Escalation

«Svelare i reali motivi dei conflitti mondiali, oltre le dichiarazioni “ufficiali”»

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Anatomia della guerra infinita

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Dagli anni Novanta la guerra è ricomparsa nelle nostre vite. Gli anni che avrebbero dovuto celebrare il trionfo della pace sotto le insegne della democrazia e del libero mercato hanno visto i bombardieri in azione anche in Europa. Oggi siamo a una tremenda accelerazione: Afghanistan 2001, Iraq 2003. E domani? Iran, Siria, Corea del Nord? Quali sono i motivi di questa escalation? E quali le conseguenze?
Questo libro cerca di dire come stanno realmente le cose, fornendo un quadro dei presupposti geopolitici ed economici della «guerra infinita» e mettendo in risalto le sue devastanti ricadute sui sistemi democratici degli stessi paesi che la propagano, a cominciare dagli Stati Uniti d’America. Ne viene fuori un quadro molto distante dalle «verità» dell’informazione ufficiale. Come più volte accadde nel secolo scorso, anche in questo la crisi del capitalismo riporta la guerra all’ordine del giorno. Sempre, in tempo di guerra, i margini della critica si assottigliano. Il dominio delle armi porta con sé quello sulle menti e sui discorsi. In un clima in cui è difficile discostarsi dal coro, questo libro vuole essere un atto di resistenza contro le mistificazioni.


Un assaggio

«L’effetto collaterale peggiore, la guerra che uccide la comunicazione, mi precipita addosso. A me che ho rischiato tutto, sfidando il governo italiano che non voleva che i giornalisti potessero raggiungere l’Iraq, e gli americani che non vogliono che il nostro lavoro testimoni che cosa è diventato quel paese davvero con la guerra e nonostante quelle che chiamano elezioni». Così ha scritto l’inviata del «manifesto» Giuliana Sgrena dopo la sua drammatica esperienza in Iraq1. Questo è l’Iraq «restituito alla democrazia». Un inferno: decine di migliaia di civili trucidati, bambini mutilati, donne stuprate. Un paese distrutto. Stragi quotidiane, soldati terrorizzati che esorcizzano la paura sparando all’impazzata tra la folla nei mercati e per strada. Soldati incaricati di search and destroy, che irrompono armati nelle scuole e negli ospedali a caccia di «terroristi» e massacrano chi càpita, anziani, donne, bambini. È l’«esportazione della democrazia», nel nome della quale Bush e i suoi consiglieri neo-conservatori hanno messo a ferro e fuoco il Medio Oriente e fatto strame del diritto internazionale
Rientrano in tale quadro le «elezioni» irachene, attorno alle quali si è levato, anche in Italia, un coro di elogi. Pochi hanno mostrato, non diciamo l’onestà intellettuale, ma almeno la ragionevolezza di rimarcare che queste «elezioni» si sono tenute in un paese sotto occupazione militare e secondo le regole dettate da Washington. In Italia si sono uniti al coro non soltanto (com’è naturale) gli esponenti della destra, ma anche autorevoli esponenti della sinistra, dichiarandosi addirittura «affascinati» dall’ideologia neoconservatrice.
Di questa guerra tutto il mondo parla, da quando Baghdad fu sommersa da una pioggia di bombe, il 19 marzo del 2003. Parla, ma per dire che cosa? Le persone di buona volontà chiedono pace. Altri giustificano, nel nome della propria civiltà superiore. Altri ancora sospendono il giudizio, distribuendo ragioni e torti con una equidistanza degna di miglior causa
Questo libro non è equidistante. Parte da una premessa ben chiara, che a noi pare fondamentale. Questa guerra l’ha voluta l’amministrazione Bush, senza alcuna giustificazione. La menzogna delle «armi di distruzione di massa» è stata una messinscena a beneficio dei creduloni. La storia del «terrorismo internazionale» e dello «scontro di civiltà» è una diceria che strumentalizza misteri (chi volle l’11 settembre?) per legittimare nuove crociate. Questa è una guerra statunitense, combattuta nell’epicentro della crisi mondiale (il «grande Medio Oriente»), ma scatenata per la posta più alta, la leadership nei confronti degli altri poli di potenza: l’oggi «alleata» Unione europea, quindi i nemici di sempre, a cominciare da Cina e Russia. Quando la si dice «infinita», non si impiegano iperboli: si dà conto di un preciso programma.

ISBN: 88-88738-65-7
PAGINE: 288
ANNO: 2005
COLLANA: FuoriFuoco
TEMA: Guerra e geopolitica
Autori

Vladimiro Giacché

Vladimiro Giacché
Vladimiro Giacché è nato a La Spezia nel 1963. Si è laureato e perfezionato in Filosofia alla Scuola Normale di Pisa. Lavora nel settore finanziario. È autore di volumi e saggi di argomento filosofico ed economico, fra i quali Finalità e soggettività. Forme del finalismo nella Scienza della logica di Hegel (Cnr, 1990), La filosofia. Storia e testi (con G. Tognini, La Nuova Italia 1996) e Storia del Mediocredito Centrale (con P. Peluffo, Laterza 1997).

Alberto Burgio

storico della filosofia, ha dedicato gran parte del suo lavoro all’analisi critica del discorso razzista. Sul tema ha curato i volumi Radici e frontiere. Ricerche tra razzismi e nazionalismi (1993), Studi sul razzismo italiano (1996, con Luciano Casali) e Nel nome della razza. Il razzismo nella storia d’Italia 1870-1945 (1999, 2000). E pubblicato L’invenzione delle razze. Studi su razzismo e revisionismo storico (1998), La guerra delle razze (2001), Nonostante Auschwitz. Il “ritorno” del razzismo in Europa (2010), Il razzismo (2012, con Gianluca Gabrielli) e Orgoglio e genocidio. L’etica dello sterminio nella Germania nazista (2016, con Marina Lalatta Costerbosa).

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