Canzone politica e cultura popolare in America

«storia della musica e storia dei conflitti di classe in America»

Canzone politica e cultura popolare in America

Il mito di Woody Guthrie

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Un libro tra storia della musica e storia dei conflitti di classe negli Stati Uniti. Un testo capace di riportarci indietro nel tempo, alla scoperta di chi, per primo, cantò l’orgoglio degli sconfitti di una grande epopea.
Questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1975, parla dell’America a cavallo tra le due grandi guerre del Novecento. Scorrono la cultura operaia dell’inizio del secolo, la frontiera contadina e il boom del petrolio. Nel profondo sud americano, dilaniato dai conflitti razziali e dalla depressione economica, nascono il blues, gli spirituals e le canzoni di lavoro. Racconti popolari e racconti musicali che danno forma alla cultura delle comunità nere, dei villaggi e delle organizzazioni di fabbrica.
Una rivoluzione del linguaggio, della narrazione, del ritmo e del suono che ha origini materiali: nella lotta dei più poveri per la sopravvivenza. Woody Guthrie è stato il primo dei grandi della musica folk, il più grande «poeta rivoluzionario» americano. A lui si sono ispirati Billy Brugg e Phil Ochs, Bob Dylan e Bruce Springsteen. Le sue ballate hanno dato voce a quel conflitto interno che ha da sempre accompagnato la storia americana.


Un assaggio

All’inizio del 1937, Woody Guthrie aveva 24 anni, e viveva con la moglie in una baracca comprata a rate per 25 dollari a Pampa. Non c’era proprio più lavoro, la cittadina era come morta. Così si rassegnò anche lui ad andare in California dove andavano tutti. Aveva dei cugini a Sonora, nella zona agricola della California settentrionale, e decise di raggiungerli. Con la chitarra in spalla e i pennelli per guadagnarsi qualcosa da mangiare, si mise in cammino verso l’Ovest. Attraversò le città cresciute attorno all’industria del bestiame, le cattle towns del Texas e le città di montagna del New Mexico. Qualcuno gli rubò i pennelli, e per la prima volta si trovò senza niente da mangiare e senza i mezzi per procurarselo lavorando. Così, si decise a bussare alle porte delle case per chiedere aiuto. Gli hobos più esperti gli avevano detto di stare alla larga dai quartieri buoni, ma Guthrie provò lo stesso a bussare alla porta della chiesa più ricca di Tucson, Arizona. Fece una lunga anticamera, poi il prete gli disse: «Mi dispiace, ragazzo; ma anche noi viviamo di elemosina. Qui non c’è niente per te»
Ancora in viaggio sul tetto di un merci, Yuma, poi la California – El Centro, Indio, Redlands, Colton, e Los Angeles, Bakersfield, Sonora. Di città in città, prese sempre più coscienza della violenza aggressiva della polizia. E tutto intorno vedeva frutteti e i cartelli con scritto «non toccare». C’era frutta tutto intorno e marciva, frutta da far mangiare tutti gli affamati d’America, scrisse poi, ma la lasciavano sugli alberi pur di non pagare ai braccianti una giornata onesta. In tutta la California, vide abbastanza da fargli crescere la rabbia contro gli sfruttatori e la solidarietà con gli altri sfruttati: «Odiai la falsità decadente della speculazione fascista sul petrolio e la benzina in California, il veleno di ptomaina e i pugni di ferro nelle prigioni e nelle carceri, le arance gettate via e le pesche e l’uva e le ciliege che marcivano e scorrevano via in piccoli rivi di succo avvelenato col creosote. Vidi le centinaia di migliaia di persone sperdute, senza soldi, affamate, senza lavoro, disperate lungo le strade, nascoste tra gli alberi e i cespugli. Sentii quella gente cantare nelle loro «giungle» e nei loro campi di lavoro federali e cantai canzoni che avevo fatto per loro»
A Sonora trovò i suoi cugini e restò con loro qualche tempo, lavorando nei frutteti. Più tardi, fu raggiunto da suo zio Jeff, con sua moglie e un altro cugino, Jack, che suonava anche lui la chitarra. Woody e Jack Guthrie decise di provare a guadagnarsi da vivere con la musica e scesero a Los Angeles, dove parteciparono a diversi spettacoli in giro per Hollywood, Pasadena, Burbank, suonando prevalentemente per gli immigrati che apprezzavano la loro country music
Più tardi, furono ingaggiati alla stazione radio KFVD, dai cui microfoni trasmettevano ogni giorno un quarto d’ora di canzoni tradizionali, ballate e brani nello stile della Carter Family e Jimmie Rodgers. Ebbero molto successo, e la stazione raddoppiò il loro quarto d’ora, ma la paga restava di un dollaro al giorno, e Jack si stancò presto. Woody continuò il programma da solo. Poi incontrò la famiglia Crissman, appena immigrata dal Missouri; una delle ragazze, Maxine, aveva una voce forte, scura e ruvida, e Woody la prese con sé alla KFVD
Maxine Crissman era soprannominata «Lefty Lou», e le canzoni che cantavano insieme lei e Guthrie riguardavano sempre più da vicino i problemi sociali e le questioni politiche in cui era coinvolta la loro gente. Raccolsero le loro canzoni verso la fine del ’37, in un libretto ciclostilato, che comprendeva alcune delle prime canzoni scritte da Guthrie per i profughi della Dust Bowl, ma anche una canzone sulla guerra civile e di liberazione in Cina, in cui Woody e Lefty Lou attaccavano l’appoggio americano agli imperialisti giapponesi
Guthrie cominciava ad avere rapporti sempre più stretti con la sinistra. Sembra che già all’inizio del ’39 avesse pubblicato due brevi note politiche sul settimanale sindacale di Los Angeles «United Progressive News»; altri articoli furono ospitati da «Light», un settimanale democratico; diverse raccolte di canzoni e opuscoli politici li ciclostilò nell’ufficio della Lega contro la Guerra, un’organizzazione frontista comunista di Los Angeles, e li distribuì per suo conto. Nessuno di questi scritti è stato rintracciato
Resta invece un importante canzoniere ciclostilato, On a Slow Train through California, con una ventina di canzoni tra cui alcune delle sue Dust Bowl Ballads. Più tardi scrisse: «Lefty e io cantavamo canzoni che puntavano il dito contro le ricche e pigre case dei sognatori inutili, gli uffici degli imbroglioni, gli alberghi imbottiti dei capi dei rackets, i pezzi grossi, gli accaparratori di terre, ladri di petrolio, latifondisti, poliziotti corrotti, sceriffi ubriachi, padroni senza scrupoli, capoccia ladri, tutto quel macello di gente costretto a vivere di paura e avidità sotto il sistema dei monopoli»
Anche il mondo dello spettacolo prese atto del successo di Woody e Lefty Lou. Le offerte di altre stazioni si fecero pressanti, e infine la coppia lasciò la KFVD per trasferirsi a Tijuana, in Messico. Le stazioni messicane, non sottoposte ai regolamenti americani sulle emissioni radiofoniche, avevano una portata che si estendeva a gran parte degli Stati Uniti, ed erano gestite da ditte americane sostenute dalla pubblicità. Guthrie e Lefty Lou ne scoprirono subito le conseguenze: «L’agente […] ci fece un discorsetto amichevole sul fatto che non dovevamo cantare nessuna canzone che prendesse partito per nessuno, in nessun modo, su nessuna questione, discussione, idea o convinzione, da nessun punto di vista religioso, scientifico, politico, legale o illegale, né da nessun concetto che potesse spingere chiunque, in qualunque posto, ad agire, pensare, muoversi o fare qualsiasi azione in qualunque direzione, a essere d’accordo o in disaccordo con alcuna singola parola di qualsivoglia canzone o conversazione, battuta, barzelletta, che noi potessimo eseguire, metter su o addirittura pensare negli studi della stazione radio»
Guthrie scrisse poi di non essere mai stato capace di non dire quello che pensava, di cantare canzoni non politiche. Certo, le sue canzoni di allora non esprimevano ancora una linea politica organica, avevano molte ingenuità, non indicavano risposte o soluzioni. Ma era profondamente politico lo sforzo per dare alla realtà come la vedeva un’espressione diretta, in cui i protagonisti potessero riconoscersi e unificarsi. «Non cantai in nessuna canzone la risposta completa», disse Guthrie, «perché non la sapevo, e perché non conoscevo il Partito comunista e i sindacati, ma conoscevo lo sguardo negli occhi di quegli oceani di gente costretta a vivere come oggetti».

ISBN: 88-88738-28-2
PAGINE: 320
ANNO: 2004
COLLANA: I giradischi
TEMA: Movimenti, Musica
Autore

Alessandro Portelli

Alessandro Portelli (Roma, 1942) è docente di Letteratura anglo-americana all’Università «La Sapienza» di Roma. È autore di numerosi saggi su cultura popolare e letteratura americana, pubblicati presso diversi editori, tra cui: Canoni americani (Donzelli, 2004). Dirige la rivista di studi americani «Acòma».