Fra Dolcino

«l’esperienza dei Fratelli Apostolici e del loro egualitarismo rivoluzionario»

Fra Dolcino

e gli Apostolici tra eresia, rivolta e roghi

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Tra la seconda metà del secolo XIII e la prima metà del XIV, si concentra in Italia uno straordinario movimento ereticale che mina alle radici la costituzione del potere non solo religioso ma anche sociale e politico. Al suo interno spicca per radicalità teorica e pratica l’esperienza dei Fratelli Apostolici e dei suoi principali esponenti, entrambi arsi sul rogo dall’Inquisizione: Gherardo Segarelli e fra Dolcino.
Nel convulso scenario sociale del loro tempo, gli Apostolici riescono a incarnare, coscientemente e pubblicamente, i principi di un egualitarismo comunistico, di una militanza rivoluzionaria che nega legittimità a tutti gli Ordini religiosi. La loro scelta di assoluta povertà si traduce in rifiuto di qualsiasi gerarchia. Spiritualismo, misticismo, nomadismo, libertà sessuale sono i tratti salienti di una comunità che si salda con le rivolte popolari dell’epoca che credono nell’avvento di una nuova giustizia, di una nuova chiesa, di una nuova società. Gli Apostolici, perseguitati e repressi da tutti i poteri, sia clericali che feudali, confluiscono infine in una rivolta armata delle popolazioni montanare dell’alta Valsesia. Dopo una strenua resistenza, Dolcino e la sua comune soccombono al massacro, al supplizio e al rogo, consegnando però alla storia una delle più belle pagine della lotta libertaria.


Un assaggio

Alla morte di Francesco D’Assisi (1226) nell’Ordine da lui fondato si delineano due correnti: quella degli Accomodanti o Conventuali che, mitigando la severità della regola, accettano le donazioni e la vita nel convento, e quella degli Spirituali che si ispirano alle profezie di Gioacchino da Fiore (†1202), vedono in Francesco l’inizio della nuova era dello Spirito, e vivono in povertà, senza dimora. In linea diretta dalla crisi del francescanesimo discendono gli Apostolici, un «ordine» di militanti – analoghi ai «perfetti» del Catarismo – con una vasta «anfizona» di simpatizzanti e collaboratori, così da poter essere modernamente definito «movimento», fondato nel 1260 da Gherardino Segarelli da Ozzano Taro, nel Parmense, che possiamo definire «libertario di Dio». Con i suoi sermoni, la sua vita in povertà e le sue recite da «Mistero buffo», egli testimonia l’apostolicità, proponendo il ritorno alla prassi della chiesa cristiana primitiva, svincolata da ricchezze e da potere, egualitaria. Per questo gli Apostolici sono perseguitati, e fra Gherardino arso al rogo il 18 luglio dell’anno 1300 a Parma
Tra coloro che assistono al rogo di fra Gherardo in Parma, è anche un suo giovane discepolo, Dolcino, nativo di Prato Sesia (o, secondo altre fonti, di Trontano nell’Ossola), probabilmente della famiglia De Pretis, imparentata con i Tornielli. In quell’anno 1300, Dolcino indirizza agli Apostolici perseguitati una prima lettera, riorganizza le loro disperse fila e ne diviene il capo carismatico. Da Parma passa nel Bolognese, poi nel Trentino dove a Cìmego (Valle del Chiese) è molto attivo un gruppo di seguaci guidati dal fabbro Alberto. Trentina, presumibilmente di Arco, è anche la sua compagna, Margherita. Dolcino predica contro la corruzione della Chiesa romana, per un cristianesimo fuori dalle istituzioni e senza obbedienze gerarchiche. La sua comunità è testimonianza provocatoria di una società di liberi e di uguali, fondata sull’aiuto reciproco e sulla comunanza dei beni
Il vescovo di Trento, timoroso della diffusione di quell’eresia che costituisce una minaccia per il potere, per l’ordine gerarchico e per il sistema feudale, avvia la repressione. La moglie di Alberto da Cìmego è arsa al rogo assieme a un’altra donna e a un uomo. I Dolciniani non oppongono resistenza e fuggono verso la Lombardia: una «comune» nomade, composta anche da donne e bambini. Passano dalla Bergamasca, da cui proviene Longino Cattaneo, per giungere infine (1304) alle porte della Valsesia, a Gattinara e a Serravalle, dove sono accolti favorevolmente. Nel Bolognese intanto continuano i processi e i roghi
Dalle sue lettere, alcuni punti del pensiero di Dolcino: «Tutta l’autorità data da Gesù Cristo alla Chiesa romana è ormai cessata a causa della malizia dei prelati; e quella chiesa, governata dal papa, dai cardinali, dai chierici e dai religiosi, non è la Chiesa di Dio, ma una chiesa malvagia, incapace di portare alcun frutto»
«Non si deve obbedire agli uomini, ma solo a Dio. A lui soltanto vanno il timore e il rispetto»
«La chiesa consacrata non vale di più, per pregare Dio, di una stalla di cavalli o di porci. Si può adorare Cristo nei boschi, come nelle chiese, anzi meglio»
«Tutti i prelati, grandi e piccoli, dal tempo di S. Silvestro papa, dopo aver abbandonato il modo di vivere dei primi santi, sono prevaricatori e seduttori, tranne il frate di Morrone che divenne papa Celestino V» (dal saggio di Tavo Burat, «Dolcino e gli Apostolici: la storia in breve»).

ISBN: 88-87423-35-0
PAGINE: 304 con illustrazioni
ANNO: 2002
COLLANA: Vita Activa
TEMA: Pensiero eretico, Violenza rivoluzionaria
Autore

Centro Studi Dolciniani

Corrado Mornese e Gustavo Buratti sono animatori del Centro Studi Dolciniani e della «Rivista Dolciniana». Per le edizioni DeriveApprodi hanno curato insieme Eretici dimenticati. Dal medioevo alla modernità (2004) e Mornese ha pubblicato Eresia dolciniana e resistenza montanara (2002).

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