Diventiamo angeli

«La storia di un uomo tormentato e un artista poliedrico»

Diventiamo angeli

Le memorie di un «matto» di successo

ESAURITO
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L’autobiografia di un impenitente settantenne che è stato ed è: pittore, scultore, poeta, scrittore, umorista, autore e attore di cinema e teatro (ha lavorato, tra gli altri, con Marco Bellocchio, Nanni Moretti, Ettore Scola, i fratelli Taviani, Werner Masten, Peter Ustinov, Nanni Loy, Maurizio Nichetti, Carlo Mazzacurati). Sua la bellissima poesia scritta negli anni Cinquanta Me ne vado da Roma.
Con il registro di una scrittura sobria ma sempre divertente, Remotti, attraverso memorie e aneddoti, apre squarci illuminanti su aspetti grandi e piccoli, pubblici e privati, degli ultimi cinquant’anni. Gli anni Trenta dell’infanzia vissuta in un ambiente di borghesia romana ovattata e ipocrita nella sua conformità ai dettami di un fascismo imperante. Lo choc della guerra e dei suoi orrori. La giovinezza negli anni Cinquanta e Sessanta trascorsa in vagabondaggi in Sudamerica. L’adesione entusiasta al movimento studentesco a Berlino; le crisi psicologiche e gli internamenti in ospedali psichiatrici; la frequentazione e la collaborazione con grandi artisti: Lucio Fontana, Jorge Piqueras, Guido Strazza, Enrico Castellani, Piero Manzoni, Antonio Calderaia, Emilio Vedova, John Heartfield, Giulio Turcato, Alberto Burri. Le scorribande nella Milano del ricco fermento culturale di quegli anni che si condensano in una testimonianza originale, del tutto inedita, con riferimento particolare al campo delle arti figurative e del teatro. Poi gli ultimi tre decenni, concentrati principalmente sull’ambiente e i protagonisti della scena cinematografica e televisiva. Ma nel libro, tutto ciò è costantemente pervaso dalla storia dei suoi amori, furenti e passionali con donne meravigliose e crudeli. Una complicata ossessione verso il sesso femminile dovuto a un confessato complesso edipico che si risolve in narrazioni di irresistibile umorismo.


Un assaggio

Lucky Luciano passò davanti a me per un attimo e mi guardò freddamente negli occhi attraverso i suoi occhiali a lente non cerchiata con la sottile montatura in oro che lo rendevano simile a un prete cattolico italo-americano
Seduto nella hall di quell’alberghetto napoletano di seconda categoria, colpito da quello sguardo freddo e tagliente, non potei fare a meno di abbozzare una specie di saluto chinando leggermente la testa
Lucky Luciano nemmeno si scompose e continuò diritto fino a raggiungere il gruppo di colleghi-gangster-subalterni italo-americani che lo stavano attendendo in piedi a qualche metro da me
Che si trattasse di gangster lo avrebbe capito anche un ragazzino. Quasi tutti piccoletti di statura, cappelli a falde larghe un po’ piegati da una parte, camicie bianche all’americana, cravatte sgargianti, doppi petti grigi di grisaglia, mani sprofondate nelle tasche, sembravano delle comparse d’un film poliziesco
All’arrivo di Lucky Luciano, gli si strinsero intorno per qualche minuto e poi si accomodarono sul divano e sulle poltrone vicino a lui e, proprio come nei film, cominciarono a fumare dei grossi sigari
I cappelli se li erano tolti all’arrivo del capo
Io ero lì in quell’alberghetto napoletano perché il giorno dopo mi sarei imbarcato per il Perù
Era stata una scelta un po’ difficile – la prima della mia vita – ma ormai trovandomi a Napoli in attesa della partenza, il più era stato fatto. Il dado era tratto
Guardavo quei gangster e in fondo li ammiravo
Figli di mignotta quanto vuoi, mi sembrava gente che avesse una vita da raccontare, gente buttata con coraggio all’avventura, che non era stata anni a marcire dentro un ufficio con l’alibi e il compromesso della famiglia e della sicurezza, gente insomma che aveva vissuto la propria vita, sia pure una vita da gangster
Ero deciso a fare lo stesso. Anch’io sarei diventato un italo-americano, magari del Sud. Anch’io volevo in qualche modo vivere la mia vita e non marcire in un ufficio con famiglia a carico
A Roma la Banca Commerciale Italiana – la Comit per gli addetti ai lavori – mi aspettava come un mostro con la bocca spalancata. La Comit voleva ingoiarmi, divorarmi
Da anni giravo Roma come un disperato alla ricerca di un lavoro decente, un lavoro che mi piacesse, nel quale mi potessi in qualche modo ritrovare senza sentirmi nella bocca di un mostro
Mortacci sua quella Roma
Dopo il lavoro al Comando alleato, ai cimiteri americani, alla TWA, in un ufficio di importazioni-esportazioni, al Piano Marshall, non mi rimaneva ora che entrare alla Banca Commerciale Italiana dove avevano accettato una mia domanda
In Perù avevo un amico che mi aveva preceduto. Gli scrissi cento volte finché un giorno mi scrisse invitandomi a raggiungerlo
A Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado in Perù. Ma che sei matto
Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del “volemose bene e annamo avanti”, da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei “Sali e Tabacchi”, degli “Erbaggi e Frutta”, quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle..
Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali e dell’anagrafe, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre giˆ chiuse, dove ci voleva una raccomandazione..
Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti…

ISBN: 88-87423-71-7
PAGINE: 232
ANNO: 2002
COLLANA: Vita Activa
TEMA: Arte, Immaginari
Autore

Remo Remotti

Remo Remotti, pittore, scultore, attore, autore teatrale, umorista, è nato a Roma nel 1924, dove attualmente vive e lavora. Da alcuni anni realizza spettacoli musicali/teatrali con l'ausilio del gruppo di musica elettronico Recycle con i quali ha inciso il brano Me ne vado da Roma.

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