Caosmogonia e altro

«La poesia dovrà evitare di fossilizzarsi nei dogmi ed essere invece ambigua e assurda, per rivelare mediante un’estrema aderenza l’inafferrabile e il mutevole della vita»

Caosmogonia e altro

Poesie complete. Volume terzo (1990-2017)

Caosmogonia e altro
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Dopo Come si agisce e altri procedimenti e Le avventure della Signorina Richmond seguite da Blackout, con Caosmosgonia e altro si conclude la pubblicazione delle poesie complete di Nanni Balestrini. Questo terzo volume, oltre a riunire per la prima volta la produzione poetica del periodo compreso tra 1990 e il 2017, è costituito da una piccola antologia di recentissime poesie visive dell’autore e da una rassegna critica essenziale. In un quadro storico e sociale profondamente mutato, rispetto al contesto entro il quale nasce e si sviluppa la poesia di Nanni Balestrini, valgono ancora oggi le dichiarazioni che cinquant’anni fa il nostro esponeva in uno dei rari interventi programmatici dall’esplicativo titolo Linguaggio e opposizione: «È in un’epoca tanto inedita, imprevedibile e contraddittoria, che la poesia dovrà più che mai essere vigile e profonda, dimessa e in movimento. Non dovrà tentare di imprigionare, ma di seguire le cose, dovrà evitare di fossilizzarsi nei dogmi, ed essere invece ambigua e assurda, aperta a una pluralità di significati e aliena dalle conclusioni per rivelare mediante un’estrema aderenza l’inafferrabile e il mutevole della vita».

Un assaggio

Allegria di naufragi

ci troviamo di nuovo in tempi molto primitivi

la bellezza giustifica i mezzi

la poesia è una roba che non
ve l’immaginate nemmeno

Cominciamo dalla fine. Anche perché Balestrini ha congegnato le cose, cioè questo libro, in modo che le Istruzioni preliminari – «preliminari», s’intende, appunto alla lettura, all’“uso” dell’opera – si trovino giusto in fondo alla sua ultima raccolta organica, Caosmogonia (pubblicata nello «Specchio» Mondadori all’inizio del 2010): e dunque in fondo pure a questo volume riassuntivo, terzo della serie delle sue «Poesie complete» (ma che, nel remixarle – come sempre ha fatto in passato, ma come più evidente si fa nella presente occasione –, ogni volta le prosegue, in una specie di paradosso di Zenone bibliografico; così provvedendo a smentire quell’aggettivo, «complete», dal sapore vagamente minaccioso). Anche nel volume precedente del resto, quello del 2016 intitolato alle Avventure della signorina Richmond e a Blackout, non mancano Istruzioni per l’uso pratico, di detta Signorina (nella terza, delle Ballate, che istruisce su come cucinarla, e quindi mangiarla: II, p. 41 segg.), e poi per esempio una sua Descrizione (nella diciassettesima Ballata, in apertura del «Secondo libro») in forma di «labirinto» o di (ancora una volta commestibile) «ciambella» (II, pp. 103 segg.).
Si fa insomma sempre più marcato, col tempo, il connotato metapoetico e «pratico» (Poesie pratiche suonava, come si ricorderà, il titolo dell’autoantologia consegnata nel ’76 alla “Bianca” Einaudi) delle poesie di Balestrini: il quale ha sempre rifuggito dalle poetiche e dalle spieghe, almeno in forma esplicita. In questo lui, il perpetuum mobile, è rimasto sempre abbastanza fermo, come denotano documenti rinvenuti di recente: dalle lettere ad Alfredo Giuliani del 1960-61 (in preparazione dunque all’antologia dei Novissimi), pubblicate da Federico Milone, a quella del ’76 a Luciano Anceschi (nelle more di un numero, da dedicare appunto alle poetiche, del «verri») resa nota da Niva Lorenzini.
Nel flusso concatenato delle Istruzioni preliminari (che ibrida i dispositivi strofici della terzina e della sestina), come appunto in tanti episodi dell’ultimo (e penultimo) Balestrini – ma con un di più di ultimatività, si capisce, conferito ai versi in questione dal loro posizionamento –, è la poesia stessa che si interroga sulla poesia, sul contesto in cui appare, sulla sua «praticabilità» insomma (per parafrasare il Sanguineti di Postkarten). Il contesto di partenza è inequivocabilmente apocalittico: «il nostro mondo sta scomparendo» suona l’incipit, «i tramonti succedono ai tramonti», e «la vita» viene vista «fuggire / su fogli di carta corrosi sbiaditi», «in una realtà caotica ostile immensa» (p. 318). Ma è proprio in un simile contesto che si rende possibile una testualità come quella che – si può dire sin dall’inizio, e in maniera sempre più convinta col proseguire dei nuovi «tramonti» cui gli, ci, è toccato assistere – “pratica” Balestrini. È adesso che le «supreme famose finzioni si dissolvono», «le vecchie certezze se ne vanno» e «la nostra urgenza di ordine si annulla», è proprio adesso che si rende possibile, e anzi inevitabile, una «scrittura» che funzioni «come un flusso non come un codice»: quella che «rende plasmabile / la forma liberata dalla palude della sintassi», «in un reticolato di possibilità infinite». Nell’ultima stanza, alla luce di «una prospettiva rivoluzionaria», suona l’annuncio di «un altro mondo» che «sta apparendo»: un «mondo» che faccia spazio alla «nuova vita che arriva» (p. 320). Capovolgendo la vecchia e maligna battuta di Debussy su Wagner, insomma, quello che pareva un tramonto si rivela in effetti, e contro tutte le aspettative, un’alba.

ISBN: 978-88-6548-218-6
PAGINE: 480
ANNO: 2018
COLLANA: Opere di Nanni Balestrini
TEMA: Arte, Immaginari
Autore

Nanni Balestrini

Nanni Balestrini
Nato a Milano nel 1935, vive tra Roma e Parigi. Negli anni Sessanta è stato tra i principali animatori della stagione della «neoavanguardia». È autore di numerose raccolte di poesia e di romanzi di successo. Insieme a Umberto Eco, oggi anima la rivista «alfabeta2», nuova serie della storica rivista culturale «alfabeta». La casa editrice DeriveApprodi sta procedendo all'edizione completa delle sue opere.

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