Confesso che ho bevuto

«Storie sul vino e il suo immaginario»

Confesso che ho bevuto

Racconti sul vino e sul piacere del bere

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Confesso che ho bevuto
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28 modi di declinare la parola «vino», tra racconti, testimonianze, confessioni di autori italiani contemporanei. Affabulazioni seriamente divertite, o scherzosamente serie, su una gloria nazionale che è anche e soprattutto discorso sulla natura, la storia, i sentimenti, l’immaginazione del bere… su una delle libertà di essere e di esprimersi.
Ciascun autore ha versato nel calice della scrittura la propria anima dionisiaca. Ogni capitolo del libro propone una doppia chiave di lettura, cogliendo possibili alternative o abbinamenti all’interno del singolo approccio al tema-vino.
Ecco allora il vino «piacere o conoscenza», il vino «italiano o forestiero», il vino come «amore o abbandono», il vino dalla parte del «vignaiolo o vinattiere», il vino come «dignità o perdizione». C’è chi rivive il vino come giovinezza e spontaneità, in contrasto con la moda odierna che ne fa un affare per specialisti professionali, sacerdoti dai riti iniziatici celebrati con terminologia astrusa. Chi rievoca i pistoni, i bottiglioni di lambrusco dei nonni o inscena un divertente dialogo dei vini, giocando con l’incredibile varietà dei nomi dei vitigni italici. Chi (da astemio) tesse un paradossale elogio del Sangiovese o chi fa del Brunello di Montalcino un singolare ambasciatore d’Italia in terre esotiche e tempi lontani. Infine, c’è chi, scegliendo la carta dell’intimismo, inscena una favola (con disegni) che unisce metaforicamente scrittura e vino (bianco)… Gli autori qui convitati collaborano a illuminare la via del vino alla parola e le vie della parola al vino, concordi – al di là dalle differenze di interpretazione – sul fatto che «il vino è una difesa della verità e la verità una difesa del vino».

Racconti di: Franco Alasia, Luigi Anania, Giuseppe Antonelli, Roberto Benigni, Marco Berardi, Tommaso Giartosio, Simone Giusti, Francesco Guccini, Alessandro Iovinelli, Giulio Laurenti, Maria Tiziana Lemme, Claudio Lolli, Guido Leotta, Silvana Maja, Marco Mancassola, Melania Mazzucco, Jiga Melik, Gianni Mura, Paolo Nori, Silverio Novelli, Antonio F. Rainone, Fabio Salbitano, Paolo Teobaldi, Gianandrea Turi, Gabriella Urbani, Carlo Villa, Dario Voltolini, Domenico Vuoto.


Un assaggio

Un gutein (confesso che ho bevuto) al fiulein. Alzo il bicchiere ennesimo in ricordo del primo e in memoria di Ida e Guerino Isolani. Ma è un bambino, disse mia madre. Santa Maria della Versa, Natale 1949, profumo delle bucce di mandarino sulle stufe. Un po’ di Moscato nel bicchiere, lo vedo come fosse adesso, il naso dentro a cogliere quel profumo dolce e così diverso dagli altri dolci (le caramelle, il torrone, la ciambella, il panettone). Ecco, il naso: l’avevo visto fare agli altri, i grandi, ma non sempre. Non col Moscato, coi rossi senza schiuma. Il dolce, prima, era un sapore, non un profumo. In quella miniera di dolce aggiunsero un’abbondante dose d’acqua. Era il mio battesimo e ne ero consapevolmente entusiasta. Era una temporanea ammissione ai riti degli adulti. In quel pezzo d’Oltrepò gli Isolani avevano vigneti e bestie, come tutti, chi più chi meno. Io, noi, no
Così non gli fa male, stia tranquilla. Infatti. Solo che il profumo con tutta quell’acqua era quasi sparito. Anche le bollicine. Ma non era il caso di prendersela troppo, sentivo che mi sarei rifatto. Noi non avevamo vigna né bestie, tolta qualche gallina. Mio padre era maresciallo dei carabinieri, oggi qui domani là, infatti nel ’51 ci trasferimmo a Brugherio, nell’hinterland milanese, dove le uniche viti erano, al massimo, i pergolati d’uva americana. Però avevo fatto in tempo ad approfondire la conoscenza del vino in qualche cascina dove andavo a giocare: ero al livello Sangue di Giuda, Bonarda dolce, con qualche annacquamento ancora, ma come andavano bene coi panini al salame. Era una specie di Far West, ogni tanto ammazzavano un cinghiale e faceva il giro del paese su una macchina, lo vedessero tutti. Nelle vigne si andava a giocare, purché non fosse vendemmia, e a mangiare le pesche piccole, picchiettate, profumatissime (sceparoeu in dialetto). E poi c’erano i tini, le cantine, le pile di bottiglie lavate a mano, moltissime damigiane. Lì ho imparato a mangiare l’uva chicco a chicco, per paura delle vespe (era morto un bambino, punto in gola), ad amare il rumore della fermentazione. Il mio idolo era El Barbisun, che si può tradurre Baffone. Di lui si diceva che pasteggiasse con una frittata di 24 uova, ci mangiasse un miccone (sui due chili) di pane e ci bevesse un bottiglione di rosso
Non voglio annoiare coi ricordi d’infanzia. È solo per dire che il vino faceva parte del mondo quotidiano. Bianco o rosso, dolce o secco? Nelle case la domanda era questa. Secco era il Riesling, o una Barbera violacea cui mi sarei accostato molti anni dopo. Confesso che ho bevuto, mai però per dimenticare. Ci vuol altro, in genere. Però ricordo che armandolà era, in gioventù, il preferito. Poi ho scoperto che in italiano si dice ammandorlato. Era rosso, con un po’ di spuma, fresco, una vena morbida che si apriva dopo, faceva venire appetito e non toglieva la sete. Altri, in quegli anni, avevano scoperto il vermut o, nel mobile bar, l’immancabile alchermes, o i cristalli di zucchero nelle bottiglie di Millefiori Cucchi. Ho percorso gli stessi sentieri, ma per curiosità e con un’assoluta fedeltà al vino. Quello dell’Oltrepò mi ha tenuto buona compagnia per un pezzo, nei paesi senza vigne. Si prendevano le damigiane, si imbottigliava. Le prime etichette le ho viste sulle bottiglie di Spumante (pessimo, se ci ripenso) riservato alle grandi feste. La prima coppa di Champagne l’ho bevuta nel ’63 a Tours, questo lo ricordo benissimo, in un bistrot sul lungofiume. Pizzicava il naso. Da riprovare. Riprovato. Buoni rapporti (dal racconto di Gianni Mura «Confesso che ho bevuto»).

ISBN: 88-88738-29-0
PAGINE: 240
ANNO: 2004
COLLANA: Narrativa
TEMA: Cultura materiale
Autori

Luigi Ananìa

Luigi Ananìa scrive racconti e fa vino rosso. Presso l'azienda viti-vinicola La Torre produce Rosso e Brunello di Montalcino.

Silverio Novelli

Silverio Novelli, giornalista e lessicografo, scrive racconti e incrocia vino, cibi e libri collaborando con pubblicazioni periodiche di vario genere.

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