Camminare domandando

«Un diverso pensiero politico e un’inedita pratica dell’opposizione in Messico»

Camminare domandando

La rivoluzione zapatista

A cura di Alessandro Marucci

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Dal gennaio 1994, data dell’insurrezione zapatista, il movimento rappresentato dal sub-comandante Marcos non ha cessato di far parlare di sé. Innovando il lessico della politica, seppellendo la tradizione guerrigliera dell’America Latina, ponendo all’agenda politica mondiale temi nuovi e urgenti.
Camminare domandando è la raccolta di quelle voci che nello zapatismo hanno visto un diverso pensiero politico e un’inedita pratica dell’opposizione. Dalla rivolta nel Chiapas fino alla crisi finanziaria, gli autori propongono una ricognizione, minuziosa e documentata, su un’area del pianeta attraversata da una crisi epocale. Una raccolta di saggi scritti da militanti, economisti, sociologi, intellettuali sulla situazione politica del Messico. Analisi della globalizzazione, americanizzazione del continente, inedite forme della politica e del senso della rivoluzione sociale sono i temi al centro di acute riflessioni su quanto e cosa ha insegnato a tutto il mondo la proposta rivoluzionaria zapatista.

Interventi di: Alejandro Alvarez Bejar, Pablo Gonzales Casanova, Harry Cleaver, Mariarosa Dalla Costa, Danilo Del Bello, Luis E. Gomez, Catherine Héau-Lambert, John Holloway, Arturo Huerta, Yvon Le Bot, Màrgara Millàn, Enrique Rajchenberg, Pierluigi Sullo, Lello Voce.


Un assaggio

All’alba del primo gennaio del 1994 un gruppo guerrigliero, agli ordini di un enigmatico subcomandante di nome Marcos, fece la sua comparsa nella regione messicana del Chiapas. I ribelli, dopo aver occupato il municipio di San Cristóbal de Las Casas, e di altre sei città, invocarono la sostituzione dell’allora presidente della Repubblica Carlos Salinas con un governo provvisorio, reclamarono la restituzione immediata delle terre ai contadini e il varo di un programma di riforme sociali a favore dei popoli indigeni. Tutto questo accadeva tra la sorpresa generale, mentre le élites di potere erano impegnate nei festeggiamenti per la firma del Trattato di libero commercio. Una risoluzione politico-economica tra gli Stati Uniti, il Canada e il Messico – il cosiddetto Nafta (North America Free Trade Agreement) – che di fatto formalizza la costituzione di un’area di libero scambio nel Nuovo continente per fronteggiare la recente unità economica europea e il “protezionismo nipponico”. Quando la notizia dell’insurrezione venne confermata, le élites politiche non riuscirono a credere a quello che stava accadendo. Un fantomatico Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln), come ai tempi della revoluciòn mexicana, era insorto per rivendicare il diritto alla dignità, alla democrazia, alla giustizia. Per il governo si trattò di un incubo. Dopo poche ore, gli effetti destabilizzanti della rivolta cominciarono a farsi sentire sugli indici della Borsa valori, generando un clima di tensione e di sfiducia finanziaria da parte degli investitori internazionali; i beneficiari delle “ricette neoliberiste” si resero conto dell’accaduto e corsero ai ripari. Fu allora che più di mille uomini furono inviati nella Selva Lacandona per reprimere militarmente la sollevazione e ristabilire l’ordine nel Paese. Ma il tentativo, come è noto, fallì. Il libro che avete tra le mani non è il resoconto puntuale delle continue resistenze che da più di cinque anni gli insorti oppongono alla strategia di annientamento messa in atto dal governo messicano, di queste azioni potrete trovare notizia sfogliando i quotidiani di tutto il mondo. Qui, invece, abbiamo cercato di dare maggior risalto a tutti quegli elementi di originalità politica e spessore teorico che, da alcuni anni a questa parte, stanno cominciando a orientare le scelte dei vari movimenti antagonisti in tutto il mondo. Le interpretazioni prevalenti di questa rivolta concentrano l’attenzione sulla dimensione locale dell’accadimento, le cui cause andrebbero ricercate nelle particolari condizioni di miseria dello Stato del Chiapas. Per questi analisti gli zapatisti sarebbero un sintomo del sottosviluppo e del malgoverno locale. Altri sottolineano la composizione prevalentemente indigena dei ribelli, individuando nel persistere di forme di discriminazione razziale una delle ragioni principali che hanno spinto gli zapatisti a prendere le armi. Altri ancora insistono sulla incapacità storica dei regimi dell’America Latina a governare le contraddizioni sociali e sulla naturale endemicità di questi fenomeni insurrezionali in Paesi con un alto deficit di democrazia parlamentare. Va detto, per inciso, che pur prendendo in considerazione queste analisi il nostro punto d’osservazione è tutt’altro. È evidente che la rivolta non è indirizzata alla costruzione di un “nuovo modello di sviluppo” o a un abbozzo di “contropiano”
Gli zapatisti con le loro azioni hanno scelto la strada più difficile, quella del rovesciamento degli attuali rapporti di produzione e dell’attuale modello di accumulazione. A nostro avviso questa è la prima vera iniziativa politica che assume fino in fondo la necessità di contrastare la globalizzazione dell’economia attraverso un’incisiva azione mondiale: solo così – ci dicono gli zapatisti – sarà possibile contrastare la follia distruttrice implicita nelle politiche neoliberali senza essere sconfitti in partenza. Ci si troverà così, leggendo le pagine di questo libro, a parlare di rivoluzione, di democrazia, di libertà, di dignità, di giustizia con estrema facilità e senza nessun contenimento; nessuna paura però, questi concetti forti cominciano a essere discussi senza presunzione di esaustività e con un linguaggio così semplice che i professionisti della politica potrebbero sentirsi messi fuori gioco, ed è bene che sia così, perché non è a loro che questo libro è indirizzato (dalla Premessa del curatore).

ISBN: 88-87423-13-X
PAGINE: 320
ANNO: 2002
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Guerra e geopolitica, Movimenti

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