Grammatica della moltitudine

Tradotto in 12 lingue, un piccolo best-long-seller alla sua quarta riedizione

Grammatica della moltitudine

Per una analisi delle forme di vita contemporanee

Grammatica della moltitudine
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Nel dibattito politico degli ultimi anni si è assistito all’introduzione di numerosi termini che meritano di essere spiegati: si è parlato di moltitudine in opposizione alla nozione di popolo, di intelligenza generale come nuovo tratto distintivo della forza-lavoro, di sfera pubblica non statale, di esodo, di individuazione e biopolitica. Ma pochi sono coloro che usano tali parole conoscendone le implicazioni e soprattutto la loro genesi. Paolo Virno è uno degli intellettuali italiani che ha contribuito a coniarle.
Questo libro sintetizza e divulga il dibattito avvenuto negli ultimi anni negli ambienti di quella cosiddetta «italian theory» che le università americane ci invidiano. Percorso teorico che è spesso stato ospitato da grandi casi editrici e che gode, appunto, di un grande prestigio internazionale. Paolo Virno spiega come far uso di questo nuovo lessico della politica, l’unico capace di dare ragione delle trasformazioni economiche, sociali e culturali che traversano l’insieme delle società occidentali da più di due decenni.


Un assaggio

Ritengo che il concetto di “moltitudine”, da contrapporre a quello più familiare di “popolo”, sia un attrezzo decisivo per ogni riflessione sulla sfera pubblica contemporanea. Occorre tener presente che l’alternativa tra “popolo” e “moltitudine” fu al centro delle controversie pratiche (fondazione degli Stati centrali moderni, guerre di religione ecc.) e teorico-filosofiche del XVII secolo. Questi due concetti in lizza tra loro, forgiatisi nel fuoco di contrasti acutissimi, giocarono un ruolo di prima grandezza nella definizione delle categorie politico-sociali della modernità. Fu la nozione di “popolo” a prevalere. “Moltitudine” è il termine perdente, il concetto che ebbe la peggio. Nel descrivere le forme della vita associata e lo spirito pubblico dei grandi Stati appena costituiti, non si parlò più di moltitudine, ma di popolo. Resta da chiedersi se oggi, alla fine di un lungo ciclo, non si riapra quella antica disputa; se oggi, allorché la teoria politica della modernità patisce una crisi radicale, la nozione allora sconfitta non mostri una straordinaria vitalità, prendendosi così una clamorosa rivincita
Le due polarità, popolo e moltitudine, hanno come padri putativi Hobbes e Spinoza. Per Spinoza, la multitudo sta a indicare una pluralità che persiste come tale sulla scena pubblica, nell’azione collettiva, nella cura degli affari comuni, senza convergere in un Uno, senza svaporare in un moto centripeto. Moltitudine è la forma di esistenza sociale e politica dei molti in quanto molti: forma permanente, non episodica o interstiziale. Per Spinoza, la multitudo è l’architrave delle libertà civili (cfr. Spinoza 1677)
Hobbes detesta – uso a ragion veduta un vocabolo passionale, ben poco scientifico – la moltitudine, si scaglia contro di essa. Nell’esistenza sociale e politica dei molti in quanto molti, nella pluralità che non converge in una unità sintetica, egli scorge il massimo pericolo per il “supremo imperio”, cioè per quel monopolio della decisione politica che è lo Stato. Il modo migliore per comprendere la portata di un concetto – moltitudine, nel nostro caso – è di esaminarlo con gli occhi di chi lo ha combattuto con tenacia. A coglierne tutte le implicazioni e le sfumature è proprio colui che desidera espungerlo dall’orizzonte teorico e pratico
Prima di esporre concisamente il modo in cui Hobbes raffigura la detestata moltitudine, è bene precisare lo scopo che qui si persegue. Vorrei mostrare che la categoria della moltitudine (proprio qual è tratteggiata dal suo nemico giurato, Hobbes) aiuta a spiegare un certo numero di comportamenti sociali contemporanei. Dopo i secoli del «popolo» e quindi dello Stato (Stato-nazione, Stato centralizzato ecc.), torna infine a manifestarsi la polarità contrapposta, abrogata agli albori della modernità. La moltitudine come ultimo grido della teoria sociale, politica e filosofica? Forse. Un’intera gamma di fenomeni ragguardevoli – giochi linguistici, forme di vita, propensioni etiche, caratteri salienti dell’odierna produzione materiale – risulta poco o punto comprensibile, se non a partire dal modo di essere dei molti. Per indagare questo modo di essere, bisogna ricorrere a una strumentazione concettuale assai varia: antropologia, filosofia del linguaggio, critica dell’economia politica, riflessione etica. Occorre circumnavigare il continente-moltitudine, mutando più volte l’angolo prospettico.

ISBN: 978-88-6480-84-7
PAGINE: 132
ANNO: 2014
COLLANA: FuoriFuoco
TEMA: Filosofia, Plebi e moltitudini
Autore

Paolo Virno

Paolo Virno insegna filosofia all'Università Roma Tre. Ha pubblicato, tra l'altro,  Mondanità (manifestolibri, 1994), Parole con parole (Donzelli, 1995), Il ricordo del presente (Bollati Boringhieri, 1999), Quando il verbo si fa carne (Bollati Boringhieri, 2003), Motto di spirito e azione innovativa (Bollati Boringhieri, 2005), E così via, all'infinito. Logica e antropologia (Bollati Boringhieri, 2010). Fa parte del comitato scientifico della collana «Labirinti» di DeriveApprodi.
RASSEGNA STAMPA

Virtuosismo anonimo, uscita negata («Lavoro Culturale»)

Su «Lavoro Culturale», la recensione di Marco Ambra al libro di Paolo Virno, "Grammatica della moltitudine" – da «Lavoro Culturale», 23 giugno 2014

 

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Recensione a Grammatica della moltitudine su «Lo Sguardo.net»

Recensione di Federica Albano a “Grammatica della moltitudine”, di Paolo Virno – da «Lo Sguardo.net», n. 15 2014

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