Differenze italiane

Continua il dibattito sull’Italian Theory, ricco laboratorio filosofico del ‘900

Differenze italiane

Politica e filosofia: mappe e sconfinamenti

a cura di Dario Gentili e Elettra Stimilli

Differenze italiane
€17,00
€20,00
Lista dei desideri

I saggi raccolti in questo volume rappresentano una prima panoramica sul dibattito internazionale emerso dalla proposta di pensare una Italian Theory come orizzonte entro cui riflettere su autori e categorie che caratterizzano il pensiero filosofico e politico italiano. Non c’è, qui, la pretesa di rinchiudere il pensiero italiano all’interno dei confini pacificati e condivisi di una «teoria», si tratta piuttosto di verificarne la sua implicita istanza politica. Come infatti dimostrano i contributi di questo volume, la cosiddetta Italian Theory è tutt’altro che una teoria in grado di neutralizzare le discordanze e gli antagonismi; è invece un campo di tensione dove sono proprio le differenze e i conflitti a mappare e delinearne il territorio.

Con i contributi di: Emanuele Alloa, Marco Assennato, Pier Vittorio Aureli, Riccardo Baldissone, Óscar Barroso, Greg Bird, Petar Bojanic, Vittoria Borsò, Mateusz Burzyk, Sandro Chignola, Roberto Ciccarelli, Roberto Esposito, Alfonso Galindo Hervás, Dario Gentili, Vanessa Lemm, Antonio Lucci, Federico Luisetti, Davide Luglio, Thomas Macho, Sandro Mezzadra, Antonio Negri, Matteo Pasquinelli, Mikolaj Ratajczak, Judith Revel, Andrea Righi.


Un assaggio

Roberto Esposito […] È possibile riconoscere – per venire alla domanda al centro del nostro incontro – dopo la German Philosophy e la French Theory, un Italian Thought? È la domanda da cui nasce questo convegno e che ormai circola con insistenza non solo in Italia. La risposta non può che essere estremamente prudente. In questo caso non si può parlare certo di egemonia e neanche di una dislocazione materiale – ma del fatto che il successo, in qualche caso clamoroso, di alcuni filosofi italiani è avvenuto in America prima che in Italia e di lì, ancora una volta, si è trasmesso in altri paesi. Si tratta di un processo allo stato nascente, e per ora meno identificabile di quelli che l’hanno preceduto, anche per la diversità, a volte marcata, dei cantieri di ricerca aperti dai filosofi italiani più conosciuti all’estero. Eppure è innegabile che da qualche anno una «differenza italiana», anche se in maniera latente, si vada delineando, come prova il numero crescente di convegni, libri, saggi ad essa dedicati. Intanto una prima osservazione per quanto riguarda il nome – quel thought che prende il posto della philosophy tedesca e della theory francese. Nel libro che ho dedicato alla filosofia italiana, intitolato Pensiero vivente (2010), ho dato a tale termine un significato performativo. Performativo, sia nel senso del rapporto tra teoria e prassi che caratterizza il pensiero italiano fin dalle origini – un pensiero della prassi e, insieme, una pratica di pensiero. Sia in quello che la sua identificazione – compresa quella qui tentata – è parte integrante di esso. Piuttosto che in seguito a teorizzazioni preliminari, è come se esso si costituisse nel suo stesso farsi. Il pensiero italiano non si genera, come la Scuola di Francoforte, dal programma di un Istituto e neanche dalle teorie complesse che, a ridosso della stagione strutturalista, hanno caratterizzato i primi testi degli autori francesi. Esso è nato nelle dinamiche politiche dei primi anni Sessanta in Italia – solo successivamente e non sempre confluite nel più largo flusso del movimento studentesco internazionale. In questo modo la prassi ha preceduto la teoria, interagendo con essa secondo un’ulteriore connotazione del «fuori» – non tanto riferito a una dislocazione geografica o alla creazione di nuovi comparti disciplinari, quanto piuttosto alla dimensione del «politico». Il «fuori» che mobilita l’Italian Thought non è né il «sociale» dei tedeschi né il «testo» dei francesi, ma lo spazio costitutivamente conflittuale della prassi politica. […]

ISBN: 978-88-6548-115-8
PAGINE: 336
ANNO: 2015
COLLANA: Labirinti
TEMA: Filosofia
RASSEGNA STAMPA

L’Italian Theory e le sue differenze («alfabeta2»)

Estratto del saggio di Judith Revel nel volume "Differenze italiane" – da «alfabeta2», 15 marzo 2015

  Vai all'articolo

Un'anomalia europea chiamata Italia («La Repubblica»)

Su «R-Cult» la recensione di Giulio Azzolini al saggio "Differenze italiane", a cura di Dario Gentili ed Elettra Stimilli – da «La Repubblica», 22 marzo 2015

  Leggi in PDF

L'etichetta fantasma di una teoria possibile («il manifesto»)

Recensione di Michele Spanò al libro collettivo “Differenze italiane” – da «il manifesto», 22 aprile 2012

  Vai all'articolo

Recensione sulla rivista «Filosofia italiana»

Recensione di Libera Pisano a "Differenze italiane", a cura di Elettra Stimilli e Dario Gentili – aprile 2015

  Vai all'articolo

Italian Thought, scuola napoletana e pensiero dell'esclusione: il caso Capuano

Un commento di Angela Scarparo a partire dal libro "Differenze italiane", a cura di Dario Gentili ed Elettra Stimilli

Vai all'articolo

Differenze italiane su «Iride»

Sulla rivista «Iride» la recensione di Ubaldo Fadini al saggio "Differenze italiane" a cura di Dario Gentili ed Elettra Stimilli

Leggi in pdf

Recensione sulla rivista «In circolo»

Sulla rivista «In circolo» la recensione a "Differenze italiane" – 2 luglio 2016

Vai all'articolo