Fuori controllo

«Un testo fondamentale sui problemi della sicurezza internazionale»

Fuori controllo

Idee militari di un mondo in disordine

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Da circa un decennio il principale problema degli Stati occidentali sembra essere quello della sicurezza. Per mantenere un ordine fondato sulla propria supremazia politica ed economica, l’Occidente si serve di un efficiente apparato militare, pronto a intervenire su larga scala per contrastare e colpire ogni forma di insurrezione che minacci di incrinare il suo predominio nel campo delle risorse economiche e del comando politico.
Dall’intervento in Afghanistan alla guerra del Golfo, numerosi sono gli esempi di questa nuova «mobilità bellica» che ha come scopo il controllo della frammentazione e dell’instabilità del sistema internazionale.
Tale paradigma non è semplicemente ingiusto e inaccettabile, ma nemmeno sostenibile in termini militari. Le politiche di sicurezza messe in atto dalle società occidentali non tengono conto infatti della debolezza dei moderni Stati urbani industriali di fronte a forme di guerra asimmetrica o a nuove minacce quali le armi biologiche. L’11 settembre a New York lo ha indubbiamente dimostrato.
Dopo la Guerra fredda il mondo si trova a far fronte a una situazione internazionale, in cui i problemi di sicurezza non provengono da «minacce» strategicamente architettate, ma da problemi scaturiti dal divario tra nazioni ricche e nazioni povere e da questioni ambientali di primaria importanza per il nostro futuro, come l’acqua e la distribuzione delle risorse agricole e alimentari. Occorre ripensare radicalmente le politiche di sicurezza applicate su scala globale, a partire dalla fine delle disuguaglianze sociali ed economiche prodotte dalla globalizzazione e dalla ricerca di nuovi strumenti per uno sviluppo più equo e sostenibile
Fuori controllo, scrive Scilla Elworthy, direttore dell’Oxford Research Group, è un libro destinato a «diventare una bibbia per chiunque sia interessato ai veri problemi della sicurezza internazionale», mentre per l’ammiraglio Richard Cobbold della Marina militare britannica, «Paul Rogers è uno di quei tipi pericolosi che possono farti cambiare idea».


Un assaggio

Alla fine degli anni Novanta, con il controllo repubblicano di entrambe le camere del Congresso, sia la politica estera che quella difensiva degli Stati Uniti mostravano un orientamento sempre più conservatore. Alcune questioni di responsabilità presidenziale rappresentarono significative eccezioni, come il tentativo di giungere a un accordo tra israeliani e palestinesi. Su altre questioni l’orientamento era abbastanza definito. Il Senato non era pronto a ratificare il Ctbt per le armi atomiche, nonostante il favore di un gran numero di paesi, tra cui stretti alleati degli Stati Uniti. L’indirizzo era chiaro anche su altre questioni, come l’opposizione ad alcuni punti della proposta internazionale di abolire le mine anti-uomo e all’istituzione di un tribunale indipendente per i crimini internazionali. Le questioni climatiche sono state fonte di potenziale rottura tra gli Stati Uniti e numerosi governi europei, favorevoli alla ratifica del Protocollo di Kyoto sull’emissione dei gas serra, in netto contrasto con le posizioni di maggioranza del Congresso statunitense. Più in generale, l’agenda di politica estera e di sicurezza che stava prendendo forma negli ambienti conservatori a causa dei gruppi d’interesse, annunciava che l’amministrazione Bush avrebbe adottato una linea marcatamente reazionaria su molte questioni… L’economia del libero mercato è fondamentale per questo orientamento di pensiero, alla cui base sta la convinzione che esista solo un sistema economico, il libero mercato globale, all’interno di un contesto politico, che è la democrazia liberale. Che queste siano le uniche due strade percorribili sarebbe dimostrato dal tracollo del blocco sovietico e degli altri sistemi a pianificazione centrale. Da non sottovalutare è inoltre quella parte di pensiero conservatore per cui gli Stati Uniti avrebbero la missione storica di civilizzare il mondo: la storia sarebbe arrivata a un punto in cui, finita la Guerra fredda, predomina l’american way of life. Questo non significa soltanto un diretto controllo neo-coloniale del mondo, ma soprattutto dare forma, attraverso processi politici e finanziari, a un’economia e a un orientamento politico che riflettano l’immagine dell’America a livello mondiale. In altre parole, possiamo guardare al XXI secolo come al secolo americano
Una delle assi portanti della destra repubblicana è il Project for the New American Century, fondato nel 1997. Nella sua definizione di principi si chiede: «Gli Stati Uniti sono determinati a dare forma a un nuovo secolo che difenda i principi e gli interessi americani?». Domina la convinzione che sia essenziale «assumersi la responsabilità del ruolo unico che l’America riveste nel preservare ed estendere un ordine internazionale che sia amico della nostra sicurezza, del nostro benessere e in linea con i nostri principi». C’è molto di più: tra i circoli politici e finanziari più influenti domina il netto rifiuto ad accogliere qualsiasi altra proposta, la sola idea è inaccettabile perché implicherebbe l’invalidazione del modello dominante. Questa visione del mondo si fonda sul presupposto culturale che nessun altro modello sia pensabile, e qualsiasi altro paradigma sia non solo profondamente sbagliato, ma anche essenzialmente malvagio
È per questo che gli attentati dell’11 settembre, soprattutto la distruzione del Wtc, hanno un significato così profondo. Il numero di morti è spaventoso, una componente essenziale dell’apparato finanziario americano è stata distrutta, e Wall Street è stata costretta a chiudere per alcuni giorni. Ma gli effetti si sono fatti sentire in tutto il sistema industriale americano, con danni tali da provocare una recessione economica. Gli attentati hanno dunque rappresentato un assalto al paradigma politico, economico e securitario su cui si fonda l’amministrazione Bush.

ISBN: 88-87423-99-7
PAGINE: 200
ANNO: 2002
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Guerra e geopolitica
Autore

Paul Rogers

Paul Rogers insegna da vent’anni presso il Dipartimento di Studi sulla Pace dell’Università di Bradford, in Gran Bretagna, ed è uno dei massimi esperti mondiali in tema di politiche di sicurezza, conflitti internazionali e relazioni tra economia e armamenti. Ha recentemente pubblicato A War on Terror: Afghanistan and After (Pluto Press 2004).

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