Donne e lotta armata in Italia (1970-1985)

«L’ombra rosa del conflitto armato: tra narrativa storica e biografica»

Donne e lotta armata in Italia (1970-1985)

(1970-1985)

Donne e lotta armata in Italia (1970-1985)
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Questo libro delinea il background socio-culturale e politico di alcune donne militanti nelle Brigate Rosse e in Prima Linea. Ricostruisce i ruoli, i compiti e le funzioni delle militanti nei due gruppi armati e riflette sul rapporto tra donne e violenza politica. Ricostruisce inoltre le modalità attraverso cui posero fine alla propria esperienza di lotta e motiva come, a posteriori, hanno rielaborato le loro scelte. Alle questioni sopraesposte, inerenti ad alcune militanti di due gruppi di estrema sinistra, si aggiunge la ricostruzione del retroterra socio-politico-culturale di Francesca Mambro e il suo ruolo nel gruppo di estrema destra Nuclei Armati Rivoluzionari.

La ricerca è stata condotta con l’ausilio di fonti prevalentemente dirette e si è sviluppata in due fasi: la lettura e l’analisi delle autobiografie scritte da alcune donne membri delle Brigate Rosse e di testi di impianto autobiografico o biografico redatti da altre ex militanti nella sinistra rivoluzionaria; la raccolta di dati attraverso interviste dirette con alcune donne ex militanti e attraverso una ricerca di archivio. La peculiarità dello studio condotto consiste nella scelta del punto di vista delle donne coinvolte e nell’analisi puntuale, e costantemente incrociata, del linguaggio utilizzato dalle ex militanti nelle autobiografie, nelle interviste e nelle testimonianze che, nel tempo, hanno scritto e rilasciato e che risulta fonte di interesse per le modalità con cui è stato operato, spesso a distanza di anni, un bilancio del loro vissuto.


Un assaggio

Quanto alla storia vera e propria, la storia seria e solenne, non riesco a trovarla interessante (…). La leggo un po’ per dovere, ma non mi dice niente che non mi irriti o mi annoi. A ogni pagina, litigi di papi e imperatori, guerre e pestilenze. Gli uomini in genere sono dei buoni a nulla e le donne, praticamente, non ci sono mai: è una noia terribile.
Jane Austen

«Anche allora eravamo belle». Per spiegare le ragioni del presente lavoro prendo in prestito queste parole scritte da Susanna Ronconi, per breve tempo militante nelle Brigate rosse e poi in Prima linea, in un «diario carcerario» da lei redatto che sintetizza ricordi, impressioni, sensazioni, eventi vissuti durante la detenzione in alcune carceri italiane dopo il suo arresto. L’espressione è utilizzata dall’autrice per descrivere difficili e penosi momenti vissuti nel carcere di massima sicurezza di Voghera2. La «bellezza» cui la Ronconi fa riferimento nel suo racconto non si configura come dato fisico: si tratta di un concetto molto più articolato e profondo, che si lega inscindibilmente sia alla condizione della carcerazione sia alla componente ideale delle ragioni sottese alla violenza rivoluzionaria degli anni Settanta. Quelle donne erano «belle» nelle carceri di massima sicurezza, pur sottoposte alla durezza della detenzione, perché si sforzavano di conservare la dignità di esseri umani. Erano state «belle» anche prima, quando avevano aderito a una formazione armata per fare la rivoluzione, perché in quell’idea avevano creduto fermamente ed erano state disposte a rinunciare a una «normale» esistenza per affrontare una vita difficile, clandestina, in fuga perenne. In nome di quella rivoluzione, tuttavia, esse hanno ucciso o contribuito a uccidere, e questo è di per sé un dato molto grave, nonché essenziale da trattare se si vogliono capire le ragioni di quel periodo della storia italiana. La questione verte non tanto o non solo sul fatto che abbiano ucciso ma sulla domanda: perché hanno ucciso? La questione etica, presente e pressante, è contigua a quella politica ed entrambe hanno a che fare con il piano della ricostruzione storica. Il dato etico è inscindibilmente collegato a quello politico e deve essere contemplato nella valutazione globale dell’esperienza storica, che, in quanto tale, è sempre un’esperienza compiuta da esseri umani. Il nodo dell’uso della violenza, del resto, resta cruciale in questo contesto e, a uno sguardo attento e profondo, si configura come il dato fondamentale e come la principale chiave di lettura e di interpretazione dell’intero quindicennio 1970-1985, con le implicazioni inevitabilmente morali che esso porta con sé.

ISBN: 978-88-6548-188-2
PAGINE: 300
ANNO: 2017
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Anni Settanta, Donne e femminismi, Movimenti, Violenza rivoluzionaria

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