Gaza e l’industria israeliana della violenza

Un nuovo paradigma concentrazionario della violenza oggi

Gaza e l’industria israeliana della violenza

, ,

Postfazione di Anna Delfina Arcostanzo

Gaza e l'industria israeliana della violenza
€13,60
€16,00
Lista dei desideri

La Striscia di Gaza, da quasi un secolo, è un luogo di sofferenza e di resistenza. Non è l’unico in questo mondo sconvolto da conflitti, ma costituisce il paradigma di riferimento dell’industria della violenza contemporanea.
La violenza contro i palestinesi è un continuum che oscilla tra un minimo quotidiano, a bassa intensità, con i suoi morti, i suoi feriti e le sue distruzioni, completamente trascurata dai media, e le operazioni militari con il loro risvolto voyeuristico di fronte allo spettacolo del dolore. Né va dimenticata la violenza che si esercita contro i palestinesi cittadini di Israele e quella contro i profughi che vivono nei campi allestiti a partire dal 1947-1948 nei paesi arabi del Medio Oriente. Per questo possiamo parlare di un vero e proprio paradigma dell’industria della violenza. Un paradigma certo intrecciato a un colonialismo di insediamento sul quale si basa il sionismo come identità dello Stato israeliano, ma che si sta rivelando un modello concentrazionario specifico, nel quale ha un ruolo sempre più determinante l’industria militare.
Gaza diventa allora una campo di concentramento a cielo aperto, utile come laboratorio di sperimentazione delle nuove armi, testate in corpore vili, e un esempio concentrazionario per la repressione dei mondi offesi.

Anna Delfina Arcostanzo si interessa di antropologia e geopolitica africana. Ha scritto Noi, gli Occidentali. Spunti per una geopolitica riflessiva nello specchio della Françafrique.

In copertina: Photo by Eloisa d’Orsi, photojournalist.


Un assaggio

I nostri cari valori perdono le ali; a guardarli da vicino, non se ne troverà uno che non sia
macchiato di sangue.
J. P. Sartre, prefazione a F. Fanon, I dannati della Terra

L’industria globale della repressione

Israele riveste un ruolo di primo piano a livello mondiale nella progettazione e sperimentazione di armi, tecnologie di sorveglianza e modalità di controllo delle popolazioni, che vengono successivamente commercializzate nel resto del mondo e impiegate dagli apparati repressivi statali. L’esperienza acquisita nella colonizzazione, espropriazione e segregazione dei palestinesi, oltre che dallo stato di guerra permanente contro i paesi arabi vicini, fanno di Israele il capofila di un’industria globale della violenza di cui si avvalgono eserciti e polizie in tutto il mondo per reprimere i popoli in lotta per l’autodeterminazione, i gruppi indigeni espropriati, i migranti, gli attivisti per i diritti umani e per la giustizia sociale e in generale per il controllo e la sorveglianza delle popolazioni. Quest’industria permette agli Stati maggiormente coinvolti di guadagnare dalla condizione di guerra permanente a livello internazionale, mantenendo allo stesso tempo forti disuguaglianze sociali al loro interno e giustificando con motivi di sicurezza la repressione dei movimenti sociali o della contestazione politica. Dopo gli eventi dell’11 settembre 2001, la guerra in Afghanistan e la seconda guerra in Iraq, è notevolmente cresciuto l’interesse dei governi al modo in cui l’esercito israeliano controlla le popolazioni civili, combatte nelle aree urbane e affronta le guerriglie. Eserciti e polizie in tutto il mondo sono interessati alle ultime armi e alle tattiche militari israeliane perfezionate combattendo nei Tpo. Oltre alle armi, infatti, Israele ha prodotto alcuni dei più importanti consulenti e docenti di tutto il mondo specializzati in combattimenti urbani e guerra asimmetrica. Un opuscolo su Il ruolo di Israele nella repressione a livello mondiale1, a cura della Rete internazionale ebraica antisionista, rivela che Israele ha fornito armi, addestrato milizie e polizia civile e militare, sviluppato e fornito tecnologie di sorveglianza e strategie repressive e fornito i mezzi per una vasta gamma di altre tecniche di controllo, da armi non letali alla tecnologia di confine. Israele ha contribuito ad armare e a formare i regimi di apartheid di Sud Africa e Rodesia, regimi coloniali in Medio Oriente e Nord Africa […] e dittatori in America Centrale e Meridionale e in Asia. Il governo israeliano ha assunto un ruolo centrale a livello mondiale nell’introduzione di limiti alla libertà di movimento, di militarizzazione delle comunità e di ostacolo alle lotte dei popoli per la giustizia.

ISBN: 978-88-6548-122-6
PAGINE: 348
ANNO: 2015
COLLANA: Fuori Fuoco
TEMA: Guerra e geopolitica
Autori

Enrico Bartolomei

Enrico Bartolomei, dottore di ricerca all'Università di Macerata, si occupa di pensiero arabo contemporaneo e di storia della Resistenza palestinese. Ha curato L'occupazione israeliana di Neve Gordon.

Diana Carminati

Diana Carminati, già docente presso l'Università di Torino, ha curato progetti nella Striscia di Gaza. È coautrice, con Alfredo Tradardi, di Boicottare Israele: una pratica non violenta.
RASSEGNA STAMPA

Un anno dopo Margine Protettivo («Radio Black Out»)

 A Radio Black Out l'intervista ad Alfredo Tradardi a partire da "Gaza e l'industria israeliana della violenza" – 7 luglio 2015

Ascolta l'intervista [soundcloud]https://soundcloud.com/deriveapprodi-edizioni/intervista-ad-alfredo-tradardi-radio-black-out[/soundcloud]

Europa e Italia, non solo complici ma anche protagonisti delle barbarie israeliane

Intervista ad Alfredo Tradardi, coordinatore del movimento di solidarietà internazionale per la Palestina in Italia, sulla violenza e sui crimini impuniti d'Israele ai danni del popolo palestinese.


Segnalazione su ISM Italia

"Gaza e l'industria israeliana della violenza" segnalato sul sito dell'ISM Italia

Vai all'articolo

Gaza su «Internazionale»

Segnalazione del libro "Gaza e l'industria israeliana della violenza" su «Internazionale» del 10 luglio 2015

  Leggi in PDF

La soluzione? Dare la colpa a Israele («Il Fatto Quotidiano»)

Sul «Fatto Quotidiano» un editoriale di Furio Colombo dedicato a "Gaza e l'industria israeliana della violenza" – 27 luglio 2015

    Leggi in PDF

Palestina. Gaza e l'industria israeliana della violenza («Osservatorio Iraq»)

Recensione al libro "Gaza e l'industria israeliana della violenza" su «Osservatorio Iraq» – 31 luglio 2015

  Vai all'articolo

La striscia ferita («Il sole 24 ore»)

Sul «Sole 24 ore» la recensione di Andrea Di Consoli a "Gaza e l'industria israeliana della violenza" – 2 agosto 2015

    Leggi in PDF

Opinioni senza marchio: Gaza e l'industria israeliana della violenza («Maverick»)

Sul blog Maverick la recensione del saggio "Gaza e l'industria israeliana della violenza", di Alfredo Tradardi, Enrico Bartolomei e Diana Carminati

  Vai all'articolo

Gaza e l'industria israeliana della violenza («Contropiano»)

Su «Contropiano» la recensione di "Gaza e l'industria israeliana della violenza", di Alfredo Tradardi, Enrico Bartolomei e Diana Carminati

  Vai all'articolo

Gaza per il Centro Studi Sereno Regis

La recensione di Nanni Salio per la rivista del Centro Studi Sereno Regis, intorno al saggio "Gaza e l'industria israeliana della violenza"

Vai all'articolo


STESSO AUTORE
Esclusi

Esclusi

Alfredo Tradardi

Diana Carminati

Enrico Bartolomei


STESSO TEMA
Esclusi

Esclusi

Alfredo Tradardi

Diana Carminati

Enrico Bartolomei