Etica e fotografia

Cosa dice di noi il modo in cui guardiamo?

Etica e fotografia

Potere, ideologia, violenza dell’immagine fotografica

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Fin dall’uscita del libro di Susan Sontag On Photography (1977), è diventato impossibile guardare una fotografia che rappresenti scene di violenza o di guerra senza porci interrogativi sulla nostra posizione di spettatori: come recepiamo e rispondiamo a queste foto? Sono immagini che hanno il potere di mobilitare le coscienze, ovvero come vorrebbe Sontag, le anestetizzano? In che modo la fotografia si uniforma o contesta gli stereotipi legati al genere o all’etnia? Cosa succede alle immagini che rappresentano realtà di scontro o di conflitto una volta entrate nel circuito del consumo di massa? Il libro affronta tali questioni, con un taglio interdisciplinare, al fine di porre in luce, con sguardo critico, i nessi tra fotografia e ideologie dominanti. Attraverso i contributi di studiosi di fotografia, antropologi, giornalisti, storici dell’arte e della comunicazione di massa, il volume analizza il valore politico e il potere della fotografia in contesti storici e geografici diversi: le campagne fotografiche degli antropologi del XIX secolo; il rapporto tra immagine e propaganda nel New Deal e nella Seconda guerra mondiale; le immagini terribili dei campi di sterminio; l’iconografia del movimento del ‘77; fino al ritocco di scatti di reportage nell’era digitale.

Testi di: Andrea Cortellessa, Antonello Frongia, Adolfo Mignemi, Lucia Miodini, Federica Muzzarelli, Raffaella Perna, Antonello Ricci, Ilaria Schiaffini, Michele Smargiassi.


Un assaggio

Etica e fotografia: una relazione attuale di Ilaria Schiaffini […] Stragi, massacri e torture affollano oggi i canali di comunicazione: i quotidiani, le televisioni, il web e i social media ci incalzano verso la ricerca di fotografie e filmati di eventi traumatici. Un anno fa la foto di due adolescenti indiane impiccate a un albero dopo essere state violentate da alcuni coetanei maschi nei campi attorno alla loro casa invase i social network, provocando reazioni opposte: nello sdegno condiviso per l’orrore di una duplice violenza, quella fisica e quella mediatica, ciascun utente Facebook o Twitter interrogava il suo turbamento. Le posizioni si dividevano tra chi sentiva l’obbligo morale di postare a sua volta la fotografia per suscitare una reazione morale, sperando di rendere così in qualche modo giustizia alle vittime, e chi riteneva che diffondere quella immagine superasse la soglia di rispetto «del dolore degli altri». Si riproponeva così, moltiplicato per ciascun utente dei social media, il dilemma tra anestetizzazione e reazione morale, tra sentimentalismo e comprensione autentica della realtà già evidenziate a suo tempo da Susan Sontag nel seminale On Photography. Nell’era della rivoluzione digitale i sistemi di produzione, diffusione e condivisione delle immagini «peer to peer» hanno aumentato a dismisura il potere dell’immagine digitale: il coinvolgimento attivo e istantaneo di milioni di utenti del Web 2.0 amplifica enormemente il valore testimoniale del medium e le conseguenze politiche e ideologiche che ne derivano. Una fotografia o un video, decontestualizzati e diffusi in maniera virale sulla rete o sui social media riescono a influenzare molto rapidamente le opinioni della massa, fino a modificare i connotati stessi della democrazia. Il caso emblematico delle fotografie di Abu Grahib ha dimostrato in maniera indubitabile il potere dirompente del nuovo sistema di comunicazione visiva, e ha contribuito a rafforzare la necessità di fare i conti con il potere delle immagini-shock indebolendo le ipotesi iconoclaste radicali volte a delimitarne l’uso in nome del rispetto della sofferenza raffigurata. La stessa Sontag nel suo ultimo contributo sul tema riconosceva in qualche modo l’emergenza di un valore etico (con le inevitabili conseguenze politiche) nella visione delle foto di atrocità rispetto alle aspirazioni verso un’ecologia delle immagini avanzate trent’anni prima. Parallelamente anche le odierne forme di rappresentanza politica sono state trasformate dalla rivoluzione tecnologica: la rete non è solo utilizzata a fini di comunicazione e di consultazione interna di associazioni partitiche o di governo (si pensi alle trasmissioni in streaming dei congressi), ma è diventata in Italia anche la struttura stessa di un partito immateriale, che al web affida tutti i principali processi decisionali, dalla scelta dei candidati per le elezioni fino alle epurazioni dei dissidenti. La fotografia, che nell’era postmediale si presenta strettamente connessa con il video per la condivisione di sedi e modalità di fruizione, rinnova oggi l’attualità di alcune questioni che ne hanno accompagnato la nascita: in primo luogo il valore testimoniale dell’immagine fotografica, la patente di veridicità che immediatamente siamo indotti ad attribuirle quando la consideriamo «specchio della realtà». Si è tornati così nuovamente a riflettere su  una delle questioni originarie dell’immagine fotografica, quella della sua autenticità, che in quanto tale ha a che fare da vicino con la dimensione etica e politica: l’estrema malleabilità dell’immagine digitale ha indotto infatti a mettere in crisi la veridicità del medium fotografico a vantaggio di un sospetto di contraffazione ipso facto dell’immagine stessa. Secondo alcuni la sostituzione del processo chimico della fotografia, mediante il quale i raggi luminosi impressionano la pellicola sensibile per contatto, con un sistema numerico minerebbe di per sé la fedeltà dell’immagine fotografica. Secondo altri, invece, la traduzione della traccia luminosa in codice binario non inficerebbe minimamente la credibilità della fotografia nell’era digitale. Se ci spostiamo dalla teoria del dispositivo fotografico alla pratica dei suoi usi sociali, possiamo concludere che il paradigma realistico documentario della fotografia sopravvive con il digitale, e che all’idea di autenticità si è sostituita quella, diversa ma affine, di credibilità. […]

ISBN: 978-88-6548-123-3
PAGINE: 160
ANNO: 2015
COLLANA: Labirinti
TEMA: Arte, Antropologia ed etnografia, Immaginari
RASSEGNA STAMPA

Epica e fotografia («Doppiozero»)

Anticipazione del saggio di Andrea Cortellessa contenuto in "Etica e fotografia", a cura di Ilaria Schiaffini e Raffaella Perna – 15 settembre 2015

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Etica e fotografia: una relazione attuale («Alfabeta2»)

Un estratto dell'introduzione di Ilaria Schiaffini al volume "Etica e fotografia", sulla rivista «Alfabeta2» – 27 settembre 2015

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La riscrittura opaca della storia («il manifesto»)

Sul «manifesto» la recensione di Sabrina Ragucci al saggio "Etica e fotografia", a cura di Raffaella Perna e Ilaria Schiaffini – 18 novembre 2015

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Fotografia e informazione su Etica e fotografia

Sul blog «Fotografia e informazione» una recensione al saggio "Etica e fotografia", curato da Ilaria Schiaffini e Raffaella Perna

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Il reale delle/nelle immagini. Potere, ideologia, violenza dell’immagine fotografica («Carmilla»)

Su Carmilla online la recensione di Gioacchino Toni al saggio "Etica e fotografia", a cura di Ilaria Schiaffini e Raffaella Perna – 12 novembre 2015

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Intervista a Raffaella Perna e Ilaria Schiaffini («Fahrenheit Radio3»)

Intervista di Graziano Graziano a Ilaria Schiaffini e Raffaella Perna, a proposito di "Etica e fotografia" – 1 ottobre 2015

Ascolta [soundcloud]https://soundcloud.com/deriveapprodi-edizioni/raffaella-perna-e-ilaria-schiaffini-fahrenheit-del-01-10-2015[/soundcloud]

Il valore etico di un'immagine («Repubblica»)

Una breve di «Repubblica» su "Etica e fotografia", a cura di Raffaella Perna e Ilaria Schiaffini – 4 ottobre 2015

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Una mano di colore sulla realtà («Repubblica.it»)

Dal blog di Michele Smargiassi un estratto del suo testo incluso in "Etica e fotografia", a cura di Ilaria Schiaffini e Raffaella Perna

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