Gli autonomi – volume V

«Il quinto volume sulla storia dei movimenti autonomi in Italia»

Gli autonomi – volume V

L'autonomia operaia vicentina. Dalla rivolta di Valdagno alla repressione. (1968- 1979)

Gli autonomi - volume V
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Negli anni Settanta, grazie agli «autonomi», l’alto vicentino smette di essere il dormitorio all’ombra delle chiese del Veneto tradizionale.
Il territorio cambia di segno e diventa un luogo dove si desidera e si pratica una vita diversa, ci si conosce e si creano legami di solidarietà che poi resisteranno anche a una dura repressione.
Qui nascono i «Gruppi sociali», dove la militanza è amicizia e l’amicizia è militanza. E per tutte le ventiquattro ore della giornata si è militanti, in quelle periferie che invece di essere i luoghi della riproduzione di una vita venduta alla fabbrica diventano i luoghi dove prendersi quello che serve a una vita degna di essere vissuta.
Nella sostanza, si è trattato della prima generazione di giovani, e giovanissimi, che hanno scelto ogni mezzo utile a evitare il lavoro di fabbrica a cui i loro padri erano stati incatenati; la prima a dimostrare che si poteva essere comunisti senza passare per l’inferno della fabbrica. Tant’è che per sottrarsi al suo destino quei giovani «scansafatiche» e pieni di desiderio, come migliaia e migliaia di loro coetanei in tutta Italia, arrivarono a imbracciare il fucile.
Ma in quella scelta così radicale ci sono aspetti che meritano attenzione: nessuna deriva militarista e nessun «pentitismo». Perché non si è passato il confine della «porta stretta» dell’omicidio politico, ma soprattutto perché il radicamento sul territorio, i rapporti amicali, una militanza modulata sulla profonda conoscenza dei luoghi della lotta hanno permesso un’intelligenza dell’agire politico – caso unico – che è riuscita poi ad attraversare il secolo portando con sé la voglia di continuare a lottare.


Un assaggio
Dall’introduzione di Elisabetta Michielin:
Che bel libro ha scritto Donato il «rosso». Rosso di capelli e di parte! Lo diciamo subito. Un libro necessario perché ricostruisce con ricchezza e passione un periodo cruciale della storia dei tentativi rivoluzionari del nostro paese e del territorio del Nord Est. Un esercizio di scrittura e riflessione che tira fuori dalle tenebre una memoria cancellata, consegnata alle aule di giustizia o alla memoria di chi l’ha ricostruita solo per denigrarla o scongiurarne la possibile riproposizione.
Donato ricostruisce il periodo che l’ha visto fra i protagonisti dei Collettivi politici veneti nel territorio dell’alto vicentino usando quasi esclusivamente i documenti prodotti dalla stessa organizzazione e le interviste ai militanti di allora.
Una storia che non cede mai al biografismo individuale e alle sue derive narcisistiche perché sempre ancorata all’interno di un movimento che ha coinvolto decine e decine di militanti e che tiene sempre insieme la soggettività e il territorio dove questa soggettività è nata, si è sviluppata, ha acquisito senso e inciso in modo concreto nei rapporti di potere e di classe, finanche nel corpo vivo delle organizzazioni operaie.
ISBN: 978-88-6548-270-4
PAGINE: 256
ANNO: 2019
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Anni Settanta, Movimenti
Autore

Donato Tagliapietra

(1954) è mercante d’antiquariato. Nella seconda metà degli anni ’70 ha militato nei Collettivi Politici Veneti. Nel 1980, dopo un anno e mezzo di latitanza viene arrestato e sconta tre anni di carcere. Nel 2007 contribuisce alla costruzione del movimento «No Dal Molin», contro la nuova base militare americana. Negli anni successivi ricompone l’archivio dei materiali militanti che era andato disperso dalla repressione e lavora alla scrittura di questo libro.
RASSEGNA STAMPA

«Autonomi Vol. V» su @storiastoriepn.it

Qui la recensione di Elisabetta Michielin.

«Gli autonomi» Vol.V su @Commonware

Qui la recensione di Gigi Roggero.

«Gli autonomi» Vol. V su @il manifesto

Qui la recensione di Toni Negri.

«Gli autonomi» Vol. V su @Carmilla

Qui la recensione di Giovanni Iozzoli

«I pugni al cielo di una generazione» su @Effimera

Qui la recensione di Alberto Pantaloni.


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