualsiasi problema; ma dovremmo sempre ricordare quanto Esiodo racconta del prometeico furto del fuoco:

A lui Zeus che aduna le nuvole disse adirato: «O figlio di Iapeto, tu che fra tutti nutri i consigli più accorti, tu godi del fuoco rubato e di avermi ingannato, ma a te un gran male verrà, e anche agli uomini futuri».

A quest’ottuso ottimismo degli scienziati – sarebbe più giusto chiamarli scientisti – convinti di possedere tutti gli strumenti per realizzare senza imprevisti uno scenario fantascientifico su misura, dove scompare qualsiasi fastidioso problema prodotto dallo sconsiderato modello di sviluppo, Gregory Bateson, usando il linguaggio della metafora, contrappone tre ammonimenti ancor oggi validi: innanzitutto, c’è un’ecologia delle cose, un’ecologia della progettazione, un’ecologia delle relazioni e un’ecologia delle idee. Prendendo a prestito la frase di San Paolo ai Galati, Bateson affermava che il dio ecologico non può essere beffato, vale a dire che nelle leggi della natura non ci sono scorciatoie per raggiungere fini ecologici: la strada da prendere è stretta e difficile, ma è anche l’unica possibile (e necessaria).
Il secondo ammonimento ci ricorda che «la creatura che la spunta contro l’ambiente distrugge se stessa». Anche questa affermazione è dotata di una grande saggezza. Il nucleo fondante e ideologico/mitologico degli studi universitari è proprio quello della sfida contro il limite: superare il limite, andare oltre il limite. La frase di Bateson ci riporta invece a una condizione di armonia e coevoluzione con l’ambiente.
Il terzo ammonimento riguarda i rapporti tra mezzi e fini. Bateson sostiene che «se un fine è ecologico, allora anche i mezzi necessari per raggiungere quel fine devono essere ecologici». Questo terzo ammonimento dovrebbe essere rivolto ai nostri amministratori e governanti ma anche a noi stessi, come ci invita a fare Greta Thunberg. Alla base del nostro modo di pensare e di agire ci sono spesso presupposti «sbagliati», ovvero paradigmi e idee non ecologici che conducono verso esiti catastrofici.
A costo di essere inopportunamente citazionistico, mi permetto di ricordare una quarta considerazione di Bateson: «viviamo in una casa di vetro e in una casa di vetro bisogna stare attenti a non tirare sassi».
Ma l’indifferenza ai cambiamenti climatici non è solo dei negazionisti, dei politici cinici o indaffarati in ben altre cose, o degli scienziati ben pagati dai grandi gruppi che controllano le produzioni. È anche il prodotto di una cultura diffusa basata sul falso presupposto che l’uomo potrà sempre superare ogni problema.
Anche se oggi stesso – ipotesi del tutto irrealistica – le multinazionali che controllano la produzione, i grandi istituti finanziari e bancari, i gruppi di potere, i governi e i politici decidessero di cambiare rotta per tentare di ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici e il degrado del pianeta, ne seguirebbe una crisi economica di enormi dimensioni che coinvolgerebbe l’intero pianeta. E ci vorrebbero decine e decine di anni perché un’umanità ridimensionata e più allineata con la natura riuscisse poi a trovare nuovi equilibri economici, sociali, politici.
Questo cambiamento (ammesso che si voglia veramente fare prima che l’apocalisse ambientale lo renda inutile) non può essere messo in moto da quegli stessi gruppi che per avidità e interessi ci hanno portato su questa strada. Restano i giovani e la scuola: sarà interessante vedere come Greta Thunberg e i movimenti di  Fridays for Future e di Extinction Rebellion riusciranno – se riusciranno – a smuovere nei prossimi anni l’opinione pubblica e le grandi masse. La scuola, poi, dovrebbe indirizzare gli studenti, fin dai primi anni, verso una saggezza sistemica invece di andare verso la direzione opposta di coltivare gli specialismi, asservita al mercato, alla tecnologia e ai meccanismi dell’economia.
Oggi la tendenza è quella di una subordinazione crescente della scuola alle necessità produttive e consumistiche. La dittatura del Pil non tollera deviazioni da un rigido programma di smantellamento progressivo delle discipline umanistiche a vantaggio di quelle tecniche tese alla produzione di oggetti destinati da ultimo a finire nelle discariche. Ma le materie umanistiche non sono soltanto quelle così definite per tradizione, come il greco, la storia e la filosofia: tutti gli studi mossi dall’amore per il sapere (la matematica, le scienze naturali e via elencando) sono umanistici poiché non mirano direttamente ad altro prodotto che non sia quello della conoscenza e del gioco gioioso dell’intelletto umano. Si tratta di compiere una vera e propria svolta, una rivoluzione concettuale che ponga la bellezza come termine e paragone.

ISBN: 978-88-6548-308-4
PAGINE: 208
ANNO: 2020
COLLANA: Habitus
TEMA: Ambiente, Antropologia ed etnografia, Cultura materiale
Autori

Ilaria Agostini

è ricercatrice presso il Dipartimento di Beni Culturali. Tra i suoi libri: Il diritto alla campagna. Rinascita rurale e rifondazione urbana (2015).

Giovanni Attili

è professore presso il dipartimento di Architettura e Urbanistica della facoltà di Ingegneria di Roma. Tra i suoi libri: Città, lucciole e profanazioni (2014).

Enzo Scandurra

è urbanista, saggista e scrittore. Ha insegnato per oltre quarant’anni Sviluppo sostenibile per l’ambiente e il territorio. Tra i suoi libri: Un paese ci vuole (2007), Ricominciamo dalle periferie (2009), Vite periferiche (2012), Fuori squadra (2017). Per DeriveApprodi Splendori e miserie dell’urbanistica (con I. Agostini, 2018).
RASSEGNA STAMPA

«Biosfera, l'ambiente che abitiamo» su @Comune-info

Qui un estratto del volume a firma di Enzo Scandurra

«Biosfera, l'ambiente che abitiamo» su @Extraterrestre del manifesto

Qui la recensione di Serena Tarabini.

«Biosfera, l'ambiente che abitiamo» su @Radio Città del Capo

Qui l'intervista agli autori Enzo Scandurra e Ilaria Agostini nella trasmissione "Adattamenti".

«Biosfera, l'ambiente che abitiamo» su @Green Planet News

Qui l'intervista al curatore del volume Enzo Scandurra.

«Biosfera, l'ambiente che abitiamo» su @DEApress

Qui la recensione di Silvana Grippi.

«Biosfera, l'ambiente che abitiamo» su @DINAMOpress

Qui la recensione di Matteo Lupoli.

«Biosfera, l'ambiente che abitiamo» su @Rockerilla

Qui la recensione con intervista a Enzo Scandurra a cura di Alessandro Hellmann


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