Dall’operaio sociale alla moltitudine

Militanza e teoria politica nel pensiero di Toni Negri

Dall’operaio sociale alla moltitudine

La prospettiva ontologica di Antonio Negri (1980-2015)

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«Cattivo maestro» è l’appellativo che ha sempre accompagnato Toni Negri. Perché non prenderlo sul serio? È quanto fanno gli autori di questa ricerca centrata sul pensiero di questo filosofo materialista. Se Negri è stato e continua a essere un «cattivo maestro», la ragione sta nel fatto che in primo luogo è un pensatore di un genere suo proprio: comunista. Attraverso la ricostruzione del percorso personale, politico e filosofico di Negri, il libro cerca di seguire lo sviluppo della sua riflessione dagli anni del carcere (1979-1983) e dell’esilio francese (1983-1997) fino a momenti più recenti.
Emerge così che, tutt’altro che neutrale e innocente, la sua filosofia è reimpiantata «là dove doveva stare, nella vita e nelle lotte della gente comune». E il carattere perverso che non gli viene perdonato è proprio questo costante riferimento alle lotte. Ma anche e soprattutto la sua investigazione sul soggetto che le ha incarnate: ieri l’«operaio massa» della fabbrica fordista, oggi l’«operaio sociale» delle moltitudini.
Punto centrale intorno al quale si decide la qualità della filosofia di Negri è perciò il problema della soggettività rivoluzionaria e della sua produzione.


Un assaggio

«Nata a suo tempo come scienza dell’ente, l’ontologia si presenta come la dottrina che fonda ciò che c’è, e quindi come l’affermazione convinta “che il mondo ha le sue regole e le fa rispettare”. Come non vedervi una resa alla nuova ragione neoliberista e al suo mondo? È questa ragione a esigere una buona ontologia, ad avere bisogno “di una buona teoria dell’oggetto”, perché finalmente si smetta di sognare “un mondo a totale disposizione della costruzione sociale di soggetti onnipotenti”. Siamo qui lontani dall’ontologia negriana, questa sì una “cattiva” ontologia che insiste a porre domande indiscrete in primo luogo sul mondo che abitiamo e sulle ragioni e sul come si è giunti a tanto. Perché questa ontologia si vuole politica, e non a caso rivendica il primato dell’essere sugli enti, nei termini della riaffermazione della possibilità di trasformazione rispetto alla datità degli oggetti (fisici, ideali e sociali). E pertanto nessun discorso astratto sulla natura dell’ente che noi stessi siamo, nessun pensiero separato dal mondo e dalla realtà pratica. Lungi dall’essere calma acquiescenza e contemplazione, l’ontologia di Negri mostra la stessa caratteristica che marca il processo di pensiero deleuziano, una pratica mediante la quale “cerchiamo la verità quando siamo indotti a farlo in funzione  di una situazione concreta, quando subiamo una specie di violenza che ci spinge a questa ricerca”. Anche per Negri è la situazione concreta a rinnovare questo bisogno di verità quando essa è fatta sparire dalle bugie del potere. E a richiamarla in vita provvederanno le lotte e le rivolte degli sfruttati, eventi che “si danno nel presente, sull’orlo del tempo, dove cioè la temporalità si apre all’avvenire”: è il motivo per cui questi nomi semplici, questi nomi comuni sono “carichi di vita” e spesso prendono il posto di concetti ormai esangui».

ISBN: 978-88-6548-167-7
PAGINE: 136
ANNO: 2016
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Filosofia
Autori

Mimmo Sersante

Mimmo Sersante (1948) è autore de Il ritmo delle lotte. La pratica teorica di Antonio Negri (1958-1979) (2012). Vive a Navarons di Meduno.

Willer Montefusco

Willer Montefusco (1948) vive a Pordenone. Ha tradotto fra altri S. Wright, L’assalto al cielo. Per una storia dell’operaismo (2008) e J.-J. Lecercle, Una filosofia marxista del linguaggio (2011); ha collaborato con C. Salzani alla traduzione di Slavoj Žižek, Meno di niente. Hegel e l’ombra del materialismo dialettico (voll. 2, 2013).

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