Di mestiere faccio il paesologo

«Franco Arminio, poeta vero, ha indagato i paesi, laddove tutto vive come se dovesse ancora compiersi ed è gia – invece – tutto compiuto».

Roberto Saviano

Di mestiere faccio il paesologo

Un film documentario di Andrea D'Ambrosio con un libro di Franco Arminio

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Di mestiere faccio il paesologo
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Di mestiere faccio il paesologo è un film documentario su uno scrittore particolare e «nuovo» nel panorama letterario e poetico italiano. Infatti, Franco Arminio, che vive e lavora in Irpinia, si è inventato una nuova forma di letteratura e di disciplina: «la paesologia». Ma il film non è una banale, nostalgica apologia idilliaca sui paesi della profonda provincia italiana. Il protagonista non riesce a vivere nel paese di Bisaccia, ma nemmeno riesce ad andarsene via. Gira nei paesi dell’Irpinia e della Lucania abbandonati e sperduti, quelli dove a vivere sono rimasti solo i più deboli, perché la maggior parte sono andati via a «cercare la vita». È un pescatore di desolazione, e nel suo peregrinare alla ricerca del puro e dell’ingenuità profonda di un mondo completamente cambiato dopo il terremoto del 1980, incontra una collana di personaggi che non si raccontano da decenni.

Con il libro di Franco Arminio

Le vacche erano vacche e gli uomini farfalle

Una straordinaria raccolta di poesie scandite in versetti degli emigranti, versetti delle vecchie strade, versetti dal paese della cicuta, versetti dall’edicola, versetti degli ipocondriaci, versetti della transumanza.

17 marzo 2012: Di mestiere faccio il paesologo è vincitore del Premio Roberto Rossellini 2012


Un assaggio

Il mio viaggio nel mondo di Franco Arminio

di Andrea D’Ambrosio

Realizzare un film su Franco Arminio è stata la scoperta di un mondo nuovo e antico nello stesso tempo. L’emozione di compiere un viaggio nelle letture di Levi, Scotellaro, Danilo Dolci, ma nello stesso tempo l’analisi lucida di un mondo dimenticato che fa un poeta «tra i più importanti di questo paese» come ha scritto Roberto Saviano su «Repubblica», un poeta con una scrittura portata sempre al massimo della tensione, una scrittura ironica e accalorata, costruita per farci capire che tra la vita e la morte la linea di confine è molto labile.
Quello di Arminio è un viaggio importante nel sud dimenticato, tra la scomparsa di un mondo contadino e un futuro incerto fatto di desolazione e di strade vuote. «La paesologia» come dice lo stesso Arminio, in fondo è «la scienza» che studia chi resta e non chi parte.
Ho conosciuto Franco molti anni fa a un concorso di documentari ad Avellino, e ne fui subito rapito. La prima mia reazione al fatto che lui si dichiarasse «paesologo» fu di enorme stupore e quasi di dileggio, dicevo fra me e me «il paesologo e quindi? nella vita che fai?». Poi ho iniziato a leggere i suoi libri, per primo Viaggio nel cratere e rimasi folgorato dalla descrizione che lui faceva dei paesi del post-terremoto del 1980 che colpì l’Irpinia e la Basilicata. Mi sembrava di viverli quei luoghi, di esserci stato, di conoscere ogni anfratto, ogni casa, ogni vicolo, di amare case vuote e solitudini di donne e uomini dimenticati dalla bolgia del consumismo e della modernità.
Ricordo l’emozione che provai la prima volta che sono andato a Bisaccia, il paese in cui vive Franco. Mi sembrava un ossario, un paese con un centro storico accogliente, ma con la periferia sconquassata da case costruite a raggiera, quasi una groviera di brutture e di incuria. Ma il poeta vive lì, ha costruito la sua cultura e la sua arte in questo luogo. Ricordo la passeggiata nella piazza del paese, con i personaggi che Franco descrive nei suoi libri: Peppino il Bassorilievo che cammina tutto il giorno avanti e indietro nella piazza, il presidente di un immaginario circolo degli scapoli, la lobby dei rancorosi che presidia la piazza a tutte le ore.
Sembravo un bambino delle elementari che scopre i luoghi che ha studiato nel suo sussidiario, e che come in una gita scolastica li osserva come un antropologo in erba. Molto bello fu seguire una sua lezione a scuola, perché Franco è un maestro elementare part-time. Ha un modo desueto di dialogare con i bambini, ma sembrava che soffrisse dentro quelle quattro mura, e lì ho capito che la scuola non era fatta per lui.
Nel suo paese Arminio è amato e odiato; ci sono quelli che lo odiano perché dicono che ha parlato male del paese, e quelli che lo amano perché conduce tante battaglie civili contro i soprusi che questa terra ha subito per anni. Non potrò mai dimenticare la fiumana di persone che parteciparono sul Formicoso alla battaglia contro l’insediamento di una enorme discarica: bambini, anziani, famiglie, sembrava la coda infinita di un enorme serpente che si è risvegliato dal torpore. E Franco era lì, insieme agli altri, a guidare la lotta e la protesta. Insieme a lui Vinicio Capossela anche lui di origini irpine. O la battaglia contro la chiusura dell’ospedale di Bisaccia, incappato nei tagli voluti dalla regione sulla sanità. Insomma ero nella parte più a est della Campania, ma in quel momento Bisaccia era per me il centro del mondo. E quante storie, vite, paesi ho conosciuto girando con lui, guardando quasi in religioso silenzio il suo modo di approcciare le diverse umanità che incontravamo. Una grande curiosità, la capacità di ascoltare uomini e donne che nessuno vuole più sentire. Perché Franco parla con tutti: il barista, l’impiegato comunale, il disoccupato. In ognuno cerca un mondo da raccontare, ognuno può essere la tessera di un mosaico, quello appunto della paesologia, in una terra difficile, ma generosa e che Manlio Rossi Doria chiamava «la terra dell’osso».
Marco Belpoliti ha scritto che Arminio è «lo scrittore più comico che esista». A vederlo da vicino si capisce benissimo che il suo approccio a volte ironico è come una difesa dal senso di morte, di abbandono, che attanaglia forte anche la sua vita: non a caso lui parla del suo corpo come di una terra-carne, come se il corpo si fosse fuso al paesaggio.
Quello di Franco è un dolore che combatte. L’unicità di Arminio è quella di uno scrittore che non sta seduto dietro alla scrivania e immagina, ma vive i suoi personaggi, i suoi paesi, la sua terra. E la ama profondamente, cercando di cambiarla in un modo nuovo. A Cairano, paese di 300 anime, organizza ogni anno una rassegna, «Cairano 7X», in cui per una settimana il paese ospita scrittori, registi, artisti di ogni tipo, trasformando quel luogo in «parco giochi del pensiero», insieme a un gruppo, «Comunità Provvisoria», di cui è il principale animatore. Organizzano raduni, incontri, discussioni, ogni volta in un paese diverso, per fare compagnia a luoghi che hanno bisogno di essere ascoltati. In un’Italia addormentata e meschina, Franco mi ha fatto capire che anche il silenzio parla e basta ascoltare la voce degli ultimi per capire quello che siamo veramente. Senza dimenticare che la nostra dignità è quella di amare sempre la terra che ci ha partorito, come la propria madre, e di difenderla contro l’imbarbarimento sociale e culturale che sta opprimendo le nostre vite.

ISBN: 978-88-6548-23-6
PAGINE: 80
(film 60 minuti)
ANNO: 2011
COLLANA: Cinema Autonomo
TEMA: Arte
Autori

Franco Arminio

Franco Arminio
Franco Arminio (1960) è nato e vive a Bisaccia, nell’Irpinia d’Oriente. In quattro libri, dal 1985 al 1997, è racchiusa parte della sua produzione in versi. Nel 2009 è apparsa, per le Edizioni D’If, la sua ultima raccolta Poeta con famiglia. In prosa ha pubblicato: Diario civile (Sellino, 1999), Viaggio nel cratere (Sironi, 2003), Circo dell’ipocondria (Le lettere, 2006), Vento forte tra Lacedonia e Candela (Laterza, 2008), Nevica e ho le prove (Laterza, 2009), Cartoline dai morti (Nottetempo, 2010), Oratorio Bizantino (Ediesse, 2011). Insieme ad altri amici è animatore di Comunità Provvisoria, un blog che si occupa di paesi e paesaggi. È direttore artistico di Cairano 7X, un festival all’insegna del motto «piccoli paesi, grande vita».

Andrea D'Ambrosio

Andrea D’Ambrosio
Laureato in cinematografia, ha frequentato la Nuova università del cinema e della televisione di Roma (Nuct), diplomandosi in regia nel corso tenuto da Giuseppe De Santis, Carlo Lizzani, Florestano Vancini ed Ettore Scola. È stato assistente alla regia in numerosi film ed è docente in vari corsi di cinema italiani ed europei. Sta lavorando al suo primo lungometraggio di finzione dal titolo 2 euro l’ora scritto con Donata Carelli e prodotto dalla Achab film di Enzo Porcelli. Nel 2009 ha vinto, insieme a Paolo e Vittorio Taviani, il premio «Giacomo D’Onofrio» nell’ambito del Laceno d’oro 2009. Nel 2011 il premio «Angelo Vassallo» all’interno del Youngabout festival a Bologna.
RASSEGNA STAMPA

"Di mestiere faccio il paesologo" di Andrea d'Ambrosio. Con Franco Arminio

Recensione di Salvatore Iorio al film+libro Di mestiere faccio il paesologo – da Cnnitaly.it – 13 giugno 2011

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Arminio, di mestiere Paesologo

Recensione di Nunzio Festa al libro Le vacche erano vacche e gli uomini farfalle ed al film Di mestiere faccio il Paesologo - dal Quotidiano della Basilicata, 02 ottobre 2011

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"Di mestiere faccio il paesologo" da Close-Up.it

Recensione di Alessandro Izzi a "Di mestiere faccio il paesologo", film di Andrea D'Ambrosio, e "Le vacche erano vacche e gli uomini farfalle" di Franco Arminio - da Close-Up.it, 29 marzo 2012

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