Eresia dolciniana e resistenza montanara

«Un’analisi storica del fenomeno ereticale e della rivolta montanara»

Eresia dolciniana e resistenza montanara

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Da settecento anni, sin da quando Dante Alighieri parlò di fra Dolcino nel XXVIII canto dell’Inferno, la figura dell’eretico e la vicenda della resistenza sui monti valsesiani e biellesi, da parte di ribelli in armi contro i «crociati», hanno profondamente diviso non solo gli animi, ma anche le opinioni e i giudizi degli storici. Tra questi ultimi, molte e differenti sono state le valutazioni e le spiegazioni del fenomeno ereticale e della rivolta montanara, ma il «mistero» è rimasto pressoché insondabile fino a oggi.
Ora, con questo lavoro frutto di un impegno e di una ricerca che ha richiesto molti anni, si tenta di fornire una spiegazione convincente di quanto avvenne su quei monti tra il 1305 e il 1307. E al contempo, viene recuperata la specificità di un pensiero «ereticale» ingiustamente ritenuto secondario da molti pur autorevoli storici. In una logica serrata e con stile asciutto ed efficace, l’autore risolve un problema storiografico che concentra in sé importanti linee di sviluppo e di superamento della società feudale e del pensiero religioso medievale.


Un assaggio

Questo lavoro, frutto delle modeste fatiche di un non specialista, procede dalla ricerca della soluzione di una questione specifica verso la definizione di tematiche più generali. Il metodo induttivo è una scelta che mi sembra aver dato qualche frutto… La vicenda dolciniana è l’affermazione più radicale di un pensiero della libertà nel contesto del moto di rivolta di una popolazione dai tratti socio-economici e culturali ben definiti, pur se marginale. Non abbiamo, dagli Apostolici, pagine poetiche meravigliose, scritte in modo affascinante e con un linguaggio estatico, non abbiamo documenti che rispondano al nostro ideale bisogno di una gratificazione intellettuale. Ma abbiamo una storia, per troppo tempo negata o falsificata. Una storia di sofferenze, torture, roghi, di demonizzazione e repressione spietata: a questo andarono incontro per lunghi anni quei «porcari e guardiani di vacche», quei «cani bastardi» che costituirono la «sinagoga di Satana». E anche l’ossessione, con cui l’Inquisizione per parecchi decenni dopo il rogo di Dolcino cercherà di scovare i suoi seguaci, è un indicatore molto attendibile che in fondo quel pensiero era penetrato, aveva fatto strada
Proprio la sconfitta e il rogo, le torture e il sacrificio, rendono più «utili» questi uomini, queste donne e la loro scelta-hàiresis. E ci aiutano nel valutare, nel capire. Non eroi popolari, non precursori, se vogliamo, solo esempi di una scelta di libertà che verrà colta anche molti secoli dopo, in forme semplici e ingenue, certo, ma in un quadro di anticlericalismo cristocentrico che espresse anche nell’Otto-Novecento una formidabile spinta non solo politica, ma spirituale, come fu la tradizione legata al tema del «Cristo socialista». Se assumiamo fino in fondo la radicalità dell’impostazione dolciniana sul tema della libertà, possiamo meglio comprendere la stessa epoca nella quale Dolcino visse e operò, il valore e i limiti delle spinte libertarie che vi vennero espresse, la tendenza complessiva di una società, o di settori di essa, a procedere sul cammino della liberazione da vincoli i più diversi. Per capire la storia c’è bisogno di riferimenti sicuri, certi, di «pietre di paragone». Dolcino e gli Apostolici rappresentano una di queste. Tra Parete Calva e Monte Rubello, in due vallate remote di un Piemonte marginale, si consuma un conflitto armato tra cristiani che è un conflitto anche tra modelli sociali e tra cristianesimi differenti e alternativi. Al contrario del cristianesimo «romano», il cristianesimo «dolciniano» – fortemente escatologico ma basato su pochi valori eminentemente etico-esistenziali, chiari e semplici – si presenta agli occhi del montanaro valsesiano come un cristianesimo «mite», come una rete di valori a maglie larghe, e pertanto disponibile a contaminarsi con le culture originarie e millenarie della montagna, senza appropriarsene ma fondendosi in esse. È un cristianesimo più dell’exemplum che del verbum, che innalza a perfezione povertà e comunità, rinuncia e sofferenza, rifiuto del mondo e della mondanità, per incontrare la felicità e la resurrezione proprio in questo mondo e non nell’altro… La montagna, gelosa delle sue antiche consuetudini, ricettiva di un cristianesimo patarinico-evangelico, pauperista ed escatologico, viene sconfitta dalla pianura che impone i suoi modelli, e che travolge così un’antica civiltà statica, fraterna, dai tratti complessivi profondamente refrattari all’abbandono delle originarie tradizioni. Questo conflitto tra «modelli» alternativi, che in genere si sviluppa in un lungo e complesso processo evolutivo, qui si concentra in un areale ristretto e in un periodo assai breve, e «precipita» in una guerra nella quale sono così riconoscibili i termini dello scontro, da rappresentare un «prisma» preziosissimo di valutazione e interpretazione, valide su un piano molto più generale.

ISBN: 88-87423-91-1
PAGINE: 208 con illustrazioni
ANNO: 2002
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Pensiero eretico
Autore

Corrado Mornese

Corrado Mornese (1950), studioso dei movimenti medievali e dell'antica civiltà della montagna, è uno dei promotori del Centro Studi Dolciniani di Biella. Per i nostri tipi ha pubblicato anche Eretici dimenticati (2004) e Fra Dolcino e gli Apostolici tra eresia, rivolta e roghi (2000) entrambi con Gustavo Buratti.

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