Discorso sul libero scambio

«Riattualizzare Marx nel libero scambio globale»

Discorso sul libero scambio

A cura di Alberto Burgio

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Il 9 gennaio 1848, a Bruxelles, mentre è impegnato nella stesura del Manifesto del partito comunista, Marx, intervenendo nella polemica sull’abolizione delle tariffe doganali sui cereali, pronuncia un discorso in cui prende posizione a favore dei liberoscambisti. Nel farlo, sa bene che la libertà per la quale essi si battono è la «libertà del capitale», che implica l’oppressione e la schiavitù dei salariati, e non gli sfugge che, dall’abrogazione di una misura protezionistica come il dazio sull’importazione, nessun beneficio immediato può venire al proletariato.
Tuttavia, Marx è convinto che la conservazione dei dazi, pur auspicata dai socialisti del tempo, si risolverebbe in una sconfitta operaia, perché lo sviluppo capitalistico, disvelando l’antagonismo fra capitale e lavoro, promuove la rivoluzione sociale.
Quanto è attuale questo «discorso» nella fase odierna di globalizzazione degli scambi? In che misura possiamo ancora sostenere che il liberismo racchiuda potenzialità progressive? Questi gli interrogativi dai quali si sviluppa una discussione che coinvolge anche le rivendicazioni del «movimento dei movimenti». Il testo marxiano, ormai introvabile, viene qui presentato in una nuova traduzione.
Completano il volume i saggi di Emiliano Brancaccio, Massimo De Angelis, Andrea Fumagalli, Giorgio Lunghini, Gaetano Martino, Giovanni Mazzetti, Francesco Musotti, Cristiano Perugini, Annibale C. Raineri, Paolo Ramazzotti, Alberto Sciortino.


Un assaggio

Ci sono almeno tre ragioni alla base della scelta di ripubblicare il Discorso sul libero scambio a oltre centocinquant’anni da quel 9 gennaio 1848 in cui Marx ne diede pubblica lettura nella sede dell’«Association démocratique» di Bruxelles, un’organizzazione che raggruppava socialisti, comunisti e liberali di sinistra e della quale egli stesso era vicepresidente. La prima è che il testo non è più in commercio, essendo andata da tempo esaurita l’ultima ristampa che gli Editori Riuniti ne avevano fatto per la collana «I Piccoli», con il titolo Libero scambio ed economia nazionale. La seconda è che il Discorso marxiano è stato recentemente al centro di una polemica sulle pagine del quotidiano «il manifesto», onde è parso opportuno favorirne la ripresa della circolazione. La terza (e per noi più importante) è che esso presenta forti spunti d’attualità, non solo e non tanto per il suo contenuto, quanto soprattutto per lo «spirito» che lo informa e che ne fa, a nostro avviso, un testo cruciale (al pari del coevo Manifesto del partito comunista) per intendere l’atteggiamento di Marx nei confronti della modernità Cominciamo da quest’ultimo punto. Nel Discorso, Marx sintetizza in poche pagine il contrasto che, nel giugno del 1846, ha portato in Inghilterra all’abolizione delle Corn Laws: da un lato, egli dice, c’è il partito dei liberoscambisti, portavoce degli industriali e degli esportatori di Manchester (riuniti fin dal 1838 nella potente Anti-Corn Law League), che reclama l’abolizione delle tariffe doganali sui cereali d’importazione, allo scopo di indurre una riduzione del prezzo del pane e, di qui, dei salari; dall’altro ci sono i proprietari terrieri, interessati alla conservazione di quegli elevati livelli di rendita che la legislazione protezionistica rendeva possibile, e soprattutto gli esponenti del socialismo tory (già protagonisti di coraggiose e importanti battaglie parlamentari per l’emanazione delle leggi contro lo sfruttamento della manodopera infantile e per la riduzione a dieci ore della durata massima della giornata lavorativa), che nel mantenimento dello status quo vedono salvaguardata la possibilità di un calmiere sul prezzo del grano a tutela del potere d’acquisto dei salari Così delineate le ragioni di entrambe le parti, il comunista Marx, contrariamente a quanto sarebbe lecito attendersi in base a logiche d’appartenenza, prende posizione in favore dei liberoscambisti. Nel farlo, beninteso, non si nasconde che la «libertà» per la quale essi si battono è la libertà del capitale, che implica l’oppressione e la schiavitù del lavoro salariato; nemmeno gli sfugge che dall’abolizione immediata dei dazi all’importazione nessun vantaggio immediato può venirne per i lavoratori. Tuttavia, si dice persuaso che la conservazione del sistema protezionista rappresenti una sconfitta anche per questi ultimi, in quanto – così dice, anticipando una tesi centrale del Manifesto del partito comunista che vedrà la luce poche settimane dopo – lo sviluppo del capitalismo porta con sé la distruzione degli ultimi residui del feudalesimo e permette, proprio in ragione della sua distruttività, il pieno disvelarsi della contraddizione fra capitale e lavoro. «In generale – conclude perciò Marx – il protezionismo è, ai nostri giorni, conservatore, mentre il sistema del libero scambio è distruttivo. Distrugge le antiche nazionalità e spinge all’estremo l’antagonismo tra la borghesia e il proletariato. In una parola, il sistema della libertà commerciale promuove la rivoluzione sociale» (dall’Introduzione dei curatori).

ISBN: 88-87423-97-0
PAGINE: 144
ANNO: 2002
COLLANA: FuoriFuoco
TEMA: Economia e lavoro, Filosofia
Autore

Karl Marx


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