Frammenti sulle macchine

Smantellare l’impalcatura del dibattito mainstream sullo sviluppo tecnologico.

Frammenti sulle macchine

Per una critica dell'innovazione capitalistica

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Frammenti sulle macchine
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Il volume raccoglie i contributi di alcuni importanti studiosi sulle trasformazioni prodotte dall’incessante innovazione capitalistica, analizzando in particolare il recente impatto avuto dalle tecnologie digitali sulle soggettività e sull’organizzazione sociale.

CON TESTI DI FRANCO BERARDI BIFO, FEDERICO CHICCHI, SALVATORE COMINU, ANDREA FUMAGALLI, MAURIZIO LAZZARATO, CHRISTIAN MARAZZI, GIUSEPPE MOLINARI, LORIS NARDA

«Quanto più grande è l’intelligenza artificiale in tutte le sue manifestazioni, tanto più miserabile e irrilevante è la capacità della mente umana. Di fronte a noi si prospetta una scissione straordinaria fra una mente interconnessa gigantesca e potentissima e una mente senza più corpo di cui facciamo ancora parte. Questa reattività cognitiva è, però, sempre più scorporata, separata dal corpo, che sempre meno si incontra o scontra con altri corpi. Tanto più comunichiamo tanto meno comunichiamo, tanto più scambiamo informazioni tanto meno le nostre presenze producono senso. Da un lato un ipertrofico cervello senza corpo, dall’altro un ipertrofico corpo senza cervello».
Franco Berardi Bifo


Un assaggio

SULL’USO CAPITALISTICO DELLE MACCHINE. UNA GENEALOGIA

di giuseppe molinari e loris narda

Macchine e capacità umane: alcune definizioni
La macchina, ci dice Guido Borio, è un dispositivo che moltiplica le forze – una costruzione umana utilizzata sin dagli albori dell’umanità –, seppur con un grado minore di complessità tecnica, che nel tempo si è trasformata. L’uomo, dunque, si è sempre dotato di strumenti per potenziare la propria attività, le proprie forze. Una seconda importante definizione, che ci permette di superare l’idea di uso comune, è connessa al concetto di sistema complesso: le macchine, infatti, sono composte da parti, spesso sono collegate e correlate tra loro, perseguono lo stesso fine, hanno, infatti, un significato diverso a seconda dei casi e degli scopi. Esistono macchine interne al sistema produttivo – non intese semplicemente come catena di montaggio, ma come articolazione del funzionamento della produzione, macchine organizzative, burocratiche, biologiche e via dicendo.
Queste definizioni ci permettono di capire come esse siano costruite attraverso l’espropriazione di conoscenze umane, di osservazioni, di capacità di varia natura di ragionare sulla risoluzione di problemi. Un’altra caratteristica importante, ci ricorda Borio, è connessa al linguaggio, ovvero all’utilizzo di determinati strumenti di programmazione, di esecuzione, di definizione di algoritmi, osservano comportamenti, modi di fare, caratteristiche umane e li si si riproduce all’interno della dimensione macchinica. La macchina viene costruita in differenti modi a seconda degli obiettivi; la ricerca, le innovazioni e le scoperte successive vengono quindi introdotte in un sistema che le potenzia.
Se spostiamo il ragionamento sulla civiltà capitalistica, le macchine rafforzano la funzione di espropriazione di competenze e capacità, finalizzata all’accumulazione, alla valorizzazione, alla costruzione di dominio determinando il trasferimento di quelle capacità e di quelle competenze, di qualcosa di «caldo» che sta nell’uomo all’interno di una dimensione «fredda». Queste forme di sapere e di funzionamento, vengono espropriate a chi le possiede originariamente e consegnate al possessore della macchina, ovvero il capitalista.
È un aspetto fondamentale perché crea una forma di separazione e, soprattutto, palesa come il capitale abbia bisogno dell’uomo per «mantenersi in vita», debba cioè continuamente prelevare risorse da esso, espropriarlo per un processo di valorizzazione, di accumulazione, di riproduzione.
Il processo di contrapposizione tra macchina e «capacità attiva umana» si sviluppa in maniera sostanziale. Romano Alquati spiega come ogni attività umana abbia bisogno di combinare due fattori: i mezzi – sia le macchine sia la scienza lo sono – e le capacità umane «calde». In questo senso parla di «co-attività», dove il prefisso «co» indica come ad agire sia una «combinazione attiva» tra agente e mezzi. Dunque queste dimensioni sono profondamente legate e in qualche modo inseparabili.
Un ulteriore fondamentale passaggio, ci ricorda sempre Borio, è rappresentato dai processi di mercificazione, caratteristica specifica del capitalismo. Il capitale, infatti, riesce a interpretare i bisogni e i desideri storicamente determinati in varie fasi dello sviluppo cercando di soddisfarli attraverso la produzione di merci, tangibili o intangibili. Nel momento in cui bisogni e desideri diventano merci sono «posseduti» dal capitale, costruiti con processi di industrializzazione e quindi vendibili.
Quando parliamo di macchine dentro la civiltà e alla trasformazione capitalistica, dunque, dobbiamo pensare all’incorporazione di saperi, conoscenze e linguaggi; dobbiamo pensare ai sistemi di macchine, estremamente differenziati, costruiti per dare risposte allo sviluppo di un sistema sociale definito a sostegno della mercificazione. In questo processo, il discorso sulla «separazione» delle capacità umane dal corpo caldo è perciò fondamentale.

ISBN: 978-88-6548-311-4
PAGINE: 104
ANNO: 2020
COLLANA: Input
TEMA: Contro-culture, Economia e lavoro, Movimenti
Autori

Loris Narda

(1986), laureato in Filosofia all'Università di Bologna, fa parte del collettivo Hobo e della redazione di «Commonware».

Giuseppe Molinari

(1994), laureato in Economia all'Università di Bologna, fa parte della mediateca Gateway e della redazione di «Commonware».
RASSEGNA STAMPA

«Frammenti sulle macchine» su @Carmilla

Qui la recensione di Veronica Marchio.

«Frammenti sulle macchine» su @Qui e Ora

Qui la recensione di Marcello Tarì.